TITOLO: La signora del Neroli
AUTORE: Chiara Ferraris
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2025
CASA EDITRICE: Piemme
GENERE: Romanzo
Tratto direttamente da “La signora del Neroli”:
La vita è quanto ci rimane tra un arrivo e una partenza.
RIASSUNTO DELLA TRAMA DI “LA SIGNORA DEL NEROLI“
Vallebona, piccolo borgo del Ponente ligure, vive del profumo degli aranci amari. Le loro zagare – i fiori bianchi e delicatissimi – sono il cuore pulsante del paese: da un lato l’acqua ai fiori d’arancio, usata in pasticceria; dall’altro il neroli, essenza preziosa utilizzata nell’arte della profumeria.
Emma, la protagonista, è cresciuta in mezzo agli aranceti e ne conosce ogni segreto. Ama i fiori, i tempi della raccolta, i gesti delle raccoglitrici, le ragazze dalle mani agili che ogni maggio si radunano a Vallebona per la raccolta dei fiori di arancio. Quest’anno è lei a dover decidere quale sorella potrà ancora partecipare alla raccolta, scelta che farà esplodere la rivalità con Elisabetta, più giovane di un anno.
Ma questo è anche l’anno in cui Domenico Fontana, figlio dei proprietari della tenuta, comincia a guardarla con occhi diversi. E non sarà il solo: anche Giordano, cugino di Domenico e avvocato torinese, rimarrà affascinato da Emma. Al centro del romanzo c’è però lei, la sua autodeterminazione, la sua battaglia silenziosa in un mondo dominato dagli uomini, e il suo desiderio di proteggere gli aranceti che sente come parte della propria identità.
Tra violenze subite e conquiste personali, visione e tenacia, Emma trasforma il proprio legame con gli aranci nella chiave per cambiare il proprio destino. La sua storia è poetica, potente, narrata con un’attenzione rara al territorio ligure e ai suoi profumi.
COSA MI HA SPINTO A LEGGERE “LA SIGNORA DEL NEROLI“?
Avevo voglia di un’altra saga familiare. I lettori di Gamobu lo sanno: è un genere che amo, perché spesso racchiude il cuore delle relazioni umane. Pensavo che “La signora del Neroli” appartenesse a questa categoria. E invece, con sorpresa positiva, mi sono trovato davanti a un romanzo più intimo, che segue Emma da vicino, come se fossimo accanto a lei tra gli aranci in fiore.
L’altra ragione è molto personale: lavoro da nove anni nell’industria del profumo e della bellezza. Il neroli è un ingrediente fondamentale, amatissimo nella profumeria contemporanea, e mi incuriosiva capire come sarebbe stato raccontato in narrativa. Scoprire gli aranci amari e la loro storia attraverso gli occhi di Emma è stato davvero un piacere.
Ringrazio Francesca della casa editrice Piemme per avermi inviato una copia del libro e la possibilità di leggere una storia che merita.
LA RECENSIONE DI “LA SIGNORA DEL NEROLI“
Una storia che parte dagli aranceti, ma parla di identità
“La signora del Neroli” non racconta solo il mondo delle essenze profumate o la bellezza degli aranceti liguri, anche se questi elementi rappresentano il centro emotivo della vita di Emma. La protagonista, cresciuta in una famiglia di umili origini, vive un amore assoluto per le zagare, i fiori bianchi dell’arancio amaro: le osserva, le rispetta, le raccoglie con devozione. È attraverso questo legame che si aprono le prime grandi tematiche del romanzo.
Emma e l’autodeterminazione in un mondo di uomini
Emma non è la classica donna dell’Ottocento che cerca un marito come mezzo per realizzare sé stessa. Anche quando un uomo entra nella sua vita, non diventa mai il fulcro del suo cuore o delle sue ambizioni: lo sono gli aranceti. Emma vuole autodeterminarsi, diventare qualcuno senza essere definita dal ruolo sociale di figlia o moglie. Sarà la sua visione e la sua intelligenza a renderla una figura decisiva nel successo dell’aranceto dei Fontana.
Questa scelta, però, la mette inevitabilmente in conflitto con la famiglia di origine. Emma infrange le aspettative, rompe la ripetizione del destino, e non tutti sono disposti ad accettarlo. C’è un passaggio nel romanzo in cui lei stessa riconosce che la sua famiglia non riesce a tollerare quel “lato” che la spinge a osare. È un momento che dà spessore al personaggio e mostra quanto sia difficile, allora come oggi, scegliere sé stessi contro tutto e tutti.
Il territorio come specchio dell’anima
Uno degli aspetti più affascinanti del romanzo è il legame indissolubile tra personaggi e territorio. Chiara Ferraris, ligure, riesce a trasmettere un amore profondo per la sua terra, tanto che Vallebona diventa quasi un personaggio a sé. Quando Emma si trasferisce a Torino, tra feste eleganti e salotti dell’alta società, non smette mai di portarsi dentro l’odore degli aranci. Anzi, sfrutta proprio quell’esperienza per valorizzare il suo lavoro e ampliare le possibilità della tenuta.
Torino non la cambia: la potenzia. Le offre uno spazio per far emergere la sua visione, e la sua intelligenza vivace le permette di trasformare ciò che ama in un progetto grande e concreto.

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La violenza e il riscatto
Il romanzo non evita il dolore, anzi: arriva a un punto di rottura che segna definitivamente la vita di Emma. L’esperienza più brutale che un uomo possa infliggere a una donna diventa il momento di frattura che la spinge verso il riscatto emotivo, personale e professionale. È un passaggio durissimo, che Ferraris tratteggia senza compiacimento ma con una lucidità che lascia senza fiato. Da quella ferita Emma non esce distrutta, come ci si aspetterebbe: esce trasformata. Ed è proprio da quell’abisso che sceglie di risalire, di riprendersi la propria vita, di riaffermare chi è davvero. Il romanzo, qui, diventa non solo un racconto, ma un atto di resistenza.
Un personaggio femminile che resta
Emma è uno di quei personaggi che si depositano nel lettore lentamente, pagina dopo pagina, fino a diventare presenza. La sua forza non è mai urlata, ma c’è – testarda, incredibilmente viva. L’evoluzione di Emma è un’ispirazione per tutti coloro che, nonostante si sentano incompresi o affrontino dolori più grandi della capacità delle parole di esprimerli, continuano imperterriti verso la conquista dei propri sogni. È questo il nucleo più potente del romanzo: la capacità di trasformare ferite in visione, solitudine in direzione, e incertezza in passo dopo passo. Emma resta con te perché non è perfetta, ma è reale, e soprattutto perché sceglie sé stessa, anche quando farlo significa rompere tutto ciò che la circonda.
A CHI CONSIGLIO “LA SIGNORA DEL NEROLI“?
Consiglio “La signora del Neroli” a chi ama i romanzi che parlano di identità, coraggio e trasformazione. A chi si sente incompreso, a chi ha dovuto tagliare legami per proteggersi, a chi sta ancora cercando il proprio posto nel mondo. Emma è un personaggio che resta, e la sua forza interiore è un esempio potente.
Se avete apprezzato “La Portalettere“, “Il cognome delle donne” o “Come l’arancio amaro“, questo romanzo vi piacerà moltissimo: ritroverete lo stesso sguardo sulla femminilità, la stessa intensità emotiva, la stessa capacità di trasformare il dolore in luce.
E tu? Hai letto “La signora del Neroli” o ti incuriosisce? Fammelo sapere nei commenti.
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