TITOLO: I baffi
AUTORE: Emmanuel Carrère
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 1986 in Francia
CASA EDITRICE: Adelphi
GENERE: Narrativa
Direttamente da “I baffi”:
Doveva scomparire. Non necessariamente dal mondo, ma di sicuro dal suo, dal mondo che conosceva e che lo conosceva, perché le condizioni della vita in quel mondo erano ormai compromesse, incancrenite dall’effetto di una mostruosità incomprensibile che gli toccava rinunciare a comprendere oppure affrontare tra le mura di un ospedale psichiatrico.
RIASSUNTO DELLA TRAMA DI “I BAFFI”
Un uomo, su un impulso improvviso, decide di tagliarsi i baffi, convinto che la moglie e gli amici noteranno immediatamente il cambiamento. Ma quando nessuno sembra accorgersene, la sua realtà inizia a sgretolarsi. Sua moglie nega che lui abbia mai avuto i baffi, gli amici confermano la sua versione e persino le vecchie foto sembrano dargli torto. Confuso e sempre più ossessionato dalla situazione, l’uomo sprofonda in un vortice di paranoia e smarrimento, mettendo in dubbio non solo i ricordi, ma anche la propria identità.
COSA MI HA SPINTO A LEGGERE “I BAFFI”?
Lo scorso anno, durante il nostro Club del Libro, a settembre ci siamo trovati a scegliere un autore francese. La ricerca è stata tanto difficile quanto entusiasmante: la letteratura francese è una delle più ricche al mondo, e mai come in quel mese la scelta è stata ardua. Alla fine, ho optato per “Fratelli d’anima” di David Diop (ma sono riuscito ad aggiungerci anche “Bonjour Tristesse” di Françoise Sagan). Tuttavia, mi ero ripromesso di recuperare altri titoli rimasti sulla mia lista.
Tra questi ne spiccavano alcuni di Emmanuel Carrère, un autore che avevo sempre voluto leggere ma per cui non si era mai presentata l’occasione giusta. Una volta deciso di colmare questa lacuna, ho avuto solo l’imbarazzo della scelta, visto che (per fortuna) molti dei suoi libri sono disponibili in Italia. Dopo un po’ di esitazione, ho scelto uno dei suoi titoli più noti: “I baffi”. Pubblicato in Francia nel 1986, prima ancora che io nascessi, questo libro è tornato prepotentemente nelle librerie negli ultimi mesi, a conferma della sua straordinaria attualità.
COSA MI È PIACIUTO E COSA HO APPREZZATO MENO
“I baffi“ è un libro che parte con una premessa apparentemente semplice, ma si trasforma rapidamente in un vortice di ansia e paranoia. Già dalle prime pagine mi sono sentito completamente immerso in questa storia, impossibile da interrompere. L’inizio, con il suo ritmo pacato e quasi banale, nasconde una tensione sotterranea che cresce come una valanga. Quello che all’inizio sembra un gioco diventa ben presto un incubo senza via d’uscita.
LA BANALITÀ DI UN GESTO E IL CROLLO DELLA REALTÀ
Tutto comincia con un’azione quotidiana, apparentemente insignificante: un uomo decide di radersi i baffi. Un cambiamento minimo, quasi impercettibile, eppure capace di innescare una reazione a catena devastante. Dopo essersi rasato, il protagonista si aspetta una reazione da parte della moglie, un semplice commento, un cenno, un sorriso. Ma lei non nota nulla. Quando escono con gli amici, nemmeno loro accennano alla sua nuova immagine. All’inizio l’uomo pensa che sia uno scherzo orchestrato ai suoi danni, una piccola burla innocente. Ma con il passare delle ore, il fastidio cresce. Possibile che nessuno abbia notato il cambiamento? O peggio, che nessuno voglia notarlo?
Da qui, il gioco diventa ossessione. Ogni tentativo di riportare l’attenzione sulla sua trasformazione viene ignorato o liquidato come assurdo. La moglie arriva addirittura a sostenere che lui non abbia mai avuto i baffi. Il protagonista cerca disperatamente conferme, ma ogni persona intorno a lui sembra confermare la versione della moglie. La realtà si frantuma pezzo dopo pezzo, e il confine tra ciò che è vero e ciò che è immaginato diventa sempre più labile. Il protagonista si aggrappa ai suoi ricordi, cerca disperatamente una fotografia, una prova tangibile della sua vecchia immagine, ma nulla sembra esistere. È come se la sua vita fosse stata riscritta senza il suo consenso.
UN VIAGGIO NELLA PARANOIA (ANCHE PER IL LETTORE)
Uno degli aspetti più affascinanti del libro è che anche il lettore si ritrova risucchiato in questa spirale di insicurezza. Ma questi baffi… c’erano davvero, oppure no? Essendo un romanzo, non possiamo verificarlo: siamo costretti a scegliere se fidarci del protagonista o delle persone che lo circondano. È una scelta difficile, perché Carrère dissemina indizi contrastanti, aumentando il nostro senso di smarrimento. Stiamo assistendo alla discesa nella follia di un uomo o a una manipolazione orchestrata ai suoi danni?
Carrère è abile nel creare una sensazione di crescente disagio. La narrazione, sempre più tesa e claustrofobica, ci fa dubitare di ogni parola, di ogni gesto, di ogni interazione. La storia, che inizialmente sembrava quasi comica, assume presto tinte inquietanti. Il protagonista è un uomo qualunque, senza particolari fragilità apparenti, eppure in poche pagine si ritrova intrappolato in un incubo senza via d’uscita. E noi con lui. Ci chiediamo: se una cosa così piccola può sgretolare la sua percezione della realtà, cosa impedisce che accada anche a noi? Quanto è fragile la nostra convinzione di essere chi siamo?

CARRÈRE, McGRATH, PIRANDELLO: IDENTITÀ IN FRANTUMI
Durante la lettura, mi sono venuti in mente due romanzi che affrontano temi simili: “Follia” di Patrick McGrath e “Uno, nessuno, centomila” di Luigi Pirandello. Il primo perché esplora il modo in cui un’ossessione mentale può distruggere una relazione e condurre alla rovina; il secondo per la riflessione sull’identità, che in entrambi i casi viene minata da un evento apparentemente banale.
Come in “Follia”, “I baffi” mostra come la psiche umana possa sgretolarsi poco alla volta, come un tarlo che lavora dall’interno fino a divorare tutto. Anche qui c’è una coppia, e anche qui il confine tra realtà e immaginazione diventa sempre più sfumato, fino a non distinguere più chi sia vittima e chi carnefice. La differenza principale sta nel tono: mentre McGrath costruisce un dramma psicologico con sfumature gotiche, Carrère preferisce un realismo quasi disturbante, che rende l’incubo ancora più angosciante.
Il parallelo con “Uno, nessuno, centomila” è altrettanto interessante. Pirandello ci mostra come l’identità non sia un concetto fisso, ma una somma di percezioni altrui. Il protagonista di “I baffi” subisce una crisi identitaria analoga: se tutti dicono che lui non ha mai avuto i baffi, allora qual è la verità? La sua identità è costruita su un ricordo, ma se quel ricordo viene negato da chi gli sta intorno, può ancora essere reale? Mentre Pirandello affronta il tema con una riflessione filosofica, Carrère lo trasforma in un thriller psicologico soffocante, in cui l’angoscia del protagonista diventa anche la nostra.
Carrère ci dimostra che non c’è bisogno di grandi eventi traumatici per mettere in discussione la nostra percezione della realtà. Basta un dettaglio fuori posto. Basta un’ombra di dubbio. Basta un paio di baffi.
A CHI RACCOMANDO “I BAFFI”?
“I baffi” di Emmanuel Carrère è un libro ideale per chi ama i romanzi psicologici che mettono alla prova la percezione della realtà. È perfetto per i lettori affascinati dalle storie di paranoia e identità, in cui la linea tra lucidità e follia si assottiglia sempre di più.
Se avete apprezzato autori come Patrick McGrath o Luigi Pirandello, o se vi intrigano le narrazioni che trasformano la quotidianità in un incubo inquietante, questo romanzo fa per voi. Inoltre, è consigliato a chi cerca una lettura breve ma intensa, capace di lasciare un segno ben oltre l’ultima pagina.
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