Il caso Rachel Abbott e il paradosso del self-publishing

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Rachel Abbott non esiste. Rachel Abbott è un nome di fantasia, inventato da Sheila Rodger che lo usa come pseudonimo per la propria carriera da scrittrice. Una carriera di tutto rispetto, anche se non esattamente canonica: la Abbott infatti nasce come autrice self-publishing, e la popolarità dei suoi libri l’ha portata a essere una dei venti autori più letti su Amazon Kindle nel quinquennio 2010-2015.

Nonostante le vendite dei suoi 5 romanzi abbiano ormai superato la soglia delle 2 milioni di copie, la Abbott ha scritto un post sul Guardian per esprimere disappunto per quanto riguarda la propria condizione: nonostante gli ottimi risultati nelle classifiche infatti, molti non la considerano una vera e propria autrice, in quanto scrittrice self-publishing.

QUANDO DUE MILIONI NON BASTANO

Ma come, due milioni di copie vendute e c’è ancora chi non ti considera un autore? Si tratta di un risultato straordinario, soprattutto perché gran parte di quei due milioni è dovuto all’auto-pubblicazione. La stessa Abbott ammette di avere scelto questa strada perché all’inizio non era riuscita a solleticare l’interesse degli agenti e quindi il sogno di approdare in una casa editrice sembrava destinato a rimanere tale. Mi piace l’onestà negli autori, e sentire ammettere candidamente come un libro sia venuto alla luce è da sempre uno dei miei capricci preferiti.

Only the Innocent, il primo libro della Abbott, era stato scritto solo per piacere, ma parenti e amici ne erano rimasti così favorevolmente colpiti da suggerire all’autrice di tentarne la pubblicazione. Il libro è stato così sottoposto all’attenzione di 12 agenti letterari, ma senza fortuna. Non tutti sono stati necessariamente negativi, ma hanno fatto notare come Only the Innocent non fosse il tipo di storia che gli editori stavano cercando.

Kill Me Again di Rachel Abbott su un dispositivo e-reader

Kill Me Again di Rachel Abbott su un dispositivo e-reader [Fonte: hereyoume]

Con l’anima in pace e con la solita passione, la Abbott decide quindi di scrivere un secondo libro, sempre per piacere personale. Durante le ricerche, ecco che spunta un link interessante: quello al Kindle Direct Publishing di Amazon. È questo il primo contatto con il self-publishing, un contatto che ha poi portato alla vendita di 2 milioni di copie.

Nel suo articolo, la Abbott sottolinea come il self-publishing sia sì “un modello molto attraente,” per via delle royalties al 70%, ma allo stesso tempo non va dimenticato che questa non è strada facile: ci vuole tanto lavoro, e soprattutto innumerevoli ore ogni settimana da investire nel progetto. Se non potete permettervi di vivere di rendita e quindi avete già un lavoro che vi occupa gran parte delle giornata, questo è un particolare non da poco. Come già accennato in uno dei post precedenti ad esempio, molto tempo viene investito nel marketing, con cui si cerca di raggiungere il maggior numero di lettori possibile. Fare marketing vuol dire sottrarre tempo alla scrittura, ma si tratta di pro e contro che già sapete e dovete accettare se volete fare del self-publishing il vostro futuro.

I MOTIVI PER CUI GLI AUTORI SELF-PUBLISHING “NON PIACCIONO”

Tornando al punto importante però, nonostante una carriera di successo e un atteggiamento molto lontano da quello di una diva, molte persone influenti continuano a guardare Rachel Abbott dall’alto al basso, adducendo queste due scuse:

  1. Gli autori self-publishing vendono tante copie perché i libri sono venduti a prezzi stracciati.
  2. Se lo stile di scrittura fosse stato buono, allora un autore tradizionale si sarebbe fatto avanti.

Per questi due motivi, gli organizzatori di eventi non invitano la Abbott a festival o incontri: pensano che non abbia niente di rilevante da dire. Ma davvero una scrittrice del genere non avrebbe consigli da dare per quanto riguarda lo stile o i metodi di scrittura? Invece di elogiare una donna in grado di arrivare a pubblicare milioni di copie del proprio libro da sola, c’era bisogno di essere così chiusi mentalmente?

LA LEZIONE DI RACHEL ABBOTT

Ma la Abbott mi piace anche perché ha il coraggio di affrontare questa situazione con coraggio, e anzi riesce a vedere il lato positivo: migliaia e migliaia di lettori da tutto il mondo sono con lei, e anzi la apprezzano immensamente. Questo è il marchio del vero autore: importa quello che pensano i lettori, non i critici, perché ai lettori non potrebbe importare meno di come un libro è stato pubblicato.

Casa editrice o self-publishing, a un lettore importa solo di poter leggere una bella storia. Come questo caso dimostra, non importa se seguite il vostro piano: pubblicate dove e come volete, ma fatelo per voi e scrivete sempre e solo per i vostri lettori. I risultati arriveranno!

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About Author

Managing editor ed Editor-in-Chief del sito. Ha una laurea in Lingue e istituzioni economiche e giuridiche dell’Asia Orientale (Università Ca Foscari) e un Master in International Publishing (London City University). Vive a Londra, dove lavora come SEO copywriter e data analyst.