TITOLO: Il colibrì
AUTORE: Sandro Veronesi
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2019
CASA EDITRICE: La nave di Teseo
GENERE: Narrativa, Romanzo
Tratto direttamente da “Il colibrì”:
Ma è vero che se una storia d’amore non finisce, o come in questo caso nemmeno comincia, essa continuerà a perseguitare la vita dei protagonisti con il suo nulla di cose non dette, azioni non compiute, baci non dati.
RIASSUNTO DELLA TRAMA DI “IL COLIBRÌ”
Marco Carrera è un oculista sposato con una figlia. Una sorella maggiore, un fratello minore. Un padre e una madre. Sembrerebbe il quadro perfetto della vita di un uomo felice. Purtroppo le apparenze ingannano. In una serie di eventi che si susseguono negli anni, Marco perde più e più volte la vita che conosce. Persone entrano ed escono dalla sua vita, eventi disastrosi, e una difficoltà dopo l’altra. Un amore impossibile mai realizzato permane nella sua vita e, proprio così come non è iniziato, mai finisce, lasciando Marco sempre in bilico sul significato che quell’amore ha per lui. Una moglie fragile, una figlia determinata, un fratello che sparisce, e una sorella che viene a mancare. I genitori che invecchiano e fanno gara a chi verrà preso prima dal cancro. E una nipote, Miraijin, dal giapponese “l’uomo de futuro”. Un futuro che Marco accoglie a braccia aperte attraverso questa bimba di cui si dovrà occupare.
Un libro che racconta la vita di uomo che cambia costantemente, tra gioie e dolori, tra amori e bugie, ma sempre con un lume di speranza in fondo al cuore. Perché Marco nonostante tutto quello che succede, cerca immancabilmente di non muoversi, di non cambiare, proprio come il colibrì che mette tutte le proprie energie nell’esercizio di stare fermo.
COSA MI HA SPINTO A LEGGERE “IL COLIBRÌ“?
A Gamobu abbiamo iniziato a seguire i principali premi letterari italiani, come il Premio Bancarella e il Premio Strega. Questo perché, vivendo entrambi all’estero, sia io che Andrea cerchiamo di rimanere connessi al mercato editoriale italiano. Quando si vive in un altro paese, infatti, i libri a cui si è esposti sono molto diversi, e seguire questi premi ci fa sentire un po’ più vicini a casa.
È proprio curiosando tra i vincitori del Premio Strega degli anni passati che mi sono imbattuto ne “Il colibrì” di Sandro Veronesi. La trama mi ha catturato subito, soprattutto per il modo in cui, pur affrontando eventi tragici, riesce a trasmettere un’aura di positività.
COSA MI È PIACIUTO E COSA NON MI È PIACIUTO
Questo libro, pur essendo stato pubblicato cinque anni fa, è stata una delle letture più belle che ho fatto quest’anno. Sandro Veronesi ha saputo creare personaggi straordinari e realistici, che accompagnano il lettore dall’inizio alla fine. Marco, il protagonista, affronta una serie infinita di sfide nel corso della sua vita, rimanendo sempre fedele a se stesso e cercando di vivere al meglio nonostante le conseguenze degli eventi che lo travolgono.
La famiglia di Marco è il fulcro della storia. Dalla relazione stagnante dei suoi genitori, logorati dagli anni di matrimonio, alla sorella tanto brillante e acuta quanto fragile e isolata, fino al fratello minore che vive un costante senso di competizione con Marco. È una famiglia come tante, dove le dinamiche sono dettate dall’amore e dai caratteri individuali di ciascun membro. Ma tutto cambia quando qualcosa si spezza: la perdita di un membro fondamentale altera per sempre quei fragili equilibri. Veronesi descrive questo evento con tale profondità e realismo da far sentire il lettore parte integrante della storia, testimone di un momento che segnerà per sempre le vite dei protagonisti.
IL LUTTO CHE ROMPE GLI EQUILIBRI
Sandro Veronesi ci guida attraverso il dolore di un lutto familiare che stravolge ogni cosa. Un evento che distrugge alcuni legami e ne rafforza altri, mostrando con crudele realismo ciò che accade quando la perdita irrompe in una famiglia. Il lutto non lascia vie di mezzo: o unisce o divide. È una realtà toccante, difficile da accettare, ma incredibilmente vera. Alla fine, ci ricorda una verità inevitabile: prima o poi toccherà anche a noi, anche se tendiamo a credere che non accadrà mai.

Il racconto è strutturato in capitoli, ciascuno ambientato in un anno diverso della storia. Non segue un ordine cronologico lineare, ma alterna presente, passato e futuro. Tuttavia, a differenza di altre letture recenti che ho affrontato, ogni capitolo ha una collocazione precisa all’interno della trama, aiutando a esplorare in profondità relazioni e personaggi. È un lavoro minuzioso e ben calibrato, che coinvolge il lettore nella crescita di Marco, della sua famiglia e dei suoi affetti.
Se lo paragono a “Le otto vite di una centenaria senza nome”, anch’esso suddiviso per anni, “Il colibrì” risulta molto più facile da seguire. I salti temporali nel romanzo di Veronesi sono progettati in modo strategico per spiegare con chiarezza ciò che stiamo leggendo o ciò che accadrà, guidandoci nell’evoluzione della storia. In “Le otto vite di una centenaria senza nome”, il meccanismo è simile, ma ogni capitolo rappresenta una vita completamente diversa, con personaggi, luoghi e atmosfere che cambiano di continuo, rendendo la narrazione un po’ più complessa da seguire.
Va detto, però, che i due libri sono profondamente diversi. In entrambi i casi, l’uso dei salti temporali è efficace e crea l’effetto desiderato. Ne “Il colibrì”, questi salti ci aiutano a comprendere meglio la situazione attuale o ciò che verrà, mentre in “Le otto vite di una centenaria senza nome”, servono a mostrare come il personaggio principale abbia vissuto otto vite distinte, legate da un unico filo conduttore: la sua stessa esistenza.
VERONESI È MAGISTRALE NEL CREARE SALTI TEMPORALI CHE CI GUIDANO NELL’EVOLUZIONE DEI PERSONAGGI E DELLA LORO STORIA.
L’ultimo aspetto, costruito con straordinaria umanità, è un amore che non è mai iniziato e mai finito. La relazione tra Marco e Luisa, nata quando lei era adolescente e lui poco più che ventenne, non si concretizza mai, ma resta presente, silenziosa e persistente, per tutto il libro. È un amore che esiste, ma non davvero; che entrambi sentono, ma che, per ragioni mai del tutto esplicitate, non trova mai piena realizzazione.
È struggente e incredibilmente umano. Un’esperienza universale che rende Marco profondamente reale, come un amico a cui ci affezioniamo. Marco è noi, e proprio per questo la storia di “Il colibrì” si insinua nel cuore, nella pelle, nelle ossa. È un racconto che parla di noi, della fragilità e della bellezza dell’essere umani.
A CHI RACCOMANDO “IL COLIBRÌ“?
Questo libro è stato senza dubbio uno dei migliori che ho letto quest’anno, se non il migliore. La scrittura è impeccabile, la storia ti entra sotto pelle e, nonostante i salti temporali, Marco e la sua famiglia ti restano impressi a lungo. Se esiste un libro capace di spiegare davvero cos’è la resilienza umana, è questo.
Sandro Veronesi ha magistralmente costruito un personaggio – Marco – che rappresenta tutti noi, con la pienezza della vita intrecciata al vuoto dalla morte. Se cerchi un libro che racconta la vita, questo fa per voi.
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Ultima postilla: nel 2022 Franchesca Archibugi ha diretto l’omonimo film “Il colibrì” con Pierfrancesco Favino, Nanni Moretti e Laura Morante. Su Amazon lo potete vedere gratuitamente con l’abbonamento Amazon Prime. E se non lo avete, i primi 30 giorni è gratuito, basta che clicchiate QUI.

