TITOLO: 1984
AUTORE: George Orwell (all’anagrafe Eric Arthur Blair)
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2021 (versione inglese 1949)
CASA EDITRICE: Feltrinelli
GENERE: Romanzo
Tratto direttamente da “1984”:
Ogni cosa svaniva nella foschia. Il passato era ormai cancellato, la cancellatura era stata dimenticata, la menzogna era diventata verità.
RIASSUNTO DELLA TRAMA DI “1984”
“1984″ è ambientato in un futuro distopico, in un mondo diviso in tre superstati nati dopo una terza guerra mondiale che ha visto l’impiego di armi nucleari. I tre superstati – Oceania, Eurasia ed Estasia – sono controllati da regimi totalitari:
Oceania, che comprende le Americhe, l’Africa meridionale, l’Australia, la Nuova Zelanda e altri territori dell’ex Impero Britannico, è governata dal Socing (Socialismo Inglese).
Eurasia, composta da Russia ed Europa, è sotto il controllo del Neobolscevismo.
Estasia, che include principalmente Cina, Giappone, Indocina e probabilmente la Corea, è guidata dal Culto della Morte, una dottrina incentrata sull’annientamento dell’Io.
Il protagonista, Winston Smith, vive a Londra, capitale dell’Oceania. È un funzionario del Ministero della Verità, dove lavora alla continua riscrittura dei documenti storici, in modo da mantenere allineata l’informazione all’ideologia del Partito. Fa parte del Partito Esterno, che si colloca al di sotto del Partito Interno, élite dominante dell’intero superstato. Il potere è concentrato nelle mani del Partito, guidato da una figura leggendaria e invisibile chiamata Grande Fratello (Big Brother).
Il sistema di controllo è capillare: le abitazioni degli impiegati del Partito sono sorvegliate attraverso schermi che funzionano sia da televisori che da videocamere. Ogni cittadino è potenzialmente un sospetto, e nessuno può sentirsi al sicuro dalla sorveglianza. L’intera struttura sociale si regge su quattro ministeri:
il Ministero della Verità, che manipola le informazioni;
il Ministero della Pace, che si occupa della guerra;
il Ministero dell’Amore, responsabile dell’ordine e della repressione;
il Ministero della Cuccagna, che gestisce gli affari economici.
Nel Parlanuovo, la lingua ufficiale promossa dal Partito per limitare il libero pensiero, questi ministeri vengono abbreviati in Minver, Minpax, Minamor e Mincuc.
Il reopensiero e la ribellione personale
Il Parlanuovo ha un ruolo centrale nella strategia di controllo: il suo vocabolario viene costantemente ridotto per impedire la formulazione di pensieri critici. L’obiettivo è eliminare ogni possibilità di reopensiero, ovvero ogni idea contraria all’ideologia del Partito.
Winston, però, comincia a mettere in dubbio la realtà che lo circonda. Il suo lavoro lo rende consapevole di quanto la verità venga manipolata. Inizia così a scrivere di nascosto un diario: un gesto proibito, perché espressione di libero pensiero e libero arbitrio. Nonostante sappia che una via d’uscita sembra impossibile, Winston sente il bisogno di esprimere ciò che pensa.
Durante una delle sessioni dei Due Minuti d’Odio, conosce Julia, anch’essa membro del Partito Esterno. Inizialmente la sospetta essere una spia della Polizia del Pensiero, incaricata di eliminare i “criminali di reopensiero”. Ma scoprirà che anche lei nutre gli stessi dubbi, e tra i due nasce una relazione segreta. Insieme entrano in contatto con un presunto membro del Partito Interno, O’Brien, che pare far parte di un’organizzazione clandestina chiamata Confraternita, guidata dal nemico ufficiale del Partito: Goldstein.
In realtà O’Brien è un membro della Polizia del Pensiero, e sia Julia che Winston verranno catturati come traditori e sottoposti a ogni forma di tortura: fisica, emotiva e infine mentale.
COSA MI HA SPINTO A LEGGERE “1984”?
Ci sono alcuni libri che ho sempre avuto timore di leggere. A volte penso che il mio livello di comprensione non sia ancora abbastanza maturo per affrontare certi testi del passato. I classici, in particolare, mi intimoriscono. “1984” è uno di quei libri che avevo iniziato a leggere in inglese poco dopo il mio arrivo a Londra, nel 2013. In quel periodo, un nuovo musical ispirato all’opera di George Orwell debuttava nel West End (la zona dei teatri di Londra, un po’ come Broadway a New York), e molte copie gratuite del libro erano state disseminate nella Tube – la metropolitana londinese – come parte della promozione dello spettacolo. Ovviamente ne presi una.
Ma il mio livello linguistico, all’epoca, non era ancora così avanzato, e dopo una cinquantina di pagine, tra Parlanuovo e un lessico particolarmente ricco, abbandonai la lettura.
Eppure, alcuni passaggi mi erano rimasti impressi. Col tempo, e soprattutto alla luce della situazione politica e sociale attuale, ho sentito che era arrivato il momento giusto per affrontarlo sul serio. Anche perché da quando su Gamobu abbiamo iniziato a dedicarci ai libri, ho notato quanto sia migliorata la mia capacità di analizzare i testi, proprio grazie alle recensioni che scrivo per il sito. Così, dopo anni di distanza, ho comprato la versione del libro edito da Feltrinelli e finalmente letto uno dei romanzi distopici per eccellenza.
COSA MI È PIACIUTO E COSA NON MI È PIACIUTO
Non credo che un solo post su un qualsiasi blog che recensisce libri sia sufficiente per cogliere tutte le sfumature di un capolavoro letterario come “1984” di George Orwell.
Ma devo iniziare dicendo che il libro è terrificante per quanto vicino sia al nostro mondo moderno. Iniziato nel 1948 e pubblicato nel 1949, quello che viene descritto è sorprendentemente simile alla realtà che viviamo oggi: un controllo costante dei nostri dati, una manipolazione sistematica dell’informazione e una progressiva cancellazione della verità.
Il lavoro del Ministero della Verità – e compito del nostro protagonista Winston Smith – è proprio questo.
Winston, ogni giorno, si occupa di modificare i fatti e i dati del passato per adeguarli alla situazione attuale e mettere in buona luce le azioni del Partito. Questo significa che quotidianamente lui e i suoi colleghi sono tenuti a creare menzogne che diventano realtà ufficiali, pubblicate e condivise su tutti i mezzi d’informazione.
Tutte le opere letterarie vengono modificate per due ragioni. La prima, ovviamente, è che ogni pensiero, parola o concetto contrario al Socing debba essere completamente rimosso per evitare qualsiasi insurrezione, anche nel lungo periodo. La seconda è per stabilire il Parlanuovo come unica lingua ufficiale dell’Oceania.
PARLANUOVO: LA LINGUA PER LIMITARE IL PENSIERO LIBERO E CRITICO.
L’attenzione principale della mia analisi si concentra proprio sulla lingua del racconto di Orwell. Forse perché è il dettaglio che mi ha colpito di più.
Il passaggio in cui Winston parla con il suo collega Syme l’ho riletto tre, quattro volte: un ragionamento lucidissimo sull’uso e il potere della lingua, e su come questa influenzi direttamente la capacità di pensiero.

Syme è uno degli addetti alla redazione dell’undicesima edizione del dizionario di Parlanuovo. Il processo è molto semplice: eliminare quante più parole possibili, riducendo la lingua all’osso. Il discorso di Syme è conciso, chirurgico, chiarissimo: perché avere una parola e il suo opposto, quando il contrario è già implicito nella parola stessa?
L’esempio chiave è buono: perché usare cattivo, quando nonbuono è già sufficiente? E lo stesso si applica ai superlativi: invece di dire eccellente o splendido, si userà piùbuono, o bipiùbuono per intensificare ulteriormente la qualità descritta.
UN IMPOVERIMENTO DELLA LINGUA COSTITUISCE UN IMPOVERIMENTO DEL PENSIERO STESSO.
Lo scopo del Partito è evidente: rendere la lingua estremamente semplice, portando la mente umana a non fare troppi sforzi nell’usarla. Quando la lingua si riduce a una manciata di vocaboli, il pensiero critico muore.
Il Parlanuovo ha come obiettivo principale proprio questo: limitare la portata del pensiero.
Distruggere parole che definiscono concetti precisi significa distruggere anche la capacità stessa di visualizzarli, di identificarli. Il Partito vuole rendere impossibile il reopensiero, ovvero il pensiero contrario all’ideologia del Socing. Perché senza il vocabolario adeguato, non si può nemmeno concepire quel pensiero.
Riusciamo ancora oggi a pensare liberamente, se le parole che usiamo sono sempre più semplici, ripetitive, e standardizzate?
“1984″ è molto più che un romanzo distopico: è un monito, un’allerta, una lente con cui osservare il presente. E se penso a quando leggo alcuni commenti sui social media, mi rendo conto che già viviamo nel romanzo descritto da George Orwell. L’incapacità di utilizzare un italiano corretto, di comprendere un testo e trarne un’analisi completa è chiaramente un ostacolo per molti. Mi domando se ci sia una via d’uscita e una soluzione che possa riportare il popolo italiano ad un’autoanalisi più profonda e cosciente.
Forse il Grande Fratello non ha bisogno di controllarci: ci basta uno scroll infinito per dimenticare come si pensa davvero.
A CHI RACCOMANDO “1984”?
Forse più che raccomandare il testo vorrei rispondere alla domanda: Perché leggere “1984” oggi?
Perché è un romanzo distopico che ci aiuta ad analizzare criticamente una realtà che, per certi aspetti, viviamo già. Un racconto che ci apre gli occhi, spingendoci a riflettere su quanto i mezzi d’informazione e i social network possano plasmare una menzogna e trasformarla in verità assoluta.
“1984″ non è solo da leggere: è da interiorizzare. Perché il cambiamento, prima di tutto, inizia da noi.
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