Mercato e-book: meglio self-publishing o no?

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Il bello dell’editoria digitale è che permette a chiunque abbia una tastiera di diventare scrittore. Da un punto di vista teorico, vi basta avere una storia da raccontare e un minimo di dimestichezza con la tecnologia per essere pronti a pubblicare il vostro romanzo sulle avventure di un monaco benedettino o un ricettario sui 1000 modi di cucinare il tofu. Internet pullula di servizi online in grado di permettervi tutto questo, in maniera semplice e molto spesso gratuita. Dagli e-book al print-on-demand, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Considerando poi che ormai è possibile leggere un libro anche sul proprio smartphone, possiamo dire che il pubblico potenziale è l’intera popolazione con accesso a internet (a oggi siamo intorno ai 3,4 miliardi di persone, circa il 45% del totale).

Anche da un punto di vista economico, la situazione non è delle più malvagie. Dipende molto dal prezzo e dal mercato in cui si pubblica, ma in alcuni casi le royalties possono arrivare fino al 70%: un bel salto in avanti rispetto a quegli autori che invece si devono accontentare del 5-10% concordato con una normale casa editrice, non trovate?

L’IMPATTO RELATIVO E ASSOLUTO DEL SELF-PUBLISHING

Fino a qualche anno fa, l’espressione “editoria digitale” si riferiva all’insieme di e-book pubblicati dalle case editrici, solitamente versionati da una precedente edizione cartacea. Piano piano il nome self-publishing ha iniziato a farsi largo tra la folla e ora il suo impatto nel settore è di tutt’altro peso. Precisazione: la presenza del self-publishing è certamente rumorosa nel mondo dell’editoria digitale, ma per quanto riguarda l’editoria generale la sua voce è certamente più debole.

Si tratta di una distinzione molto interessante, perché i libri pubblicati tramite self-publishing sono in effetti una vera e propria categoria a parte. Queste opere vengono infatti vendute a prezzi più bassi rispetto alla concorrenza e hanno un tipo di pubblico molto preciso: un lettore di libri autopubblicati cerca uno specifico tipo di storia (come vedremo tra poco) ed è più propenso a continuare ad acquistare questo genere di libri rispetto al cosiddetto lettore occasionale. Il fattore prezzi poi è spesso decisivo, in quanto un libro a poco prezzo può risultare più accattivante di un altro con una buona reputazione ma in vendita a un prezzo maggiore.

A questo punto la vostra domanda potrebbe essere: “Ok Andrea, ci hai quasi convinti… ma hai qualche numero?” Qualcosa in effetti ho, ovvero i dati sui 100 e-book più venduti su Amazon US lo scorso marzo.

Prezzo medio degli e-book più venduti su Amazon US durante marzo 2016. C’è un errore di battitura da parte dell’autore del grafico: le cifre sono in dollari, non sterline! [Fonte: The Bookseller]

I numeri visti nei vari report specializzati fanno strabuzzare gli occhi: tra gli e-book più venduti su Amazon, 40 titoli su 100 arrivano dal self-publishing. Questa è una percentuale incredibile, soprattutto se si considera che il dato viene da un mercato maturo come quello americano. I motivi di questo exploit sono due, come dicevamo: il prezzo e il genere.

Il prezzo medio di uno di quegli e-book autopubblicati è di 2,41 dollari contro i 6,23 dollari degli e-book pubblicati da editori canonici. Spicca poi il dato degli e-book venduti dai cosiddetti Big Five, ovvero le 5 case editrici più grandi al mondo (Macmillan Publishers, Penguin Random House, Simon and Schuster, Hachette, HarperCollins), il cui prezzo medio è di 9,10 dollari. È interessante anche considerare i generi di questi e-book, in quanto il 65% degli e-book autopubblicati in questa classifica fa parte della categoria romanzi rosa o erotici, con una seconda importante fetta di titoli sci-fi o fantasy (22%).

LA PIÙ GRANDE MINACCIA PER L’EDITORIA?

Molti esperti quindi hanno iniziato a considerare il self-publishing come la minaccia più incombente per gli editori tradizionali. Sicuramente questo nuovo modello di fare business ha costretto le case editrici a scendere a patti con quella che è la situazione attuale: ci sono aspetti che andavano migliorati e le aziende più intraprendenti si stanno già muovendo per colmare le lacune.

Innanzitutto c’è il discorso del ruolo degli autori: uno dei motivi del successo del self-publishing risiede nella maggiore libertà di cui gli autori possono usufruire, ad esempio in termini di controllo sul testo, sul prezzo, o sulla copertina. Nonostante l’editoria si regga su persone fantastiche e motivate da una grande passione, a volte capita di avere visioni molto diverse (come in tutti i settori!) e il risultato finale di un lavoro può lasciare insoddisfatta una delle due parti.

Lungi da me dire che il prodotto finito di un autore self-publishing sia necessariamente migliore di quello di un autore pubblicato, tuttavia non si può nascondere che vedere il proprio lavoro (ri)finito da altri può portare una certa frustrazione. Ecco perché molte case editrici stanno diventando più permissive per quanto riguarda gli input inviati dagli autori: un autore felice è un autore che vorrà scrivere ancora per la stessa casa editrice.

TRA DISTRIBUZIONE ED E-READER

In secondo luogo, gli editori stanno facendo ancora fatica ad abbracciare i sistemi di distribuzione online. Sarà perché non credono fino in fondo che il futuro dell’industria sia digitale? Non mi sento di dar loro contro per questo, visto che sono convinto che in una certa misura questo sia vero, ma ciò non toglie che il rapporto con Amazon&Co. è stato quantomeno turbolento negli ultimi anni. Per chi si è interessato all’argomento, la battaglia con Amazon è stata meglio di un film da Oscar visto che nessuno si è risparmiato in quanto a frasi a effetto e minacce di morte (lavorativamente parlando), ma in generale la situazione resta ancora poco serena per tutto l’ambiente.

Anche l’evoluzione degli e-reader ha rappresentato un punto dolente per gli editori, che si sono trovati schiacciati tra le lotte intestine di Kobo, Kindle, Nook, Tolino e chi più ne ha più ne metta. A differenza dello storico duopolio nel mondo dei videogiochi tra PlayStation (Sony) e Xbox (Microsoft) che ha portato a una vera e propria età dell’oro per il settore, la sensazione è che l’editoria abbia risentito dello scontro tra le case produttrici di e-reader, dove le innovazioni sono state buone ma non eccelse. Senza contare l’impatto dei tablet sul mondo degli e-reader, con l’esempio degli iPad che parla da solo.

E-reader e tablet

Esempi di dispositivi su cui è possibile leggere un e-book oggi [Fonte: gigaon.com]

CONCLUSIONE

Il self-publishing sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nel mondo degli e-book. Gli editori hanno qualcosa da imparare da quello che è sempre stato ritenuto un settore di serie B, e che invece sta dimostrando – tra qualche pecca – di avere anche una solidità inaspettata. Chi profetizza una fusione tra self-publishing ed editori rimarrà probabilmente deluso, ma uno scambio di conoscenze e idee porterebbe senza dubbio maggiore stabilità a un settore che ha già visto abbastanza lotte.


Vi aspettavate un simile impatto degli e-book self-publishing sul mercato degli e-book in America? Fatemi sapere cosa ne pensate commentando questo articolo, oppure se volete fare due chiacchiere in privato scrivetemi pure ad andrea@gamobu.eu!

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About Author

Managing editor ed Editor-in-Chief del sito. Ha una laurea in Lingue e istituzioni economiche e giuridiche dell’Asia Orientale (Università Ca Foscari) e un Master in International Publishing (London City University). Vive a Londra, dove lavora come SEO copywriter e data analyst.