TITOLO: La luce degli incendi a dicembre
AUTORE: Matteo Bussola
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2025
CASA EDITRICE: Einaudi
GENERE: Romanzo
Tratto direttamente da “La luce degli incendi a dicembre”:
E comunque, mi diceva, per costruire qualcosa devi uccidere o distruggere qual che c’era prima.
RIASSUNTO DELLA TRAMA DI “LA LUCE DEGLI INCENDI A DICEMBRE”
Margherita e Marcello hanno il mare nel nome. È una delle prime cose che si dicono, seduti uno di fronte all’altra su un treno su cui nessuno dei due, tecnicamente, dovrebbe trovarsi: lei è nella carrozza sbagliata, lui ha ceduto il posto per gentilezza. Un errore iniziale che sembra già un segno.
Durante quel viaggio, che diventa presto molto più di uno spostamento fisico, iniziano a parlarsi. Margherita sta scappando da un presente che le va stretto, da una famiglia e da ruoli che la fanno dubitare delle sue scelte. Marcello, invece, sta tornando a casa, cercando di raccogliere i cocci di una vita che si è spezzata. Lei se ne va, lui rientra.
Sono due persone diverse, per vissuto e modo di guardare il mondo, ma si riconoscono subito in una fragilità comune. “La luce degli incendi a dicembre” racconta proprio questo: l’incontro inatteso tra due anime perse che, parlando, riescono a vedersi davvero.
COSA MI HA SPINTO A LEGGERE “LA LUCE DEGLI INCENDI A DICEMBRE”?
I libri di Matteo Bussola mi piacciono sempre. Hanno qualcosa di profondamente reale, quella sensazione costante che i personaggi potrebbero essere chiunque di noi.
Dopo aver letto “Il rosmarino non capisce l’inverno“, “Notti in bianco, baci a colazione” e “La neve in fondo al mare” (che mi aveva colpito in modo particolare per la delicatezza con cui affronta una tematica complessa), quando ho visto questo nuovo romanzo non potevo non comprarlo.
In più, ho letto “La luce degli incendi a dicembre” sotto Natale, e nel romanzo mancano pochi giorni alle feste: una coincidenza perfetta, che ha reso questa lettura ancora più intima e giusta per le mie vacanze invernali.
LA RECENSIONE DI “LA LUCE DEGLI INCENDI A DICEMBRE“
Quando si raccolgono i cocci di una vita in frantumi
Il vero punto in comune tra Margherita e Marcello è il caos delle loro vite.
Margherita è all’ennesimo scontro con una realtà familiare che non assomiglia a ciò che aveva immaginato, o che forse non lo è mai stata davvero. Decide di partire per qualche giorno, lontano dal marito e dal figlio adolescente.
Marcello, invece, sta cercando di rimettere insieme i pezzi di un’esistenza che non si è solo rotta, ma si è quasi polverizzata.
Eppure sono lì, seduti uno di fronte all’altra, a parlare. A confrontarsi. E senza volerlo si trovano.
Numeri contro parole: due visioni che si incontrano
Lei lavora con i numeri, lui con le parole.
Margherita crede nelle statistiche, nei dati che cercano di spiegare la realtà incasellandola. Marcello, al contrario, cerca le storie individuali che quelle statistiche le smentiscono.
Ed è proprio questo scontro, generalizzazione contro individualità, a farli avvicinare. Raccontandosi, scoprono che dietro numeri e parole ci sono sempre vite complicate, fragili, imperfette. Due fragilità diverse che, invece di essere debolezza, diventano forza. E bellezza.

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Differenze di genere e il valore del dialogo
Tra Margherita e Marcello si crea subito una relazione basata sull’onestà. I loro punti di vista spesso non coincidono, soprattutto quando il discorso si sposta sulle disuguaglianze tra uomo e donna, sui ruoli in famiglia, sulle aspettative sociali.
Ma il confronto non diventa mai scontro. È dialogo vero, fatto di ascolto reciproco. Bussola mostra quanto sia possibile parlare di differenze di genere in modo equilibrato, senza stereotipi e senza conflitti forzati. Ed è forse uno degli aspetti più attuali e riusciti del romanzo. Un punto essenziale da portare con noi anche al di fuori del romanzo.
L’amore come possibilità inattesa
L’incontro casuale, gli errori iniziali, quel viaggio che sembra capitato per caso: tutto contribuisce a far nascere qualcosa di inaspettato. Una scintilla. Una connessione che spaventa entrambi, perché ognuno ha già una vita.
Ma è anche una luce che accende – o forse riaccende – la vita quando ormai sembrava troppo tardi.
Margherita sente con forza il peso delle versioni di sé che non potrà più essere. Questo passaggio è uno dei più dolorosi e riusciti del romanzo:
Si trattava, semplicemente, dell’improvvisa e feroce nostalgia per tutte le versioni di lei che non era più, che non avrebbe mai più potuto essere. Per la ragazza che non sarebbe mai più stata.
Un momento che mi ha ricordato molto “Veronika decide di morire” di Paulo Coelho: la presa di coscienza di una vita che sembra già chiusa, mentre le possibilità in realtà sono ancora molteplici.
Dalla realtà alla scrittura
Tutto ciò che leggiamo sembra così vicino perché lo è davvero. Bussola racconta che Marcello e Margherita esistono realmente: lui è il romanziere che ci restituisce il loro incontro, avvenuto nella vita vera.
Non vi dirò come finisce. Ma posso dirvi che questo breve romanzo è pieno di umanità, di parole dette al momento giusto, di silenzi che pesano quanto le frasi.
A CHI CONSIGLIO “LA LUCE DEGLI INCENDI A DICEMBRE”?
Se già conoscete Matteo Bussola, questo libro non può mancare. Se non lo conoscete, è un ottimo punto di partenza.
Il linguaggio diretto, fatto di dialoghi e piccoli gesti, ci fa sentire su quel treno insieme a Margherita e Marcello. Ho riso, ho riflettuto, mi sono riconosciuto in più punti. Insomma una lettura consigliata per questo 2026. Perché non siamo mai soli nel modo in cui ci sentiamo.
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