TITOLO: Ciotole di riso – Le strane storie di Fukiage 2
AUTORE: Banana Yoshimoto
TRADUTTRICE: Gala Maria Follaco
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2023
CASA EDITRICE: Feltrinelli
GENERE: Romanzo
NB: prima di iniziare a leggere questa recensione, ti consiglio di leggere il primo volume di “Le strane storie di Fukiage” in quanto in questa recensione ci potrebbero essere degli spoilers dal primo romanzo della trilogia.
Tratto direttamente da “Ciotole di riso – Le strane storie di Fukiage 2”:
Le persone girano in lungo e largo, ma alla fine tornano sempre là dove li ha colti la prima emozione.
RIASSUNTO DELLA TRAMA DI “CIOTOLE DI RISO”
Torniamo a Fukiage, un luogo sospeso tra quotidianità e surrealtà, dove seguiamo la convivenza di Mimi, Kodachi, la madre e Isamu. Tra dubbi, complicità e legami familiari che sembravano perduti, si intrecciano una morte improvvisa e un inaspettato ritorno temporaneo alla vita. Al centro di questo nuovo equilibrio, la madre riversa tutte le sue energie nella cucina: la sua nuova ossessione è perfezionare l’oyakodon, un tipo di donburi ovvero ciotole di riso guarnite con pollo, cipolle e uova. Ma ogni pietanza che prepara ha un effetto misterioso: chi la assaggia ritrova serenità e pace interiore. Ancora una volta Fukiage si popola di personaggi bizzarri e profondamente umani, che ci guidano in un percorso alla ricerca del senso della famiglia, dell’amore e del confine sottile tra vita e morte.
COSA MI HA SPINTO A LEGGERE “CIOTOLE DI RISO“?
Essendo il secondo volume de “Le strane storie di Fukiage”, “Ciotole di riso” è stata per me una scelta naturale. Ero curioso di scoprire come sarebbe proseguita la vicenda delle gemelle Mimi e Kodachi dopo il loro ritorno nella città natale. Avevo già acquistato l’intera trilogia e, prima di immergermi in questo secondo capitolo, ho deciso di rileggere il primo romanzo per rinfrescarmi la memoria sui dettagli e sui personaggi. Una rilettura che mi ha permesso di apprezzare ancora di più le sfumature di questa storia. Il terzo volume, “Lo spirito bambino”, sarà una delle mie prossime letture: in questo modo potrò finalmente raccontarvi la trilogia completa su Gamobu.
LA RECENSIONE DI “CIOTOLE DI RISO“
Torniamo a Fukiage con Mimi e Kodachi, dove scopriamo come procede la loro nuova convivenza con la madre e con Isamu. Ritroviamo anche il Guardiano del cimitero, amico di Mimi, di cui finalmente conosciamo il vero nome: Shōichi. Qui incontriamo anche la sua fidanzata Misuzu, un personaggio affascinante e misterioso.
Misuzu, l’esorcista
Misuzu è un’esorcista e, a seconda di chi le sta di fronte, le sue parole possono essere percepite in modo diverso: talvolta non si sentono, altre volte prendono forma fisica uscendo dalla sua bocca. Questa particolarità l’ha spinta a isolarsi dal mondo, vivendo nell’appartamento al primo piano dell’edificio di proprietà del Guardiano.
Magia, cibo e rinascita
Anche in questo secondo volume ritroviamo quell’elemento magico e soprannaturale che già ci aveva colpito nel primo. Attraverso questi elementi ultraterreni, Mimi si confronta con temi universali: famiglia, amore, vita e morte.
Emblematico è l’esempio della madre di Mimi e Kodachi, che dopo anni di coma cerca di ritrovare un senso alla sua nuova vita. Lo fa attraverso la preparazione continua e meticolosa dell’oyakodon — una ciotola di riso con uova, cipolla e pollo — quasi a cercarne la perfezione. È attraverso questa azione ripetitiva e concreta che si riappropria della propria esistenza e costruisce un nuovo equilibrio con le figlie e con Isamu. Il cibo diventa così non solo gusto e piacere, ma anche collante per questa famiglia in trasformazione.

Vita, morte e amore
Parallelamente, Mimi si trova ad affrontare riflessioni profonde grazie alla relazione sessuale con un vecchio amico e al confronto con Misuzu, la fidanzata del Guardiano. Entrambe le situazioni la riportano al tema della morte, ma da prospettive diverse. Ed è proprio in questo dialogo con la morte che emergono i grandi interrogativi di Banana Yoshimoto: amare ed essere amati, trovare la propria identità, cercare un posto nel mondo.
La certezza della famiglia
“Ciotole di riso” ci accompagna così in un nuovo viaggio soprannaturale che parla, in realtà, di ciò che ci rende umani: le relazioni, il significato che diamo alla vita e alla morte, i dubbi che ci portiamo dietro nel corso dell’esistenza.
Ma una certezza rimane, per Banana Yoshimoto come per i suoi personaggi: la famiglia, che sia quella naturale o quella che scegliamo, resta sempre il porto sicuro a cui tornare, anche tra incomprensioni e conflitti.
A CHI CONSIGLIO “CIOTOLE DI RISO“?
Se avete letto “Le strane storie di Fukiage”, non potete perdervi anche “Ciotole di riso”. Ho notato che online molti non apprezzano questo romanzo o il modo in cui Yoshimoto costruisce il soprannaturale, giudicandolo talvolta troppo semplice o superficiale. Personalmente, invece, trovo che proprio in questa essenzialità risieda la sua forza: Yoshimoto ci regala uno spazio intimo e personale, in cui possiamo riconoscere frammenti delle nostre vite e delle nostre emozioni.
“Ciotole di riso” è un romanzo breve, delicato e profondo, che ci invita ancora una volta a interrogarci su quale sia il nostro posto nel mondo. Se amate le storie che mescolano magia e quotidianità, e che lasciano dentro una domanda da portarsi dietro anche dopo l’ultima pagina, questo libro merita senza dubbio un posto nella vostra libreria.
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