TITOLO: Come d’aria
AUTORE: Ada d’Adamo
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2023
CASA EDITRICE: Elliot edizioni
GENERE: Narrativa
Direttamente da “Come d’aria”:
E allora ci sono giorni in cui mollo la presa e chiudo gli occhi per non vedere. Travolta dal senso di colpa, in questi momenti ho sempre l’impressione di farti un torto, di non difendere i tuoi diritti con sufficiente vigore. Ma è questione di sopravvivenza, la mia. Accettare che non sempre ce la si fa, anche questo fa parte del percorso. Faccio un bel respiro e, almeno per questa volta, salto il turno.
RIASSUNTO DELLA TRAMA DI “COME D’ARIA”
“Come d’aria” di Ada d’Adamo è un toccante romanzo autobiografico che narra la storia di Ada e di sua figlia Daria, affetta da una grave disabilità congenita. La trama si sviluppa attraverso il racconto della vita quotidiana di Ada, fatta di fatiche, dolori, ma anche di attimi di inaspettata gioia e profonda tenerezza.
La storia prende una piega ancora più drammatica quando, all’età di cinquant’anni, Ada scopre di essere malata di cancro, un evento che la costringe a confrontarsi non solo con la propria mortalità, ma anche con l’incertezza del futuro per la sua figlia.
Il romanzo esplora temi di amore, perdita, e il legame indissolubile tra madre e figlia, presentando una riflessione profonda e delicata sul dolore e la speranza
COSA MI HA SPINTO A LEGGERE “COME D’ARIA”?
Ai tempi della scuola, avevo un amico con una grave disabilità, che mi ha ricordato, in certi suoi sintomi, la condizione di Daria. Tra l’asilo e le scuole medie, abbiamo passato molto tempo insieme, fino a quando le nostre strade si sono separate. Vederlo perennemente in carrozzina, incapace di comunicare o di muoversi, se non per scatti incontrollati, mi ha sempre colpito profondamente.
Dopo aver finito il libro, ho cercato il suo nome su Google per vedere se riuscissi a trovare informazioni su di lui. Il primo risultato si riferiva a un suo omonimo: un esperto scalatore della nostra età, con la passione di immortalare con la sua macchina fotografica le vette che raggiunge. Il secondo risultato mi riportava un altro omonimo, questa volta un pianista. Il terzo lavorava per una grossa azienda di consulenza. Del mio amico, però, nessuna traccia.
Guardando i volti di questi sconosciuti, ho riflettuto sul potere di un nome. Dietro questo binomio di nome e cognome, si cela un’infinità di possibilità. Il mio amico avrebbe potuto essere uno scalatore, un pianista, un consulente. Mi ricordo che desiderava diventare portiere di calcio, per giocare insieme a tutti noi.
Quando ho letto la trama di “Come d’aria”, ho sentito il bisogno di capire meglio cosa significhi essere genitore di un figlio disabile. Mi sono tornati in mente i genitori del mio amico, persone straordinarie sempre pronte a prendersi cura di lui. Ripensandoci, non ricordo di averli mai visti mostrare emozioni negative. Erano amati e rispettati da tutti. All’epoca, non avevo la maturità per comprendere cosa stessero realmente vivendo, e questo libro mi è sembrato l’opportunità di riflettere sulle mie esperienze giovanili.
COSA MI È PIACIUTO E COSA MI È PIACIUTO MENO
Qualche settimana fa, avevo discusso con Ivan di “La neve in fondo al mare” di Matteo Bussola. I temi trattati mi avevano colpito molto, grazie alla recensione molto sentita di Ivan. Pensavo di essere preparato per “Come d’aria”… invece, non lo ero.
Ada d’Adamo ha avuto la forza di scrivere un libro essenziale per comprendere cosa significhi vivere in funzione di qualcun altro. Senza mezzi termini, ci racconta quanto questa esperienza sia paradossale. La narratrice ci parla di episodi che le hanno evocato sentimenti contrastanti come amore, odio, felicità, rabbia, paura e speranza. Queste emozioni, comuni a tutti, nel suo caso sono amplificate. In questo libro, troviamo tutto l’animo umano, senza filtri. C’è un’onestà disarmante, che in certi momenti mi ha scioccato. Non mi aspettavo di leggere certe riflessioni e posso solo immaginare quanto sia stato difficile per l’autrice metterle per iscritto. Alcuni passaggi, fatti di pensieri e azioni non facili da accettare, richiedono davvero un grande sforzo emotivo.
LA FORZA DEVASTANTE DI “COME D’ARIA”
Questo è il motivo per cui il libro funziona così bene. Non c’è buonismo, niente è edulcorato. L’autrice non cerca compassione o elogi. Si mette a nudo, raccontandoci episodi che la espongono al giudizio altrui. Ho apprezzato enormemente questa vulnerabilità, tanto da sentire, a tratti, di leggere un diario personale e segreto. “Come d’aria” svela cosa si nasconde dietro il sorriso dei genitori che vivono una realtà simile a un ergastolo. È una parola forte, lo so, ma è quello che ho pensato leggendo alcuni tratti in cui la quotidianità dell’autrice è completamente devastata dalla disabilità di Daria.
Notti insonni, corse in ospedale, costante preoccupazione che la figlia stia bene, l’impossibilità di una vita “normale”. Anche il rapporto con amici e familiari cambia radicalmente: alcuni faticano ad accettare Daria e, di conseguenza, allontanano anche la madre. L’autrice ci mostra cicatrici che non guariscono, continuamente riaperte dai contrattempi grandi e piccoli della vita. Da questo punto di vista, ho trovato di enorme impatto il concetto di “colpa”. L’autrice si sente in colpa per la qualità della vita della figlia, se ne sente responsabile. Questo è stato uno dei passaggi più difficili da leggere.

LA FIGURA DI DARIA E L’EMPATIA DEL LETTORE
In tutto questo, chiaramente, c’è Daria. La conosciamo attraverso le parole dell’autrice, che ce ne parla con straziante affetto materno. Assistiamo al suo cambiamento da neonata a donna, sotto gli occhi increduli della madre. Daria vive il mondo a modo suo, incapace di comunicare o esprimere i propri bisogni e desideri. Anche quando i genitori vogliono abbracciarla per tranquillizzarla, Daria risponde con gesti inconsulti e assolutamente involontari. A volte li morde anche. Sono passaggi dolorosi, e ho provato molta tristezza leggendo la sua storia. Penso sia impossibile non voler bene, anche solo attraverso alcune pagine, a un essere umano che deve affrontare tali sfide.
Così, ho ripensato al mio amico e ai suoi genitori. A come dietro quegli atteggiamenti positivi coesistessero anche paure, pensieri negativi, e forse persino la voglia di lasciar perdere tutto. Questo libro mi ha fatto capire quanto straordinari siano stati, e continuino a essere, i loro sforzi per donare al figlio una vita dignitosa. Forse anche per questo motivo “Come d’aria” mi ha fatto commuovere in diversi passaggi. Al suo interno ho trovato una chiave di lettura per eventi passati che avevo completamente dimenticato.
UN LIBRO CHE RICHIEDE IL MOMENTO GIUSTO
Non c’è un elemento specifico del libro che non mi sia piaciuto, ma è una lettura che richiede il giusto momento. La sua intensità espone il lettore a un’ondata di emozioni, e bisogna essere pronti ad accoglierle. Non l’ho mai letto in metropolitana, ma la sera, prima di dormire, in un angolo appartato della casa. A volte riuscivo a leggere solo qualche pagina, tanto erano forti i colpi emotivi.
Non è una lettura semplice, ma proprio per questo merita tutta l’attenzione e la concentrazione che richiede. Se cercate qualcosa di leggero, questo libro non fa per voi. Ma se siete pronti per questo viaggio, “Come d’aria” può offrire enormi ricompense.
A CHI RACCOMANDO “COME D’ARIA”?
Preparando questa recensione di “Come d’aria”, mi sono reso conto di quanto sia importante questo libro. I temi affrontati, che spaziano dal rapporto tra genitori e figli a quello tra partner, sono in fondo universali. È un libro che, sono certo, è stato scritto e verrà letto tra le lacrime. Dopo averlo terminato, sentirete il bisogno di parlarne, ma allo stesso tempo vi sarà quasi insopportabile ricordarlo.
Alla fine, tirerete un sospiro di sollievo, ma realizzerete quanto profondamente vi abbia arricchito.
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