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Home»Recensioni»Recensione di “Atti Umani” di Han Kang
Recensioni

Recensione di “Atti Umani” di Han Kang

Andrea BettoncelliBy Andrea Bettoncelli16 Marzo 2024Updated:6 Giugno 2026Nessun commento7 Mins Read
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Immagini di copertina articoli Gamobu - Atti umani di Han Kang
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TITOLO: Atti umani
AUTORE: Han Kang
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2014 in Corea del Sud, 2017 in Italia
CASA EDITRICE: Adelphi
GENERE: Storico

Direttamente da “Atti umani”:

“Dopo la tua morte non ho potuto celebrare un funerale,
Così questi occhi che un tempo ti vedevano divennero un santuario.
Queste orecchie che un tempo udivano la tua voce divennero un santuario.
Questi polmoni che un tempo aspiravano il tuo respiro divennero un santuario.”

RIASSUNTO DELLA TRAMA DI “ATTI UMANI”

“Atti umani” è un racconto brutale e poetico del massacro di Gwangju, una delle pagine più cruente degli ultimi cinquant’anni di storia sudcoreana. Attraverso i sette capitoli che lo compongono, questo libro ci mette nei panni di chi ha vissuto quei giorni terribili del 18 maggio 1980. Ogni capitolo si apre con un titolo che fa riferimento al protagonista delle pagine successive (mai il nome) e l’anno in cui si svolge la storia. Attraverso gli occhi di personaggi come Dong-ho, Jin-su, Eun-sook, Seon-ju e Jeong-mi scopriamo incredibili vicende di violenza, idealismo giovanile e resistenza.

Ogni storia raccontata in questo libro è una pugnalata al cuore per il lettore, che sa di non poter far niente per aiutarne i protagonisti. Il confronto tra oppressori ed oppressi è talmente impari da rendere questi eventi ancora più duri da digerire. Pagina dopo pagina, l’autrice Han Kang (che proprio a Gwangju aveva vissuto fino al 1979) ci porta a riflettere sul concetto di memoria, e cosa voglia dire sopravvivere.

COSA MI HA SPINTO A LEGGERE “ATTI UMANI“?

Ho scelto “Atti umani” nell’ambito del nostro Club del Libro 2024, visto che questo mese eravamo alla ricerca di scrittori nati in Corea del Sud.

Negli ultimi anni la cultura sudcoreana ha avuto un’esplosione a livello globale. I loro registi sono tra i migliori al mondo (Bong Joon-ho su tutti), milioni di ragazzi cantano le loro canzoni (BTS, Blackpink), e le serie TV diventano opere di culto (Squid Game). In questo contesto, anche la letteratura coreana ha iniziato a godere di grande popolarità: penso ad esempio a Min Jin Lee e Cho Nam-Joo, ma ce ne sono molti altri. Tuttavia, un nome continuava a tornare nelle conversazioni, negli articoli, nelle librerie che giravo: Han Kang.

Han Kang è un peso massimo della letteratura coreana e non. La sua opera più conosciuta (nonché la prima pubblicata in inglese) è “La vegetariana“, con cui vinse il prestigioso Man Booker International Prize nel 2016. Gli altri due libri pubblicati successivamente in Occidente e che hanno suscitato grande attenzione sono appunto “Atti umani” e “L’ora di greco“.

Considerando le trame dei tre libri, ho scelto “Atti umani” alla luce dei fatti di cronaca che ormai ci attanagliano da due anni a questa parte. Parlo nello specifico dei conflitti in Ucraina e nella Striscia di Gaza. Da un lato abbiamo i soldati di professione, i politici, gli osservatori, i leoni da tastiera. Dall’altra abbiamo le vere vittime. Tutte quelle persone che sono incatenate a una zona di guerra che chiamano casa. Nella tragicità di questi eventi, non possiamo che provare affetto, orrore, solidarietà. Le esperienze di queste persone arrivano poche volte alle nostre orecchie, e quando lo fanno sono mozzate da esigenze editoriali (i classici 10 secondi di interviste doppiate al TG).

“Atti umani” ci parla di vittime e sopravvissuti di un conflitto che in realtà in Occidente è conosciuto molto poco (non lo sono tutti, quando non ci riguardano?). Han Kang ci presenta tutta la brutalità di cui l’uomo è capace, ma anche l’amore per la vita e la perseveranza di chi riesce a sopravvivere alla Storia.

COSA MI È PIACIUTO E COSA NON MI È PIACIUTO

Han Kang è un’autrice che cattura fin dalle prime parole. La sua attenzione verso il linguaggio fa sì che i suoi paragrafi siano evocativi e profondi. Ogni parola viene scelta con cura maniacale, ogni allegoria è perfetta. Leggere i suoi racconti è un’esperienza che coinvolge tutti i sensi, anche quando la reazione che suscita è di rigetto.

Leggendo questo libro, sono stato colto di sorpresa già dai primi capitoli da una narrazione che cambia continuamente punto di vista. Si finisce un capitolo e non si sa cosa succederà in quello successivo. Han Kang utilizza anche un altro intelligente strumento narrativo: a livello temporale infatti, il libro affronta gli avvenimenti di quel fatidico 18 maggio 1980, ma anche i giorni precedenti e quelli successivi.

Attraverso questo continuo cambio di connotazioni temporali e punti di vista, il filo conduttore inizia a manifestarsi. I capitoli non sembrano più disgiunti, ma anzi collegati in maniera intelligente, e le storie individuali diventano parte di una storia più grande. Pagina dopo pagina capiamo il significato di parole e azioni che abbiamo sentito o visto a inizio libro. Mentre proseguivo la lettura mi sono ritrovato molte volte a pensare “Ah! Ma vuoi vedere che questa persona è…”. Non mi aspettavo questo genere di esperienza da un’opera saggistica, ed è stata una bella sorpresa.

Immagini Gamobu negli articoli - Atti umani di Han Kang

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C’è un altro aspetto di “Atti umani” che mi ha molto colpito. Questo libro ci parla di una rivolta, ad opera di persone comuni, studenti, pensionati. Sono persone semplici che scelgono di immolarsi per una giusta causa.

In inglese, rivolta si traduce con “uprising”. Questo termine evoca concetti come tornare a galla e riemergere. Non è un caso. La memoria infatti gioca un ruolo fondamentale negli eventi trattati qui. Alcuni personaggi sono aggrappati alla memoria di chi non c’è più, e ogni piccolo particolare della persona amata e ormai scomparsa porta sollievo e dolore allo stesso tempo. Altri personaggi vogliono solo dimenticare le sofferenze patite in quei terribili giorni, ma questo non è sempre possibile. Come quando una delle vittime viene tartassata di domande da un accademico che vuole scrivere un libro sulla rivolta di Gwangju. Da un lato c’è lo spirito di sopravvivenza che ci spinge a dimenticare i traumi del passato; dall’altro c’è la possibilità di condividere la propria storia affinché certe situazioni non si verifichino più.

Ma possiamo leggere “uprising” anche con un altro significato. Nella sua etimologia, “uprising” vuol dire risveglio e resurrezione. È un continuo rialzarsi di fronte alla avversità, nonché l’atto con cui si torna alla vita. È il potere terapeutico di tenere viva la memoria di eventi che non non dovremmo mai permettere accadano di nuovo. Mi piace il senso di forza che traspare da questo termine, perché “uprising” ha una connotazione potente: sono le onde del mare che si ergono, unite, creando un invalicabile muro di resistenza.

A CHI RACCOMANDO “ATTI UMANI”?

“Atti umani” è una lettura essenziale in primis per tutti coloro che sono affascinati dalla cultura coreana. I tragici eventi degli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso sono una pagina decisamente oscura della storia di questo Paese, ma non per questo meno importante per capirne il presente. Han Kang e la sua scrittura sopraffina ci fanno riflettere sul concetto di memoria, e di cosa voglia dire non arrendersi mai.


Questo è il libro che ho scelto come parte del nostro Club del Libro 2024. Se siete alla ricerca di nuovi libri da leggere quest’anno, date un occhio ai nostri consigli per gli acquisti.


Se questa recensione vi ha conquistato, potete acquistare il libro cliccando su uno dei seguenti link: AMAZON, FELTRINELLI, IBS, oppure usato su IL LIBRACCIO.

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Andrea Bettoncelli
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Co-fondatore e caporedattore del sito, Andrea è laureato in Lingue e Istituzioni Economiche e Giuridiche dell'Asia Orientale presso l'Università Ca' Foscari di Venezia, con un Master in Publishing ottenuto presso la London City University. Da 10 anni vive e lavora a Londra. La sua passione per le lingue e l'editoria è il motore dietro al suo contributo per Gamobu.

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