TITOLO: Maschi che piangono poco
AUTORE: Alberto Penna
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2024
CASA EDITRICE: Garzanti
GENERE: Saggistica
Direttamente da “Maschi che piangono poco”:
Gli uomini hanno un’intelligenza emotiva inferiore rispetto alle donne.
Questa è la cattiva notizia.
Quella buona è che il divario si può colmare.
RIASSUNTO DELLA TRAMA DI “MASCHI CHE PIANGONO POCO”
Dal sito dell’editore:
A partire dall’osservazione di casi clinici e di esperienze personali, in “Maschi che piangono poco” lo psicologo Alberto Penna dimostra che per aiutare la nostra società è necessario partire innanzitutto dall’educazione: accettando senza vergogna le proprie fragilità e sviluppando con le proprie emozioni un rapporto sano e maturo, bambini e ragazzi impareranno infatti a elaborare con successo frustrazioni e sconfitte, pronti a diventare, così, uomini finalmente liberi.
In tutto il mondo i suicidi maschili sono almeno il doppio di quelli femminili mentre il numero di donne uccise dai propri compagni si fa sempre più allarmante. Perché? L’autore propone un’ipotesi innovativa: che questi comportamenti non siano connaturati all’essere maschi, ma il risultato di un’educazione che spinge i bambini a nascondere il proprio dolore. Fin dai tempi più antichi, la fragilità dell’uomo è stata considerata un tabù, e ciò ha finito col generare un vero e proprio handicap emotivo: negare la tristezza e la paura significa infatti aumentare la sofferenza, lasciare spazio alla solitudine, all’aggressività e alla violenza – contro sé stessi e contro gli altri. Di fronte alle ricadute più drammatiche di questa tendenza, siamo chiamati a invertire la rotta. Come?
COSA MI HA SPINTO A LEGGERE “MASCHI CHE PIANGONO POCO”?
La fine dell’anno è per me un mese significativo, soprattutto per il suo focus sulla salute maschile, grazie a iniziative come il movimento Movember. In questo contesto, ho voluto dedicare tempo ad affrontare temi fondamentali legati alla mascolinità e sfruttare le risorse letterarie che abbiamo a disposizione per approfondire queste riflessioni. Proprio per questo, ringrazio i nostri amici di Garzanti per avermi inviato una copia di “Maschi che piangono poco”, un saggio che ho divorato in pochi giorni. La tempistica non poteva essere più azzeccata.
Da sempre trovo affascinante il tema dell’intelligenza emotiva: comprendere le proprie emozioni, ma anche quelle degli altri. Quando ho iniziato a lavorare mi sono reso conto di quanto questa capacità fosse ricercata, al punto da volerla approfondire attraverso letture e studi. A ripensarci, però, molte delle risorse che ho consultato erano unisex, adatte a entrambi i generi. Questo saggio di Alberto Penna, invece, si presentava come una lente di ingrandimento su una realtà specifica: quella maschile.
Viviamo in un mondo ancora ricco di stereotipi, e essere uomini può comportare sfide emotive complesse. Il problema è amplificato dal fatto che gli uomini spesso vivono certe emozioni in modo isolato, senza un dialogo aperto che li aiuti a capirle meglio. Per questo, “Maschi che piangono poco” mi è sembrata una lettura perfetta per queste settimane di riflessione e consapevolezza.
RIFLESSIONI GENERALI
LA MASCOLINITÀ NEL TEMPO
In “Maschi che piangono poco”, Alberto Penna esplora come la percezione maschile delle emozioni sia cambiata nel corso della storia. L’autore ci porta indietro nel tempo, quando uomini leggendari come Ulisse e Gilgamesh potevano esprimere apertamente le proprie emozioni, con lacrime e lamenti considerati normali. Tuttavia, nei secoli successivi, l’espressione pubblica delle emozioni maschili è diventata sempre meno accettata, fino a essere quasi completamente stigmatizzata.
Questo cambiamento è particolarmente evidente nella cultura contemporanea, dominata da stereotipi di mascolinità “dura e pura”. Gli eroi dei film d’azione degli anni ’90, da Arnold Schwarzenegger a Sylvester Stallone, incarnavano un ideale di uomo inaccessibile, che non conosce vulnerabilità se non quella della rabbia. È un modello che ha influenzato generazioni, proponendo un’immagine di forza priva di spazio per emozioni più profonde come la tristezza o la paura.
LA BIOLOGIA E L’EMPATIA MASCHILE
Penna sfata l’idea che l’uomo sia biologicamente meno predisposto all’empatia rispetto alle donne. Attraverso esempi dal mondo animale, dimostra come i maschi di molte specie mostrino comportamenti protettivi e empatici verso il proprio gruppo. Anche l’uomo, quindi, è naturalmente capace di empatia e di esprimere sentimenti complessi, sebbene gli stereotipi sociali lo abbiano portato a reprimere questa parte di sé.
L’autore sottolinea come la capacità di provare e condividere emozioni sia universale e non legata al genere. Riconoscere questa verità è il primo passo verso una maggiore consapevolezza emotiva e un dialogo più aperto tra uomini e donne.

LA DIFFICOLTÀ DI COMUNICARE: CONSEGUENZE E SOLUZIONI
Una delle sezioni più toccanti del saggio è dedicata alla comunicazione. Penna analizza quanto gli uomini facciano fatica ad aprirsi e quanto questa chiusura emotiva possa portare a conseguenze gravi. Il mancato dialogo intrappola le emozioni, trasformandole in una “tempesta imbottigliata” (espressione mia, non me ne voglia Penna) che spesso esplode in modo incontrollato, come scatti di rabbia rivolti verso chi ci sta vicino.
Ma il problema può diventare ancora più drammatico. I dati sui suicidi maschili, molto più alti rispetto a quelli femminili, testimoniano quanto la pressione sociale e la solitudine emotiva possano essere devastanti. Penna invita a riflettere sull’importanza di rompere questo ciclo: incoraggiare gli uomini a condividere le proprie emozioni non è solo un atto di empatia, ma un gesto che può letteralmente salvare vite.
UNA LEZIONE PER IL FUTURO
Questo saggio mi ha fatto riflettere su quanto sia importante creare spazi sicuri dove gli uomini possano esprimersi liberamente. A volte basta un semplice gesto come un messaggio, una telefonata, un “Come stai?”, per offrire supporto a chi ne ha bisogno.
“Maschi che piangono poco” ci ricorda che l’immagine dell’uomo tutto d’un pezzo appartiene al passato. L’uomo moderno deve essere libero di esplorare tutte le sfaccettature del suo ventaglio emotivo, accogliendo la vulnerabilità come parte integrante della propria umanità. Speriamo che il futuro ci porti maggiore consapevolezza e una mascolinità più autentica e inclusiva.
A CHI RACCOMANDO “MASCHI CHE PIANGONO POCO”?
Consiglierei questo libro a un pubblico molto ampio, proprio per la profondità del suo messaggio. Da un lato, è un invito agli uomini ad aprirsi, o a continuare a farlo, perché il prezzo della repressione emotiva può essere altissimo. Il saggio mostra con chiarezza i rischi di questa chiusura sul lungo periodo, sia per la salute mentale sia per le relazioni personali.
Dall’altro lato, “Maschi che piangono poco” è un richiamo universale a essere presenti per gli uomini che fanno parte delle nostre vite. Spesso tendiamo a credere che chi sembra inscalfibile o vuole apparire tale non abbia bisogno di supporto emotivo, ma questo è solo un’illusione. Dietro una facciata di forza possono celarsi paura, stress e tristezza. A volte, serve il coraggio di andare oltre quella corazza, facendo domande, ascoltando, e offrendo il nostro aiuto. Questo libro è un invito a vedere e comprendere meglio, per costruire legami più autentici e umani.
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