TITOLO: Guida il tuo carro sulle ossa dei morti
AUTORE: Olga Tokarczuk
TRADUTTORE: Silvano De Fanti
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2024
CASA EDITRICE: Bompiani
PAGINE: 272
GENERE: Romanzo
DISPONIBILE SU: Amazon | Feltrinelli
Direttamente da “Guida il tuo carro sulle ossa dei morti”:
Una cosa è certa: queste case non ci saranno più, il mio sforzo è insignificante, sta sulla punta di uno spillo, proprio come la mia vita. Dovremmo ricordarcene sempre.
RIASSUNTO DELLA TRAMA DI “GUIDA IL TUO CARRO SULLE OSSA DEI MORTI”
Janina Duszejko è un’eccentrica insegnante d’inglese che vive in un piccolo paese della Slesia polacca, non lontano dal confine con la Repubblica Ceca. Anziana, solitaria e profondamente legata agli animali, trascorre le sue giornate occupandosi delle case della zona, studiando astrologia e traducendo le poesie di William Blake.
La sua vita cambia quando il vicino Piede Grande viene trovato morto nella propria casa. La morte appare misteriosa e Janina, convinta che non si tratti di un semplice incidente, comincia a interessarsi al caso. Quando altre persone del paese, accomunate dalla passione per la caccia, muoiono in circostanze altrettanto sospette, la donna sviluppa una teoria decisamente singolare: gli animali selvatici si starebbero vendicando degli esseri umani che per anni li hanno perseguitati e uccisi.
Nessuno sembra disposto a prendere sul serio le sue convinzioni, ma Janina continua a indagare, intrecciando osservazioni, astrologia e una conoscenza sempre più approfondita delle vittime. Nel frattempo, il piccolo mondo che la circonda comincia a mostrarsi per quello che è: una comunità piena di ipocrisie, violenza e pregiudizi verso chi non si conforma alle sue regole.
Più che risolvere un semplice mistero, Janina si ritroverà così a mettere in discussione il confine tra giustizia e vendetta, natura e società, normalità e follia.
COSA MI HA SPINTO A LEGGERE “GUIDA IL TUO CARRO SULLE OSSA DEI MORTI”?
Ho scelto di leggere Olga Tokarczuk alla vigilia di un viaggio di lavoro in Polonia. Non avevo mai letto nulla di suo, ma il suo nome era comunque da tempo sul mio radar: sapevo che nel 2018 aveva ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura e conoscevo già “Empusium”, di cui avevo sentito parlare molto bene da persone di cui mi fido.
L’occasione per colmare questa lacuna è arrivata con una nuova edizione di “Guida il tuo carro sulle ossa dei morti” in uscita per Bompiani. Mi è sembrato quindi il momento giusto per avvicinarmi finalmente alla sua narrativa e capire che cosa avesse spinto i nostri amici svedesi a riconoscere in questa autrice originaria di Sulechów una delle voci più importanti della letteratura contemporanea.
Con una trasferta in Polonia ormai alle porte e la curiosità di scoprire un’autrice che, fino a quel momento, avevo soltanto sfiorato, la scelta è sembrata quasi naturale. O forse dovrei dire astrologicamente inevitabile… ma su questo, meglio lasciare la parola a Janina.
RECENSIONE DI “GUIDA IL TUO CARRO SULLE OSSA DEI MORTI”
Janina Duszejko, una protagonista da prendere sul serio?
La prima cosa che colpisce in “Guida il tuo carro sulle ossa dei morti” è Janina Duszejko. Ha circa sessant’anni, vive quasi isolata in una piccola comunità al confine tra Polonia e Repubblica Ceca, ama gli animali, studia astrologia, traduce William Blake e ha l’abitudine di chiamare le persone con soprannomi che ritiene più adatti alla loro personalità. Insomma, non è esattamente il tipo di protagonista che ci aspetteremmo di trovare al centro di un thriller.
Eppure è proprio lei a raccontarci la storia e, soprattutto, a cercare di dare un senso agli eventi che la circondano. Il problema è che, fin dalle prime pagine, non è sempre facile capire quanto possiamo fidarci del suo punto di vista. Janina è una donna lucida che osserva con attenzione una realtà che gli altri preferiscono ignorare, oppure è così immersa nelle proprie convinzioni da vedere connessioni dove non ce ne sono? Tokarczuk gioca continuamente su questo confine, lasciando che sia il lettore a decidere quanto prendere sul serio le sue teorie.
È anche una protagonista che mi ha ricordato quanto possa essere interessante mettere al centro di una storia una donna anziana ancora piena di idee, curiosità e voglia di intervenire sul mondo. Un aspetto che ritroviamo, con toni completamente diversi, anche in romanzi come “Residenza per signore sole” di Masako Togawa e “Il Club dei delitti del giovedì” di Richard Osman: in entrambi i casi, l’età dei protagonisti non rappresenta un limite, ma diventa quasi uno strumento per guardare la società da una prospettiva diversa. Janina, però, è decisamente più inquietante: non vuole semplicemente dimostrare di essere ancora capace di risolvere un mistero, ma mette in discussione le regole stesse con cui gli altri stabiliscono cosa sia normale, razionale o giusto.
Janina può essere eccentrica, lunatica, persino esasperante, ma sarebbe un errore liquidarla semplicemente come una vecchia signora stravagante. Perché mentre gli altri personaggi continuano a non prenderla sul serio, noi iniziamo a domandarci se non sia proprio lei ad aver visto qualcosa che tutti gli altri hanno scelto di non vedere.
Un thriller… o forse no?
“Guida il tuo carro sulle ossa dei morti” sembra inizialmente avere tutti gli ingredienti del thriller: c’è un cadavere, ci sono altri omicidi, ci sono dei sospetti e c’è una protagonista che, convinta che dietro quelle morti si nasconda qualcosa di molto più grande, decide di mettersi a indagare. Eppure, andando avanti con la lettura, diventa sempre più difficile capire esattamente che tipo di storia stiamo leggendo.
Per buona parte del romanzo Tokarczuk sembra divertirsi a spostare continuamente i confini del genere. A tratti siamo dentro un giallo quasi classico, poi la storia prende una piega più surreale: in altri momenti il mistero passa in secondo piano e lascia spazio alle riflessioni di Janina sulla natura, sulla società, sulla caccia o sull’astrologia. Il risultato è un romanzo che procede rapidamente, ma che non ci offre mai un terreno completamente stabile su cui appoggiarsi.
Al centro di questa ambiguità c’è ancora una volta Janina. Dobbiamo credere alle sue intuizioni? Quando sostiene che gli animali possano avere un ruolo nelle morti che stanno sconvolgendo la comunità, sta davvero osservando qualcosa che gli altri non riescono a vedere oppure sta costruendo una spiegazione coerente con le proprie convinzioni? Tokarczuk non sembra avere fretta di rispondere, e forse è proprio questa incertezza a rendere la lettura così interessante.
La cosa curiosa è che, nonostante la struttura piuttosto insolita, il romanzo non risulta affatto pesante. Al contrario, è una lettura veloce, sostenuta da una narrazione in prima persona molto riconoscibile e da una protagonista che, nel bene e nel male, continua a trascinarci dietro di sé. Anche quando le sue teorie diventano sempre più eccentriche, viene voglia di capire dove ci porteranno.
Più che un thriller in senso stretto, quindi, “Guida il tuo carro sulle ossa dei morti” sembra utilizzare il mistero come un pretesto per parlare di altro. Tokarczuk costruisce una storia che ci invita a cercare il colpevole, ma contemporaneamente ci costringe a chiederci quanto sia affidabile chi ci sta raccontando la storia.
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Quando le parole cercano un significato
Uno degli aspetti che ho trovato più affascinanti di “Guida il tuo carro sulle ossa dei morti” è il rapporto che Janina ha con le parole. Non sono mai semplicemente uno strumento per raccontare ciò che accade: sembrano piuttosto un modo per cercare di comprendere il mondo. Janina presta attenzione ai nomi, ai significati, alle traduzioni e soprattutto alle parole di William Blake, che conosce e interpreta con grande passione. Persino i nomi delle persone che incontra diventano per lei qualcosa da mettere in discussione, tanto da preferire spesso soprannomi che considera più adatti alla loro vera natura.
Lo stesso vale per l’astrologia. Janina legge gli oroscopi con una serietà che potrebbe sembrare quasi comica, ma per lei non si tratta semplicemente di una stranezza o di un passatempo: gli astri sono un altro linguaggio attraverso cui interpretare ciò che accade. Dove noi vediamo una coincidenza, lei cerca un segno. Dove gli altri vedono un evento casuale, Janina prova a costruire una relazione tra le cose.
È proprio questo bisogno di trovare un significato che rende ancora più interessante il dubbio sulla sua affidabilità. Se Janina è convinta che ogni elemento della realtà abbia un significato nascosto, quanto delle sue teorie nasce da ciò che osserva davvero e quanto, invece, dalla necessità di trovare una spiegazione? Tokarczuk non separa mai completamente queste due possibilità, lasciando che la razionalità e l’ossessione convivano nella stessa protagonista.
In questo aspetto ho ritrovato, seppure in maniera molto diversa, qualcosa che mi ha fatto pensare a Han Kang e in particolare a “L’ora di greco”. Anche lì le parole non sono soltanto un mezzo per raccontare una storia, ma diventano qualcosa da interrogare, un modo per avvicinarsi a ciò che è difficile da esprimere o comprendere. Tokarczuk percorre una strada completamente diversa: qui la lingua si intreccia con la traduzione, la poesia, l’astrologia e la continua ricerca di connessioni. Ma in entrambi i casi emerge una stessa fascinazione per il potere delle parole e per il significato che siamo capaci di attribuire loro.
Forse è anche per questo che Janina funziona così bene come voce narrante. Non si limita a raccontarci quello che succede: ci offre continuamente la sua interpretazione del mondo. E noi, proprio come quando ascoltiamo qualcuno che è convinto di aver trovato un significato dove gli altri non ne vedono nessuno, dobbiamo decidere quanto crederle. Perché in fondo il vero mistero del romanzo non è soltanto scoprire chi si nasconde dietro le morti: è capire se Janina sta davvero leggendo i segni che ha davanti agli occhi oppure se è lei stessa a crearli.
Giustizia o vendetta?
Dietro il mistero degli omicidi, “Guida il tuo carro sulle ossa dei morti” nasconde una domanda molto più scomoda: chi decide cosa sia giusto? Janina ha una posizione molto chiara nei confronti della caccia e del modo in cui gli esseri umani trattano gli animali. Ai suoi occhi, la distinzione tra le vite che meritano rispetto e quelle che possono essere sacrificate per divertimento o tradizione è profondamente ingiusta. E più la storia procede, più diventa evidente che la sua indignazione non è soltanto una delle tante eccentricità del personaggio, ma il centro della sua visione del mondo.
Tokarczuk, però, evita di trasformare Janina in una semplice portavoce delle proprie idee. Possiamo comprendere le sue ragioni e persino condividere molte delle sue battaglie, ma questo non significa necessariamente accettare il modo in cui decide di combatterle.
Anche il rapporto tra esseri umani e natura viene raccontato in maniera tutt’altro che rassicurante. Gli animali non sono semplicemente uno sfondo della vicenda e la caccia non è soltanto un elemento della trama: sono parte di una riflessione più ampia sul nostro rapporto con ciò che consideriamo inferiore, sacrificabile o privo di una propria voce. Janina si schiera dalla parte di chi quella voce non ce l’ha, ma lo fa in maniera così radicale da costringerci a interrogarci sulle conseguenze delle sue convinzioni.
Forse è questo il merito maggiore del romanzo: Tokarczuk non ci chiede necessariamente di scegliere tra Janina e la comunità che la circonda. Ci mette invece nella posizione scomoda di poter pensare che Janina abbia ragione su alcune cose e torto su altre, senza che una delle due possibilità cancelli completamente l’altra.
In fondo, la vera ambiguità del romanzo non riguarda soltanto la sanità mentale della protagonista o la natura degli omicidi. Riguarda il nostro stesso concetto di giustizia. Se siamo convinti che una società stia proteggendo i colpevoli e ignorando le vittime, fino a che punto siamo disposti a spingerci per correggere quella che consideriamo un’ingiustizia? E quando superiamo quel limite, stiamo ancora cercando giustizia oppure abbiamo semplicemente iniziato a chiamare la nostra vendetta con un nome più nobile?
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A CHI CONSIGLIO “GUIDA IL TUO CARRO SULLE OSSA DEI MORTI”?
“Guida il tuo carro sulle ossa dei morti” è una lettura che consiglierei soprattutto a chi ama i romanzi difficili da incasellare. Se cercate un thriller puro, costruito intorno al mistero e alla ricerca del colpevole, probabilmente potreste rimanere un po’ spiazzati: Tokarczuk utilizza il giallo come punto di partenza, ma è molto più interessata a ciò che si nasconde dietro la vicenda che alla semplice risoluzione del mistero.
È invece un libro che può conquistare chi apprezza protagonisti eccentrici, narratori poco affidabili e storie capaci di mescolare generi diversi. Janina è sicuramente il motivo principale per cui vale la pena entrare in questo romanzo: è una voce originale, ironica e imprevedibile, capace di portare il lettore a interrogarsi continuamente su quanto ci sia di vero nelle sue teorie.
Lo consiglierei anche a chi è interessato ai temi dell’animalismo, dell’ecologia e del rapporto tra esseri umani e natura, soprattutto se non cerca una trattazione puramente didascalica. Tokarczuk inserisce queste riflessioni direttamente nella storia, facendole diventare parte del mistero e della personalità di Janina.
Infine, è una buona scelta per chi vuole avvicinarsi a Olga Tokarczuk senza affrontare uno dei suoi romanzi più impegnativi. Pur avendo diversi livelli di lettura, “Guida il tuo carro sulle ossa dei morti” è infatti una lettura piuttosto veloce e scorrevole, capace di intrattenere mentre lascia qualche domanda scomoda sul nostro modo di giudicare gli altri, la natura e persino ciò che consideriamo giusto.
In definitiva, non è un romanzo che consiglierei per il semplice gusto di scoprire “chi è l’assassino”. Lo consiglierei piuttosto a chi, una volta arrivato all’ultima pagina, ha ancora voglia di chiedersi se Janina fosse davvero pazza, davvero lucida… o forse entrambe le cose.
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