TITOLO: Estranea
AUTORE: Yael Van Der Wouden
TRADUTTORE: Roberta Scarabelli
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2025
CASA EDITRICE: Garzanti
PAGINE: 257
GENERE: Romanzo
DISPONIBILE SU: Amazon | Feltrinelli
Tratto direttamente da “Estranea“:
“Non devi essere lei, Isabel”. […] “Ora puoi essere chiunque tu voglia essere. Lo sai? Hai tutta la libertà. Lei non c’è più. Non devi prenderti cura di lei, non sei legata a questa casa, Vai dove vuoi andare. Incontra chi vuoi. Ama.”
RIASSUNTO DELLA TRAMA DI “ESTRANEA”
Isabel vive protetta dalle mura della casa di famiglia. È lì che tutto sembra essere rimasto fermo e dove la routine che ha costruito le permette di vivere in tranquillità. Ha due fratelli: Louis, il maggiore e proprietario della casa, e Hendrick, il minore, che vive lontano.
Louis cambia continuamente fidanzata, come se una relazione stabile e duratura non facesse per lui, nonostante le promesse fatte alle diverse ragazze. Poi arriva Eva. La relazione è ancora recente, ma i due sembrano intenzionati a sposarsi. E sembra che Eva custodisca un segreto che non vuole condividere con nessuno.
Quando Louis parte per una missione di lavoro, sarà Isabel a dover ospitare Eva nella casa di famiglia. La sua presenza rompe la routine e il silenzio a cui Isabel è abituata, costringendo le due donne a una convivenza che cambierà gli equilibri della casa.
Ma Eva porta con sé un segreto legato al matrimonio con Louis e a un evento che ha segnato per sempre la sua vita e quella della sua famiglia. E sarà proprio la casa, con i suoi ricordi e i suoi oggetti, a custodire le tracce di ciò che è realmente accaduto.
COSA MI HA SPINTO A LEGGERE “ESTRANEA”?
Sono onesto: ho letto “Estranea” perché ne avevo sentito parlare nel 2025 e poi l’ho visto riproposto nel 2026. Il fatto che fosse stato candidato al Premio Strega Europeo ha sicuramente contribuito a farmelo tenere a mente e, quando ho avuto l’occasione di recuperarlo, ho pensato che valesse la pena dargli una possibilità.
Ma non è stata solo la candidatura a convincermi. Leggendo la trama avevo trovato diversi elementi che sembravano fare al caso mio: una casa di famiglia, due donne molto diverse tra loro, un segreto da scoprire e una storia costruita attorno alle dinamiche psicologiche dei suoi personaggi.
Non conoscevo ancora il libro e non sapevo esattamente cosa aspettarmi, ma proprio questa combinazione di mistero e introspezione mi ha incuriosito. E così ho deciso di recuperare “Estranea” e scoprire cosa si nascondesse davvero dietro quella casa e dietro il rapporto tra Isabel ed Eva.
LA RECENSIONE DI “ESTRANEA“
LA MEMORIA DEGLI OGGETTI E DELLA CASA
Sin dall’inizio capiamo che la casa ha un significato importante sia per Isabel che per Eva. Rappresenta il calore familiare, l’infanzia, la protezione. Isabel è ossessionata dal mantenere le cose pulite ed in ordine, ma le usa raramente. Vuole conservare quello che è stato della sua famiglia, e il ricordo della madre. La casa quindi è anche custode dei segreti e di quello che realmente è stato, della famiglia che c’era e che ora non c’è più. Custode dei ricordi di Isabel che si prende cura ossessivamente di tutti gli oggetti e della casa stessa.
L’OSSESSIONE PER IL CONTROLLO E LA ROUTINE
Ed è proprio attraverso l’ossessione di Isabel di mantenere le cose così com’erano che ogni giorno affida alla domestica che l’assiste incarichi precisi e ripetitivi: un giorno le tende, un giorno il piano superiore, un altro le finestre. L’ordine maniacale di Isabel è una barriera psicologica per proteggersi dal dolore e dai cambiamenti. Una routine chiara permette ad Isabel una parvenza di controllo sulla propria vita sapendo cosa l’aspetta ogni giorno. E’ per questo che l’arrivo di Eva, che decide di sua iniziativa di dormire nella camera della madre di Isabel, porta le prime fratture nella sua esistenza: l’incertezza e la sorpresa di ogni nuovo giorno iniziano a far cadere quel muro di protezione che Isabel ha costruito giorno dopo giorno attraverso azioni ripetitive e pianificate.
Per la profonda vicinanza tematica sul lutto e sulla routine intesa come scudo psicologico per sopravvivere al dolore quotidiano, durante la lettura non ho potuto fare a meno di pensare a un grande capolavoro: “Un uomo solo” di Christopher Isherwood. Se hai amato quel tipo di indagine intima e claustrofobica, apprezzerai moltissimo anche le atmosfere di questo romanzo.

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ISABEL ED EVA: DUE MODI OPPOSTI DI VIVERE
E’ qui anche che emerge chiaramente la differenza principale tra Isabel ed Eva, e dove lo scontro inizia davvero per Isabel. Isabel è rigida, fredda, molto legata al dovere e alle apparenze degli anni ’60 ; dall’altro lato troviamo Eva dai capelli ossigenati, passionale, caotica e anti-conformista. È il classico scontro tra un mondo vecchio che cerca di restare immobile e immutabile e un vento di novità che lo travolge con i cambiamenti.
QUANDO LA CASA SMETTE DI ESSERE UN RIFUGIO
E’ chiaro che Eva è un elemento di disturbo per Isabel. Gli schemi che Isabel ha costruito per muoversi nel mondo sono molto chiari: avere chiare le azioni che si compieranno ogni giorno, non solo comporta rigore di cui lei va fiera, ma è anche un modo per sopravvivere giorno dopo giorno. Il dolore di Isabel è più gestibile quando sa come passerà la sua giornata. Ma con Eva quegli schemi vengono infranti e Isabel viene colta alla sprovvista da questa nuova situazione.
L’ambiente chiuso della casa diventa quasi una gabbia per Isabel, non è più il porto sicuro in cui rifugiarsi. Il romanzo esplora quel fastidio quasi fisico che si prova quando qualcuno ridefinisce i confini dei nostri spazi, sposta le nostre cose o rompe i nostri silenzi.
In “Pachinko” di Min Jin Lee la casa assume un significato diverso, ma altrettanto profondo: è il luogo a cui si appartiene e che si può essere costretti a lasciare, portandone però il ricordo con sé. Due romanzi che parlano di appartenenza e di cosa significhi cercare un luogo da poter chiamare casa.
L’ISOLAMENTO E LA SOLITUDINE FEMMINILE
Il libro fotografa molto bene la condizione di isolamento di una donna dell’epoca che vive in provincia negli anni ’60. Sotto questa luce, la routine di Isabel non è solo una scelta, ma anche una gabbia dorata, una forma di anestesia emotiva per non affrontare il mondo esterno e il proprio vuoto interiore.
A CHI CONSIGLIO “ESTRANEA”?
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