TITOLO: Di madre in figlia
AUTORE: Concita De Gregorio
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2025
CASA EDITRICE: Feltrinelli
GENERE: Narrativa
Direttamente da “Di madre in figlia”:
È davvero così: sono i momenti a trovare te, non il contrario.
RIASSUNTO DELLA TRAMA DI “DI MADRE IN FIGLIA”
Marilù vive isolata in cima a un’isola, lontana dal villaggio e protetta da un bosco. Donna affascinante e un tempo libera negli anni Settanta, è vista con timore, soprattutto dalla figlia Angela, che la accusa di trascuratezza. Angela, costretta a malincuore, affida per tre mesi la figlia adolescente Adelaide (Adè) alla nonna Marilù. Adè, abituata alla vita online, si ritrova senza cellulare, requisito dalla nonna, e in un ambiente sconosciuto. Durante l’estate, nonna e nipote si riavvicinano, mentre emergono segreti familiari legati a generazioni di donne: la madre di Marilù, farmacista in un paese del Sud, e la nonna, una guaritrice finita in convento.
Il romanzo esplora il delicato equilibrio tra amore, protezione e libertà, mostrando come ogni generazione cerchi di comprendere e riconciliarsi con le precedenti. Concita De Gregorio intreccia le storie di tre donne, offrendo un ritratto intimo e profondo delle relazioni familiari.
COSA MI HA SPINTO A LEGGERE “DI MADRE IN FIGLIA“?
Mi sono imbattuto in una copia di “Di madre in figlia” durante una visita alla splendida libreria Feltrinelli di Largo Torre Argentina, a Roma. A colpirmi per prima è stata la copertina, così fortemente simbolica, evocativa fin dal primo sguardo.
Come sapete, su Gamobu abbiamo spesso esplorato il complesso rapporto tra genitori e figli. Mi vengono subito in mente “Tatà” di Valérie Perrin, e i romanzi di Donatella Di Pietrantonio come “L’arminuta” e “L’età fragile”. Ma non solo: anche alcuni titoli in arrivo come il post-apocalittico “La strada” di Cormac McCarthy e lo struggente “Triste tigre” di Neige Sinno ci porteranno a riflettere su legami familiari profondi e dolorosi.
Insomma, è un tema che ci sta molto a cuore. Quando ho letto la trama dell’ultimo libro di Concita De Gregorio, non ho avuto dubbi: dovevo leggerlo. E così è iniziato il mio viaggio.
RECENSIONE DI “DI MADRE IN FIGLIA”
Una lettura veloce, ma non leggera
“Di madre in figlia” è un romanzo breve (circa 150 pagine) che ho letto tutto d’un fiato durante il viaggio di ritorno da Roma a Londra. Eppure, nonostante la sua brevità, è una lettura densa, stratificata e tutt’altro che semplice.
Scorrevole sì, grazie anche alla struttura a capitoli brevi e al cambio continuo di punto di vista, ma mai banale. Questo dispositivo narrativo è uno dei suoi punti di forza: ci costringe a spostarci da un personaggio all’altro, a osservare le stesse situazioni da prospettive diverse e, inevitabilmente, a riconsiderare le nostre opinioni.
È come se la fiducia che riponiamo nel narratore venisse ogni volta messa alla prova. E questa instabilità, questo continuo rimescolarsi del giudizio, riflette perfettamente la complessità delle relazioni umane che il libro esplora.
Una genealogia affettiva
Le tre protagoniste del romanzo sono la figlia Adelaide (Adè), la madre Angela, e la nonna Marilù. Ma la rete di relazioni che Concita De Gregorio costruisce non si limita a loro: il romanzo è, in fondo, un mosaico femminile che attraversa le generazioni. Angela è anche nipote di Agata, Marilù è a sua volta figlia e nipote, e così via.
Questa stratificazione è trattata con grande finezza: la trasmissione dei tratti familiari o, per dirla con un’immagine che il libro utilizza, delle “streghe”, non è lineare. A volte, anzi, sembra saltare una generazione. Ma ciò che viene davvero trasmesso non è un semplice carattere o destino, bensì un’eredità emotiva fatta di silenzi, dolori, forze e desideri.
È in questo senso che il libro riesce a parlare, implicitamente, anche di colpa. Le protagoniste si muovono dentro un sistema di aspettative e ruoli che spesso le schiaccia, ma nessuna di loro è “colpevole” in senso netto. Eppure tutte, a modo loro, si sentono responsabili per qualcosa: per ciò che non hanno fatto, per ciò che hanno lasciato, per ciò che non sono state in grado di capire.

Donne, figlie, madri
Adè è forse la voce più fragile: arriva sull’isola della nonna in piena crisi, incapace di staccarsi dal telefono, dipendente dalla sua psicologa. Il suo sguardo è ironico, ma anche ansioso, e i metodi della nonna Marilù sembrano inizialmente non attecchire. Eppure, nella confusione di questa famiglia allargata e bizzarra, Adè inizia a trovare un senso di appartenenza che non si aspettava. La sua è una ricerca d’identità, che passa attraverso il tentativo di capire da dove viene, e soprattutto da chi.
Angela, la madre, è probabilmente il personaggio più controverso. Ci sono momenti in cui è difficile empatizzare con lei, soprattutto se paragonata alla libertà esuberante di Marilù. Ma è proprio nei suoi tratti più rigidi, nei suoi silenzi e nella sua difficoltà ad amare senza condizioni, che troviamo la sua profondità. Angela è cresciuta senza sentirsi protetta, e cerca disperatamente di costruire per sua figlia un ambiente stabile, forse troppo.
Marilù, nel bene e nel male, è corresponsabile di tutto questo. E ancora una volta, il concetto di colpa torna, ma si fa sfumato: è una colpa non dichiarata, che ha a che fare con ciò che si trasmette senza volerlo.
Il fascino del non detto
Un aspetto che ho molto apprezzato di questo romanzo è il modo in cui lascia spazio al mistero. Concita De Gregorio non rivela tutto: mantiene opacità, silenzi, piccoli segreti che i personaggi custodiscono, e con loro anche il lettore. Questo “non detto” è parte integrante del libro: non lo rende incompleto, ma più realistico. Perché è così anche nella vita. Non conosciamo mai davvero gli altri, neanche chi ci è più vicino. E forse neppure noi stessi.
In questo senso “Di madre in figlia” è anche un libro sull’identità, sull’origine, sulla possibilità (o meno) di liberarsi dalle radici che ci hanno formato. Non è un romanzo che offre risposte, ma uno che mette in scena domande autentiche, spesso scomode.
Ed è proprio questo a renderlo tanto efficace.
A CHI RACCOMANDO “DI MADRE IN FIGLIA“?
“Di madre in figlia” è un libro che consiglio a chiunque sia interessato alle dinamiche familiari, soprattutto nel contesto delle relazioni intergenerazionali. Chi ha amato romanzi come “L’Arminuta” o “Tatà”, troverà anche qui quella complessità emotiva che nasce quando il ruolo di madre, figlia, nonna (e nipote!) si intreccia con la propria identità personale. È una lettura che può toccare corde profonde, soprattutto se avete un rapporto intenso o irrisolto con una figura femminile della vostra famiglia.
Lo consiglio anche a chi apprezza uno stile narrativo che lascia spazio al silenzio, al mistero, al non detto. Non ci sono “spiegoni” o colpi di scena forzati: Concita De Gregorio si fida del lettore e lo accompagna in una storia che è tanto intima quanto universale.
Se cercate un libro da leggere tutto d’un fiato ma che continua a lavorarvi dentro dopo l’ultima pagina, allora questo romanzo fa decisamente per voi.
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Non mi è piaciuto.personaggi stereotipati e poco realistici .una ricerca continua di originalità non di realtà.il grande scrittore non ha bisogno stupire.la realtà e’di per sé stupefacente.inviterei la Concita a leggere Ann Tyler
Poche righe definiscono personaggi credibili dove noi ci possiamo riconoscere
Grazie del commento Manuela. Non posso garantire che l’invito a leggere Anne Tyler arriverà fino a Concita De Gregorio… ma non avendo mai letto niente di suo, me lo segno per il 2026.