TITOLO: La promessa
AUTORE: Silvina Ocampo
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2010
CASA EDITRICE: laNuovafrontiera
GENERE: Narrativa
Tratto direttamente da “La promessa”:
Amare troppo acceca il ricordo, a volte.
RIASSUNTO DELLA TRAMA DI “LA PROMESSA”
Una donna in viaggio su un transatlantico in navigazione sull’oceano fa cadere la sua spilla. Per recuperarla, si sporge sul parapetto, ma finisce per cadere in acqua. Frastornata dalla caduta, si risveglia in mare con la nave ormai lontana. Presa dal panico, promette a Santa Rita, l’avvocata dell’impossibile, che se si fosse salvata, avrebbe scritto e completato un libro entro il suo prossimo compleanno.
Mentre galleggia nell’oceano, decide che il libro sarebbe stato una raccolta delle sue memorie, e così inizia una serie di racconti riguardanti tutte le persone che ha incontrato durante la sua vita. Alcuni di questi racconti si ripetono nel libro, anche se non sono mai identici, poiché vengono arricchiti di diversi dettagli di volta in volta.
Mentre la narrazione prosegue, diventa chiaro che la sorte della protagonista non è delle migliori. Non beve, non mangia, non riposa, e soprattutto inizia a perdere la speranza che la nave torni a riprenderla. La combinazione del suo stato mentale, fisico ed emotivo la porta a perdere spesso il filo dei suoi pensieri. I dettagli sono tanti e confusi, e inizia così un delirio che mescola la sua situazione presente con i ricordi.
Il libro non ha una vera e propria conclusione, e infatti non sapremo mai cosa ne sarà della protagonista, anche se possiamo immaginarlo.
COSA MI HA SPINTO A LEGGERE “LA PROMESSA”?
Il nostro Club del Libro di quest’anno esplora una nazione diversa ogni mese. Luglio era dedicato all’Argentina e, mentre cercavo informazioni sulla scena letteraria di questo paese, ho scoperto Silvina Ocampo. Ammetto che non conoscevo la scrittrice, a differenza di un autore più famoso come Jorge Luis Borges, per esempio (autore scelto da Andrea e di cui potete trovare la recensione de “L’Aleph” QUI). Avevo tra le mani anche “L’occasione” di Juan José Saer, ma alla fine la scrittrice mi aveva conquistato. Credo che nella storia ci siano troppe donne che non vengano riconosciute per il loro talento e che vengono dimenticate. Così, leggendo la trama di “La Promessa” e incuriosito da come la storia potesse evolvere, ho deciso di sceglierlo come libro del mese.
COSA MI È PIACIUTO E COSA NON MI È PIACIUTO
Una cosa da dire del libro è che “La Promessa” di Silvina Ocampo è stato iniziato nella metà degli anni ’60, rivisitato molte volte – soprattutto negli anni ’80 – ma mai davvero finito. Quello che leggiamo oggi non è un libro compiuto, ma l’ultima versione disponibile trovata tra le carte dell’autrice. E l’introduzione al libro ci dice che la ripetizione di alcune scene è parte del piano del romanzo, perché i ricordi sono ricorrenti.
Ed è proprio da questo punto che vorrei partire. Il ripetersi di alcuni ricordi è un’abitudine della mente umana a cui nessuno fa eccezione. Quando le nostre memorie affiorano, non seguono una sequenza temporale precisa. E non sempre ricordiamo allo stesso modo: a volte ci sono dettagli che emergono e altre volte no. Ed è proprio questo il senso della ripetizione che viene dato dai ricordi che emergono più di una volta nel libro.
I ricordi, così erratici, raccontati dalla narratrice senza nome seguono anche quella paura di rompere la promessa fatta a Santa Rita. Nella speranza di essere salvata da un miracolo, mentre agonizza galleggiando alla deriva, la nostra narratrice racconta tutto quello che le passa per la mente. E a volte salta da uno scenario all’altro senza darci il tempo di comprendere il cambio di scena.
“LA PROMESSA” : UNA SERIE DI RACCONTI CONCATENATI CHE CREANO UN “DIZIONARIO DEI RICORDI” DELLA NARRATRICE
Alcuni dei personaggi che appaiono sono ricorrenti e incatenati l’uno all’altro, ramificando un racconto con una trama chiara. Altri personaggi hanno capitoli piuttosto corti, a volte veramente stringati e fini a loro stessi, che non sono davvero connessi alla storia che stiamo leggendo. Questo modo di raccontare ci aiuta davvero a comprendere la situazione della narratrice: è un modo per lei anche di restare viva ripercorrendo la sua vita. Siamo parte della fine di una vita umana, o è così che ci aspettiamo il racconto finisca, visto che una vera fine il libro non ce l’ha.

E forse questo lasciarci in sospeso è una delle cose che non mi piacciono. Sarò io, ma a me piace sapere quello che succede dopo, dove finisce questa narratrice? Per carità, possiamo aspettarci che alla fine non sopravviva, considerando la situazione in cui si trova.
Anche seguire il flusso dei pensieri della narratrice non è sempre facilissimo. Personaggi entrano in scena senza alcuna connessione col racconto. E a volte dobbiamo tornare indietro per essere sicuri di non aver perso qualche pezzo. Ma la trovo una tecnica molto interessante per il fine del libro stesso. Se ci pensiamo, la nostra narratrice non ha davvero la mente lucida. Sta galleggiando nel mezzo del mare con l’ansia che non arriverà al domani. E consapevole della sua promessa, cerca in tutti i modi di stare a galla creando per il lettore un vero e proprio flusso di coscienza! E trovo che il mescolare i dettagli che vive nel momento presente (per esempio parla di come si guarda i piedi che emergono dall’acqua) con i ricordi, soprattutto nei racconti che precedono la fine, sia un segnale chiarissimo che stia perdendo il senno.
A CHI RACCOMANDO “LA PROMESSA”?
Un libro con meno di 160 pagine, ma pieno di emozioni e di personaggi curati nei minimi dettagli. Alcuni racconti e passaggi vanno riletti per comprendere appieno la situazione, soprattutto perché la trama non possiede una linea temporale semplice da seguire come già menzionato. Però trovo che mentre siamo sotto l’ombrellone e cerchiamo un piccolo libro per tenerci compagnia, questo fa al caso nostro. Trovo che sia un’ottima occasione per avvicinarsi alla letteratura Sud Americana, soprattutto con una scrittrice dalle notevoli doti narrative
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