TITOLO: Le strane storie di Fukiage
AUTORE: Banana Yoshimoto
TRADUTTRICE: Gala Maria Follaco
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2022
CASA EDITRICE: Feltrinelli
GENERE: Romanzo
Tratto direttamente da “Le strane storie di Fukiage”:
Il mio corpo sapeva che non saremo più tornate quelle di prima. Era come voltarsi un attimo e non ritrovare più la strada.
RIASSUNTO DELLA TRAMA DI “LE STRANE STORIE DI FUKIAGE”
Mimi e Kodachi sono due sorelle gemelle che, al compimento dei diciotto anni, lasciano la loro città natale, Fukiage, per trasferirsi a Tokyo. Cresciute da amici di famiglia dopo un tragico incidente che ha causato la morte del padre e ridotto la madre in coma, le due ragazze iniziano una nuova vita nella capitale, inseguendo sogni e passioni lontano dal passato.
Ma quando Kodachi scompare improvvisamente, Mimi si ritrova a dover tornare a Fukiage. È l’inizio di un viaggio tanto fisico quanto interiore, in cui realtà e leggenda si intrecciano. Mentre cerca la sorella, Mimi incontra personaggi enigmatici, ascolta storie mai raccontate prima e si addentra in un universo sospeso tra ricordi, mistero e cambiamento.
Fukiage non è solo il luogo da cui fuggire, ma anche quello in cui, forse, comprendere sé stessa. La paura resta, l’angoscia pure, ma in questo percorso fatto di rivelazioni e ombre del passato, Mimi dovrà affrontare la domanda che più la tormenta: riuscirà a ritrovare Kodachi? E la loro madre si risveglierà mai dal coma?
COSA MI HA SPINTO A LEGGERE “LE STRANE STORIE DI FUKIAGE“?
Come sapete, sia io che Andrea abbiamo un debole per la letteratura giapponese. Non a caso, l’articolo con cui abbiamo riaperto Gamobu quasi due anni fa era dedicato proprio agli “Libri di scrittori giapponesi da leggere” — e “Le strane storie di Fukiage” era già presente tra i titoli consigliati.
Avevo letto questo romanzo tempo fa, ma ho deciso di rileggerlo ora per due motivi ben precisi.
Il primo è semplice: se voglio scriverne una recensione, devo avere ben chiari sia i dettagli della trama che le sensazioni che il libro mi ha lasciato. Rileggerlo mi ha permesso di tornare dentro la storia con occhi più attenti e mente più lucida.
Il secondo motivo è che “Le strane storie di Fukiage” è solo il primo volume di una trilogia. Ho già a portata di mano anche il secondo e il terzo libro, e volevo essere pronto a leggerli e recensirli in modo coerente, con la memoria ben rinfrescata.
LA RECENSIONE DI “LE STRANE STORIE DI FUKIAGE“
“Le strane storie di Fukiage” è un romanzo breve, ma densissimo. Onirico e introspettivo, ci trascina in un flusso emotivo costante grazie a una prosa semplice solo in apparenza. Banana Yoshimoto ci accompagna, come spesso fa, nella vita di personaggi ordinari alle prese con momenti di disorientamento, perdita e trasformazione.
Uno degli aspetti che più colpiscono è la coerenza tematica con altre opere dell’autrice: il lutto, l’assenza, il dolore vissuto come passaggio di crescita, il punto di vista femminile. In “Kitchen”, ad esempio, Mikage affronta la solitudine dopo la morte dell’unica persona che le era rimasta, la nonna. Anche lì, come in questo romanzo, le emozioni non vengono solo raccontate ma analizzate, accolte, trasformate.
Allo stesso modo, Mimi — la protagonista di “Le strane storie di Fukiage” — si lancia in una ricerca che parte come tentativo di ritrovare la sorella gemella scomparsa, ma finisce per diventare un viaggio alla scoperta di sé. L’amore viscerale che la lega a Kodachi è il motore dell’azione, ma il cuore del romanzo è altrove: nella lenta presa di coscienza che ogni ricerca esterna nasconde un bisogno interno, spesso inconfessabile.
La dimensione quasi fiabesca di Fukiage — con i suoi personaggi enigmatici e le leggende locali, come quella del portale verso un altro mondo — si rivela una metafora finissima: ogni ritorno al passato, ogni passo nei luoghi dell’infanzia, è un varco che apre all’ignoto dentro di noi.

Il tono del romanzo è coerente con questo impianto narrativo: non ci sono capitoli a scandire il tempo, ma un flusso continuo in prima persona che ci immerge nei pensieri di Mimi. Una narrazione ininterrotta, in cui la voce narrante si confonde spesso con quella dell’autrice. Un personaggio secondario lo fa notare in modo esplicito: «E tu ormai dici tutto quello che ti passa per la testa, o sbaglio?». È un’indicazione ironica ma consapevole: Yoshimoto ci sta suggerendo che non solo il contenuto, ma anche la forma narrativa è parte integrante del messaggio.
Personalmente, ho apprezzato molto questo stile, anche se ammetto che in alcuni passaggi ho percepito una certa lentezza. Forse proprio l’assenza di una struttura più tradizionale ha contribuito a questa sensazione. Tuttavia, “Le strane storie di Fukiage” non è un romanzo da divorare: è un libro che chiede al lettore di rallentare, di ascoltare, di accettare la sospensione.
I temi affrontati — famiglia, relazioni, perdita, morte — si intrecciano con naturalezza alla vita delle protagoniste, aprendo uno squarcio su una quotidianità attraversata dal dolore ma mai priva di bellezza. E nonostante la componente fantastica, è proprio l’umanità semplice e autentica di Mimi a renderla vicina a ciascuno di noi.
Su Gamobu trovi anche la recensione del secondo volume della trilogia “Ciotole di riso – Le strane storie di Fukiage 2“.
A CHI CONSIGLIO “LE STRANE STORIE DI FUKIAGE”?
Se avete già letto altri romanzi di Banana Yoshimoto, ritroverete in “Le strane storie di Fukiage” tutti gli elementi che la rendono unica. La delicatezza con cui affronta temi come la perdita, il dolore e la trasformazione. Le protagoniste femminili. L’atmosfera sospesa tra sogno e realtà.
Non lasciatevi ingannare dai personaggi eccentrici o dalle storie surreali. Questo romanzo parla a ognuno di noi. È un viaggio intimo e profondo, che tocca corde universali.
La narrazione in prima persona ci rende partecipi. Seguiamo Mimi come se fossimo dentro di lei. Le sue emozioni diventano anche le nostre. Le sue domande, le nostre.
Lo consiglio a chi ama i libri introspettivi, dolci ma intensi. Ma anche a chi vuole scoprire Banana Yoshimoto per la prima volta. Questo romanzo è un’ottima porta d’ingresso al suo mondo letterario.
Se la letteratura giapponese contemporanea ti affascina, ti consigliamo allora il nostro articolo “Libri di scrittori giapponesi da leggere: i romanzi contemporanei più amati in Italia“.
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