TITOLO: La sonnambula
AUTORE: Bianca Pitzorno
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2026
CASA EDITRICE: Bompiani
PAGINE: 416
GENERE: Romanzo
DISPONIBILE SU: Amazon | Feltrinelli
Tratto direttamente da “La sonnambula”:
E, a dirla tutta, era anche sicura che tutti, ma proprio tutti, abbiamo qualche segreto. E che quel segreto prima o poi abbiamo bisogno di condividerlo con qualcuno.
Aggiornamento 3 giugno 2026: dopo essere entrato nella dozzina del Premio Strega 2026, “La sonnambula” è stato selezionato anche nella sestina finalista.
RIASSUNTO DELLA TRAMA DI “LA SONNAMBULA”
Sardegna, fine Ottocento. La sonnambula offre consultazioni sul futuro a donne — e più raramente uomini — che portano con sé inquietudini, desideri e paure per sé e per i propri cari. Il compenso è di cinque lire. Chi non può presentarsi di persona può scriverle una lettera, altrimenti deve prendere appuntamento nel suo appartamento di via del Fiore Rosso.
Ofelia Rossi, così è conosciuta a Donora, non ha mai raccontato il proprio passato né da dove provenga. Fin da bambina ha visioni del futuro che non è in grado di controllare: vertigini e svenimenti le aprono immagini confuse che solo col tempo si chiariscono, quando gli eventi accadono davvero. I genitori credono che un buon matrimonio possa porre fine a quelle che considerano allucinazioni, e riportare normalità nella vita di una figlia “speciale”.
Sarà invece proprio quel matrimonio a costringerla a fuggire, ad abbandonare la famiglia e il luogo in cui è nata per salvarsi. È così che Ofelia arriva in Sardegna, dove diventa un punto di riferimento per molte donne. Le sue clienti non cercano solo risposte sul futuro, ma un luogo in cui essere ascoltate, guidate e non giudicate, in una società rigidamente gerarchica.
Quando però il passato torna a bussare alla sua porta, Ofelia è chiamata a una scelta difficile. Il controllo che aveva costruito sulla propria vita e su quella delle sue clienti, attraverso le trance simulate delle sue sedute, inizia a sfuggirle di mano.
Un romanzo che racconta la forza di una donna sola che ricomincia da zero in un’epoca in cui l’identità femminile esisteva solo in funzione dell’uomo.
COSA MI HA SPINTO A LEGGERE “LA SONNAMBULA”?
Durante le vacanze di Natale avevo deciso di leggere il più possibile. Alla fine ho letto otto libri, e ne sono piuttosto soddisfatto. Trovandomi in Italia per le festività, sono stato letteralmente bombardato sui social dalla promozione di “La sonnambula”.
L’ultimo libro Bompiani che avevo visto promosso così tanto era “Come l’arancio amaro”, che ho amato moltissimo e che ha vinto il Premio Bancarella lo scorso anno. Così, il 5 gennaio — giorno di uscita del romanzo — sono andato nella mia libreria di fiducia e l’ho comprato.
Lo ammetto: di solito non mi faccio convincere così facilmente dalla pubblicità. Ma questa volta ho pensato che potesse essere una buona lettura, e ho deciso di dargli fiducia.
LA RECENSIONE DI “LA SONNAMBULA“
Un romanzo che chiede pazienza (e poi ripaga)
Inizio col dire che il libro mi ha preso, perso e poi riagganciato. All’inizio la storia di questa sonnambula, tra visioni e un matrimonio catastrofico, mi ha letteralmente conquistato. Ma nel momento in cui il racconto inizia a soffermarsi sulle numerose avventrici che si recano nel suo appartamento per chiedere consulenza, mi sono perso.
Una sfilza di nomi e di motivazioni che spingono le clienti a rivolgersi alla sonnambula mi ha fatto perdere il filo della narrazione. Non riuscivo a capire come tutte queste storie potessero essere realmente connesse alla trama principale e, considerando che le clienti non sono gli unici personaggi che seguiamo, la lettura si è fatta a tratti faticosa.
Quando però si iniziano a riconoscere i personaggi, le loro vite e le relazioni che li legano, la storia diventa sempre più avvincente. Da quel momento in poi non sono più riuscito a mettere giù il libro, fino all’ultima pagina.
La voce della narratrice e la forza dell’immaginazione
Ho invece apprezzato molto il dialogo che la narratrice instaura con il lettore, intervenendo qua e là, cambiando registro e coinvolgendoci direttamente nel racconto. La scrittura di Bianca Pitzorno è scorrevole, piacevole, estremamente leggibile, e questo è uno dei grandi punti di forza del libro.
Mi ha colpito anche l’idea alla base della storia, ispirata a una vera pubblicità apparsa su un giornale sardo di fine Ottocento. Da un dettaglio minuscolo nasce un romanzo ricco, colorato, vivo. L’immaginazione della Pitzorno è contagiosa, e in molti momenti mi ha davvero catturato.
Città immaginarie e scelte narrative discutibili
Ho apprezzato meno la scelta di cambiare i nomi delle città e di personaggi ispirati a figure realmente esistite. È una decisione che rispetto, ma che personalmente non condivido del tutto.
Se penso ai romanzi giapponesi, dove le città reali vengono raccontate nei minimi dettagli — con luoghi, stazioni e strade che possiamo visitare davvero — trovo che ritrovare la realtà nei romanzi abbia un valore aggiunto enorme. Il caso di Abano Bagni, chiaro riferimento ad Abano Terme, mi ha colpito particolarmente.
Se da un lato lo considero un peccato, dall’altro riconosco che questa scelta è coerente con l’immaginazione della Pitzorno e con il suo modo di costruire mondi narrativi autonomi.

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Temi e significati
Ovviamente si tratta di un romanzo ricco di tematiche legate al mondo femminile. Prima fra tutte, la capacità di una donna di riprendere in mano il proprio destino, senza sottostare a ruoli imposti da altri o dal fato. C’è una grande forza nel ricominciare quando tutto crolla, nel costruirsi una vita contando solo su se stesse, senza l’appoggio di famiglia, amici o mariti.
L’elemento immaginativo è centrale: costruire una storia intera a partire da un piccolo annuncio di giornale è il segno di un’intelligenza narrativa vivace e visionaria. Della vera sonnambula sappiamo pochissimo, ma la Pitzorno ne fa una figura forte e indipendente in un’epoca in cui alle donne era concessa ben poca autonomia.
Ho visto anche un interessante parallelismo tra l’autrice e Ofelia Rossi: entrambe, in modo diverso, devono immaginare risposte. Ofelia inventa visioni per placare angosce e dubbi delle sue clienti; la scrittrice inventa una realtà per dare voce a una donna dimenticata dalla storia.
Dietro il genere dell’avventura e dell’amore, “La sonnambula” trova spazio per messaggi ancora attualissimi sul ruolo della donna. Ofelia è sola, ma non fragile: tiene la testa alta in un mondo ostile e difficile, allora come oggi.
A CHI CONSIGLIO “LA SONNAMBULA”?
Consiglio “La sonnambula” a chi cerca una lettura capace di unire intrattenimento e riflessione. Ci sono elementi fantastici che colorano la realtà con un tocco di magia, ma anche una forte componente storica che restituisce uno spaccato credibile della vita femminile a fine Ottocento, soprattutto in Sardegna.
È inoltre un romanzo dal finale positivo, e se cerchi una storia che sappia anche scaldare il cuore, potrebbe fare al caso tuo.
È stato il mio primo romanzo di Bianca Pitzorno. Curiosamente, in concomitanza con tutta questa promozione, avevo già visto su Pinterest “Il sogno della macchina da cucire”. Chi lo ha letto me lo consiglia?
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