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Recensioni

Recensione di “L’orologiaio di Brest” di Maurizio de Giovanni

Andrea BettoncelliBy Andrea Bettoncelli10 Gennaio 2026Updated:13 Giugno 2026Nessun commento7 Mins Read
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Immagini di copertina articoli Gamobu - L'orologiaio di Brest di Maurizio de Giovanni
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TITOLO: L’orologiaio di Brest
AUTORE: Maurizio de Giovanni
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2025
CASA EDITRICE: Feltrinelli
GENERE: Narrativa gialla

Tratto direttamente da “L’orologiaio di Brest”:

Io intendo rivoluzionare il mondo. E se non ci riesco, voglio che mi si ricordi come uno che ci ha provato.

RIASSUNTO DELLA TRAMA DI “L’OROLOGIAIO DI BREST”

“L’orologiaio di Brest” è un romanzo che intreccia indagine e storia recente del nostro Paese. I protagonisti sono Vera Coen, giornalista d’inchiesta ostinata e rigorosa, e Andrea Malchiodi, professore universitario segnato da un passato doloroso e da una carriera interrotta. I due si incontrano quando Vera porta alla luce un evento di sangue avvenuto quarant’anni prima, destinato a collegare in modo profondo le loro vite.

L’indagine li conduce a fare i conti con segreti familiari, colpe rimosse e con una figura enigmatica che darà poi il nome anche al romanzo: “l’orologiaio di Brest”, simbolo di un passato che continua a scandire il presente come un meccanismo inesorabile. Attraverso continui rimandi tra ieri e oggi, de Giovanni ricostruisce un periodo complesso della storia italiana, mostrando come il tempo non cancelli nulla, ma trasformi il dolore e la verità in qualcosa di ancora più difficile da decifrare.

COSA MI HA SPINTO A LEGGERE “L’OROLOGIAIO DI BREST“?

Con l’arrivo dell’anno nuovo, mi sono chiesto quali libri volessi mi accompagnassero nei prossimi mesi. Mi piace l’idea di avere un bel mix di letture: romanzi più impegnativi (ti sto guardando, László Krasznahorkai), affiancati da titoli più “tranquilli”. Nel mezzo, immancabile, un po’ di letteratura noir, che nonostante i temi a volte macabri trovo paradossalmente rilassante.

È in questo contesto che mi è capitato tra le mani l’ultimo romanzo di Maurizio de Giovanni, “L’orologiaio di Brest”. Nonostante la grande popolarità dell’autore, per un motivo o per l’altro non avevo mai letto nulla di suo, anche se il nome mi era ovviamente familiare. Sapevo di trovarmi davanti a uno scrittore estremamente prolifico, capace di muoversi con disinvoltura tra romanzi, teatro e televisione.

La curiosità era quindi doppia: da un lato scoprire finalmente la sua voce narrativa, dall’altro capire se quella scrittura di cui tanto si parla fosse davvero così “cinematografica”, come spesso accade agli autori capaci di attraversare formati diversi.

LA RECENSIONE DI “L’OROLOGIAIO DI BREST“

Come detto, le aspettative per la mia prima lettura del 2026 erano abbastanza semplici: volevo un romanzo che sapesse intrattenermi e tenermi compagnia in quest prime serate dell’anno, una storia complicata ma non troppo.

Fortunatamente, “L’orologiaio di Brest” ha svolto bene questo compito, essendo un romanzo coinvolgente e che si presta bene a essere letto tutto d’un fiato. Al di là dello stille scorrevole, ci sono alcuni elementi che ho trovati particolarmente interessanti. Seguitemi e vediamole insieme.

Il tempo come chiave di lettura

Un aspetto che diventa subito evidente è che in questo romanzo il tempo non è solo una dimensione narrativa, ma una vera e propria ossessione tematica. Non è un caso che al centro della storia ci sia un orologiaio: una figura simbolica, quasi archetipica, che richiama ordine, precisione, controllo. Tutti elementi che però, nella vita dei personaggi, sembrano costantemente sfuggire di mano.

Il romanzo è costruito come un continuo andirivieni temporale. I capitoli ci portano avanti e indietro negli anni, mostrandoci i protagonisti in momenti diversi della loro vita. All’inizio ho trovato questa struttura spiazzante: non è subito chiaro chi sia chi, perché stiamo seguendo certe vicende, quale sia il filo che lega tutti questi frammenti di vita. Ma è proprio qui che de Giovanni gioca la sua partita migliore. Con il procedere della lettura, i pezzi del puzzle iniziano lentamente a combaciare, e il lettore viene ricompensato con una sensazione di chiarezza narrativa molto appagante.

È un romanzo che chiede attenzione, ma non la impone mai con la forza. Ti invita a fidarti, a lasciarti portare dal flusso del tempo, sapendo che prima o poi tutto troverà il suo posto.

Personaggi imperfetti, dunque credibili

Uno degli aspetti che ho apprezzato di più è la caratterizzazione dei personaggi. Andrea — nome che inevitabilmente mi ha strappato un sorriso — è tutto fuorché un protagonista “simpatico”. È spigoloso, spesso sgradevole, a tratti apertamente misogino. Eppure funziona. Proprio perché non cerca mai di piacere al lettore, risulta profondamente credibile. È un personaggio che porta addosso le proprie contraddizioni senza filtri, e che non viene mai giustificato dalla narrazione.

Anche Eva è costruita con grande attenzione. Non è una figura idealizzata, non è una presenza rassicurante: è complessa, ambigua, imperfetta. Le sue scelte, come quelle di Andrea, non sono sempre condivisibili, ma sono coerenti con il suo vissuto. In questo senso, de Giovanni dimostra una grande maturità narrativa: non cerca eroi, ma esseri umani alle prese con errori, colpe e zone d’ombra.

Il rapporto tra i personaggi è fatto più di tensioni sotterranee che di esplosioni evidenti. Molto resta implicito, non detto, e questo contribuisce a creare un’atmosfera densa, carica di aspettative.

Immagini Gamobu negli articoli - L'orologiaio di Brest di Maurizio de Giovanni

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La memoria di un Paese ferito

Un altro elemento che ho trovato particolarmente interessante è la componente storica. Tornando indietro nel tempo, il romanzo ci riporta anche agli anni degli attentati nel nostro Paese: una stagione buia, complessa, ancora oggi piena di interrogativi irrisolti. Senza mai trasformarsi in un saggio storico, “L’orologiaio di Brest” riesce a evocare quel clima di paura, sospetto e instabilità che ha segnato un’intera generazione.

Questa dimensione temporale collettiva si intreccia con quella privata dei personaggi. Le vicende individuali non esistono mai nel vuoto: sono influenzate da un contesto storico che pesa, condiziona, lascia cicatrici. È un aspetto che aggiunge profondità e spessore al romanzo, e che lo distingue da molti noir più convenzionali.

Attenzione: considerazioni sul finale (spoiler)

Da qui in poi, attenzione agli spoiler.

Il finale de “L’orologiaio di Brest” è una scelta narrativa che onestamente non mi aspettavo. La storia infatti non si chiude, anzi, si apre. Arrivati alle ultime pagine, diventa chiaro che de Giovanni stia preparando il terreno per un seguito. Le risposte che otteniamo non sono definitive e alcune linee narrative restano volutamente sospese.

Personalmente, ho trovato questa scelta coerente con il tema del tempo che attraversa tutto il romanzo. La vita, come la storia, non si risolve in un punto fermo: prosegue, sempre in attesa di quello che viene dopo. Certo, è anche una mossa che può lasciare il lettore con il fiato sospeso — e forse con una punta di frustrazione — ma è una frustrazione “buona”, che nasce dalla voglia di sapere come andrà avanti.

La storia dell’orologiaio di Brest, insomma, non finisce qui. E ora non resta che attendere il secondo capitolo, sperando che il tempo — questa volta — scorra un po’ più veloce.

A CHI CONSIGLIO “L’OROLOGIAIO DI BREST“?

Consiglierei “L’orologiaio di Brest” a chi ama i noir più psicologici che d’azione, quelli che si prendono il loro tempo per costruire personaggi e atmosfere. È una lettura ideale per chi apprezza le storie raccontate per frammenti, pezzo dopo pezzo.

Lo vedo particolarmente adatto a chi è interessato alla dimensione del tempo nella narrativa, ai romanzi che giocano con passato e conseguenze delle scelte. Se vi affascinano i personaggi imperfetti, a volte persino sgradevoli, ma profondamente umani, qui troverete pane per i vostri denti.

Lo consiglierei anche a chi ha voglia di un noir che dialoghi, anche solo in filigrana, con la storia recente italiana, e a chi non ha paura dei finali aperti, anzi: a chi li vive come un invito a restare dentro la storia anche dopo aver chiuso il libro.

Meno indicato, invece, per chi cerca un giallo classico a enigma chiuso o un ritmo costantemente adrenalinico.


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Andrea Bettoncelli
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Co-fondatore e caporedattore del sito, Andrea è laureato in Lingue e Istituzioni Economiche e Giuridiche dell'Asia Orientale presso l'Università Ca' Foscari di Venezia, con un Master in Publishing ottenuto presso la London City University. Da 10 anni vive e lavora a Londra. La sua passione per le lingue e l'editoria è il motore dietro al suo contributo per Gamobu.

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