TITOLO: Ciao, Saša!
AUTORE: Dmitrij Danilov
TRADUTTRICE: Valentina Colafati
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2025
CASA EDITRICE: Voland
GENERE: Romanzo
Tratto direttamente da “Ciao, Saša!”:
Per uno psicologo, il futuro del cliente è importante. E se non c’è futuro, è difficile lavorare.
RIASSUNTO DELLA TRAMA DI “CIAO, SAŠA!“
In una Russia di un futuro non troppo lontano, dove una relazione con una donna di quasi ventun anni è considerata pedofilia, conosciamo Serëža, un professore universitario stimato e sposato. Colpevole di una relazione giudicata illegale, viene condannato a morte e trasferito in un Kombinat, una prigione che somiglia più ad una stanza di hotel: un letto, una scrivania, una sedia, un telefono.
Ogni giorno gli vengono consegnati cinque pasti e, alle 11 in punto, deve compiere una passeggiata lungo un corridoio. A un certo punto, un segno rosso indica dove fermarsi. È lì che verrà giustiziato, da una mitragliatrice chiamata Saša. Ogni giorno Serëža la saluta, senza sapere se o quando sparerà. Questa incertezza costante lo conduce a un lento logoramento interiore.
La routine diventa tutto: i giorni si ripetono senza variazioni, e la vita di Serëža si svuota, mentre il mondo fuori continua a esistere senza di lui. La moglie, la madre, i suoi studenti — tutti procedono, dimenticandolo.
È un processo di disumanizzazione, scandito da un’attesa che diventa più terribile della condanna stessa.
COSA MI HA SPINTO A LEGGERE “CIAO, SAŠA!“?
Da quando ho letto “Vanishing World” e “1984”, il mio interesse per il genere distopico è cresciuto. Due romanzi diversissimi — per stile, provenienza e contesto — ma entrambi capaci di riflettere la nostra realtà.
Murata Sayaka racconta il declino delle relazioni e delle nascite in una società alienata dal desiderio; Orwell, nel 1949, aveva già immaginato un mondo in cui il controllo del linguaggio e del pensiero riduce l’individuo a un ingranaggio.
Così, dopo una scrittrice giapponese e uno scrittore inglese, ho voluto aggiungere una prospettiva russa contemporanea, quella di Danilov.
Un grazie speciale a Voland e Milena per la copia gratuita di “Ciao, Saša!”, che mi ha permesso di scoprire un autore capace di offrire una visione lucida e inquietante di una Russia futura, ma terribilmente plausibile.
Se ami il genere, ti consiglio anche il nostro approfondimento sui 10 romanzi distopici da leggere, dove troverai anche le opere di Murata, Orwell e Danilov.
LA RECENSIONE DI “CIAO, SAŠA!“
Uno stile essenziale e teatrale
Danilov costruisce il romanzo come una sceneggiatura teatrale: 82 scene più o meno brevi, che frammentano la narrazione in sequenze precise e ripetute. Questo ritmo regolare, quasi ipnotico, trasmette la sensazione del tempo che si dilata, della routine che inghiotte ogni senso.
Lo stile è volutamente piatto e distaccato, ma non freddo: questa neutralità rende il racconto più verosimile e costringe il lettore a colmare i silenzi con la propria immaginazione.
L’attesa come forma di condanna
L’attesa è il cuore del romanzo. Ogni giorno Serëža compie lo stesso percorso nel corridoio, senza sapere se quella sarà la sua ultima camminata. La condanna non è tanto la morte, quanto l’incertezza perpetua, l’impossibilità di vivere nel presente o proiettarsi nel futuro.
Il tempo diventa sospensione, la vita si riduce a un rituale senza senso, un susseguirsi di gesti svuotati.
Disumanizzazione e oblio
Con il passare dei giorni, Serëža perde il contatto con il mondo esterno. Sua madre, ricevendo una sua telefonata, resta sconvolta: credeva fosse già morto. Sui social, la sua storia diventa virale — oltre 300.000 followers lo seguono — ma presto l’interesse cala, e ne restano appena 3.000.
Anche la condanna a morte, spettacolarizzata, diventa intrattenimento da consumare, un contenuto tra tanti. Suona familiare, no?

L’ossimoro del progresso
Danilov gioca su un paradosso inquietante: la macchina che decide quando uccidere dovrebbe rendere l’esecuzione più “umana”, perché priva di un carnefice. Ma proprio questo meccanismo, cieco e impersonale, svuota il protagonista di ogni residuo di senso.
Privato del lavoro, della famiglia, della possibilità di scegliere, Serëža diventa un uomo che attende di essere annullato, il sistema prevarica sull’individuo.
Cultura, potere e anestesia collettiva
Attraverso la figura di un intellettuale condannato, il romanzo apre anche una riflessione sulla relazione tra pensiero critico e potere. E mostra come i social abbiano trasformato la sofferenza in spettacolo, l’orrore in abitudine.
È una critica potente alla perdita di empatia, a quel lento assuefarsi alla violenza e al male che oggi ci riguarda da vicino.
A CHI CONSIGLIO “CIAO, SAŠA!“?
“Ciao, Saša!” è un romanzo che lascia volutamente spazi vuoti, non per mancanza ma per coinvolgere il lettore.
È una distopia che parla del presente: del controllo, della paura, dell’oblio digitale. Perfetto per chi ama le storie che fanno riflettere, per chi cerca un romanzo denso di simbolismo e inquietudine, e per chi desidera interrogarsi sul futuro dell’uomo e della libertà.
Un libro ideale da regalare a chi ama la narrativa distopica e i testi che invitano alla riflessione critica.
Se i romanzi distopici sono di tuo interesse, ti consigliamo il nostro articolo Libri da leggere: 10 romanzi distopici che raccontano il nostro presente. Dieci romanzi imperdibili!
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E tu? Hai letto “Ciao, Saša!” o ti piacerebbe farlo? Parliamone nei commenti: che cosa pensi dei temi sollevati da Danilov?

