TITOLO: Il cognome delle donne
AUTORE: Aurora Tamigio
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2023
CASA EDITRICE: Feltrinelli
GENERE: Narrativa, Romanzo
Tratto direttamente da “Il cognome delle donne”:
Patrizia si aggiusta la cintura di seta e punta il naso contro le sue sorelle. “Lo sapete vero che il cognome delle donne è una cosa che non esiste. Portiamo sempre quello di un altro maschio.”
RIASSUNTO DELLA TRAMA DI “IL COGNOME DELLE DONNE”
Sicilia. Cinque donne. Tre generazioni: nonna Rosa, madre Selma e le figlie, Patrizia, Lavinia e Marinella. Un racconto che spazia dagli anni Venti agli anni Ottanta del Novecento. Donne legate dal sangue e dalla loro storia, tutte diverse tra loro, ma sempre assieme. E una costante presenza, fisica prima e spirituale dopo, del nonno, marito di Rosa, Sebastiano Quaranta.
Rosa trova l’amore vero con Sebastiano, e insieme vivono un matrimonio felice crescendo tre figli stupendi. Fernando, il più grande e il rubacuori, Donato, che sarà chiamato ai voti e partirà per il seminario, e Selma, mani delicate quanto i ricami che la renderanno maestra nell’arte del ricamo. Rosa si era sposata dopo essere scapata dal padre e fratelli abusivi con lei, ma ai quali non si è mai piegata. Col marito apre un’osteria che diventerà un punto d’incontro per i quattro paesi circostanti.
Sebastiano parte per la guerra, e Rosa si ritrova sola a tirar su tre figli e a mandare avanti l’osteria. Selma cresce e diventa una ricamatrice molto apprezzata finché non incontra Santi Maraviglia. Ed è quanto Santi diventa il capo famiglia che i problemi iniziano. Selma darà alla luce le tre figlie Patrizia, Lavinia e Marinella. Santi rubando quel denaro che Rosa aveva faticosamente messo da parte per Selma, compra una casa in città costringendo la famiglia a trasferirsi. Rosa che non vuole lasciare Selma sola, vende l’osteria e segue la famiglia della figlia.
Dalla forza di carattere di Rosa, alla passività di Selma, passando per Patrizia e il suo spirito combattivo, Lavinia che fungerà come collante tra sorelle, e Marinella che sarà sempre protetta e curata dalle sorelle più grandi. Un racconto che ci porta da un piccolo paesino di montagna, dove la storia di Rosa e Sebastiano si svolge, per poi spostarsi nella vita in città con Selma e suo marito Santi Maraviglia.
COSA MI HA SPINTO A LEGGERE “IL COGNOME DELLE DONNE”?
Come avevo menzionato nella recensione di “Come l’arancio amaro“, ero indeciso su quale libro iniziare per scoprire Milena Palminteri. E alla fine sapevo che li avrei letti uno dietro l’altro.
Durante l’estate mentre cercavo nuovi e vecchi libri da leggere, mi ero ritrovato con un sacco di menzioni per “Il cognome delle donne” di Aurora Tamigio. Era in classifica in molti siti, avendo anche vinto il Premio Bancarella 2024. Un buon segno perché anche “La Portalettere” di Francesca Giannone, un libro che ho adorato, aveva vinto lo stesso premio l’anno scorso. E non dimentichiamoci che è una saga familiare, che inizia con nonna Rosa, o mamaranna come la chiamavano le tre nipoti, e che si conclude proprio con loro.
Insomma, i tre elementi che me l’hanno fatto scegliere sapendo che mi sarebbe piaciuto sono stati:
- Recensioni positive, in diverse classifiche e molti utenti ne parlavano sui social
- Vincitore del Premio Bancarella 2024
- Racconta benissimo di una saga familiare incentrata su cinque donne
COSA MI È PIACIUTO E COSA NON MI È PIACIUTO
Un libro scritto benissimo che mi ha fatto ridere, piangere e pure incazzare (passatemi il termine!). Una cosa in cui Aurora Tamigio è riuscita benissimo è la creazione dei personaggi, e in particolare di Santi Maraviglia. Un uomo insulso, incapace, senza arte ne parte. Uno schifio di uomo detto, utilizzando uno dei termini del libro. Ogni volta che appariva nel racconto riusciva a combinare qualcosa che mi ha fatto uscire dai gangheri: non ne ha combinata una giusta durante tutto il libro. E forse è proprio questa la capacità di una scrittrice come la Tamigio, che crea personaggi che si possono amare o disprezzare. Ed è attraverso questi personaggi che la storia prende forma, con la forza delle donne che si rivela quotidianamente e costantemente.
Da Rosa che sfugge da un padre e da fratelli violenti, ma che trova la pace con Sebastiano Quaranta e crea una famiglia piena di amore e supporto. Passando per Selma, diversa dalla madre, ma che accetta il proprio destino con tenacia, essendoci sempre a suo modo, per le tre figlie. Con Patrizia che sfida il padre Santi, e che darà un futuro alla sorelle. Lavinia, la figlia di mezzo, bellissima come Virna Lisi e che ricorda la nonna quando cucina e si prende cura della casa. E la più piccola, Marinella, che sostenuta e aiutata dalle sorelle riesce pure a vivere in Inghilterra perché portata per l’inglese.

Una forza derivante dalle difficoltà ma che crea personaggi bellissimi che ci entrano nel cuore. Un racconto che nonostante ambientato nel passato è modernissimo, che riporta la vita di donne di tutti i giorni. Duro in alcuni punti, ma che porta anche la leggerezza di saper vivere e l’amore che si genera dalle disgrazie. Le tre sorelle perdono la madre e la nonna, ma rimangono unite più di prima.
UN RACCONTO SULLA FORZA DELLE DONNE IN GRADO DI CAMBIARE QUELLO CHE STANNO VIVENDO GRAZIE ALLA LORO VOLONTÀ DI VIVERE
E troviamo invece uomini, che nonostante ci siano fisicamente, sono incapaci di prendere azione. Da Fernando che non interviene quando le nipoti vengono maltrattate dal padre. Donato che ha preso i voti e che non riesce a stare vicino alla famiglia come vorrebbe. Arrivando a Peppino, ragazzo che Patrizia ha conosciuto in collegio e che sarà una presenza costante nel racconto visto il legame paterno di Donato nei sui confronti, ma che non concretizza mai un aiuto definitivo alle tre sorelle.
L’unico uomo sempre presente è proprio Sebastiano Quaranta, nonostante non torni a casa dalla guerra lasciando Rosa sola con i figli. Ma come forza spirituale lui c’è, si manifesta alle donne della sua famiglia per far sentire la sua presenza. L’unico uomo pieno di amore che passa di generazione in generazione attraverso le donne della sua famiglia. Un amore ruvido, non sempre espresso, che però c’è sempre, soprattutto nel momento del bisogno.
Insomma alla fine le tre ragazze si arrangiano in tutto, dal trovare un luogo in cui vivere, un lavoro e un posto in una vita che le ha solo fatte crescere in sofferenza. Davvero questa forza che Patrizia, Lavinia e Marinella trovano è d’ispirazione. Un racconto che porta vite di tutte noi nero su bianco, un racconto senza tempo che ci aiuta a trovare la forza di andare avanti.
Rispetto ad altre saghe familiari, “Il cognome delle donne”, tralascia un po’ il contesto politico e sociale dell’epoca. Sebastiano Quaranta parte per la guerra, sappiamo questo, ma non ci sono molti altri riferimenti storici, e forse non è del tutto negativo. Alla fine quello che conta, e proprio per rendere questo romanzo un classico, la Tamigio ha focalizzato l’attenzione sui personaggi e le loro disavventure.
A CHI RACCOMANDO “IL COGNOME DELLE DONNE”?
Se avete amato “Come l’arancio amaro” o “La Portalettere” vi consiglio vivamente questo libro. L’ho letto in pochi giorni perché ciascuna sezione è dedicato ad una delle donne della famiglia: Rosa, Selma, Patrizia, Lavinia e Marinella. E il libro ti rapisce così tanto che vuoi sapere cosa succede dopo. Veramente se cercate un libro scorrevole, scritto benissimo, dalla storia appassionante, questo fa per voi.
Per altro un particolare molto interessante, e di cui sto ancora cercandone il significato, ogni nuova sezione aggiungeva un capitolo in più rispetto alla precedente. Per esempio la storia di Rosa, la prima nel libro, ha tre capitoli, mentre quella di Marinella, che chiude il libro, ne ha sette.
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