I dolori dei giovani smartwatch Android Wear

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La tecnologia indossabile resta ancora un oggetto misterioso per gran parte dei consumatori. Quasi tutti infatti rimangono stupiti e ammirati quando vedono le presentazioni di un nuovo modello di smartwatch, provando a immaginarsene tutte le possibili applicazioni nella vita quotidiana. Pochi però passano davvero ai fatti, ovvero procedendo all’acquisto del dispositivo.

Capita così che Canalys pubblichi un articolo con le stime di quanti smartwatch basati su Android Wear siano stati spediti nel 2014.

Nel dettaglio si parla di qualcosa come 720mila dispositivi, un numero certamente non basso, ma neanche particolarmente alto se consideriamo che il numero totale di smartwatch spediti l’anno scorso ammonta a 4,6 milioni.

Cosa frena l’espansione degli smartwatch Android dunque? C’è chi scarica la colpa sul design non proprio rubacuori, chi critica la batteria (che dura all’incirca un giorno e poco più), e chi invece sbuffa prendendosela con un catalogo app estremamente ridotto.

Il Moto 360 di Motorola

Il Moto 360 di Motorola

La sensazione è che gli smartwatch possano sì fare il botto, ma non ora. Il mercato è ancora acerbo, e gli sviluppatori sembrano ancora molto indecisi su che tipo di prodotto vogliono offrire ai consumatori. Da un lato troviamo gli smartphone, i quali hanno raggiunto una fase di stallo in quanto già offrono tutto ciò che si potrebbe fare con l’attuale tecnologia disponibile sul mercato di massa. Dall’altro invece troviamo gli smartwatch, che poco o niente possono offrire in più rispetto appunto a un telefono di ultima generazione (neanche a livello estetico).

Alcuni modelli di smartwatch stanno comunque facendo bene, basti pensare al Moto 360 di Motorola o al G Watch R di LG. Ma la fase 2 per questo settore dovrà aspettare ancora qualche mese, se non addirittura qualche anno.

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About Author

Managing editor ed Editor-in-Chief del sito. Ha una laurea in Lingue e istituzioni economiche e giuridiche dell'Asia Orientale (Università Ca Foscari) e un Master in International Publishing (London City University). Vive a Londra, dove lavora come SEO copywriter e data analyst.

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