TITOLO: Meglio così
AUTORE: Amélie Nothomb
TRADUTTRICE: Federica Di Lella
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2026
CASA EDITRICE: Voland
PAGINE: 132
GENERE: Romanzo
DISPONIBILE SU: Amazon | Feltrinelli
Tratto direttamente da “Meglio così”:
Se leghiamo il nostro benessere a quello di un altro, andremo sicuramente incontro alla catastrofe.
RIASSUNTO DELLA TRAMA DI “MEGLIO COSÌ”
Adrienne ha quattro anni quando, nell’estate del 1942, incontra la Nonnina di Gand, la madre di sua madre. Per decisione dei genitori, le due sorelle Jacqueline e Adrienne vengono allontanate e separate tra le due nonne. Ad Adrienne tocca la nonna materna perché è considerata la più forte: solo lei può sopravvivere a un’estate con quella donna. Basti pensare che la prima colazione è composta da caffellatte e aringhe, un miscuglio che porta la bambina a rigurgitare il pasto.
La Nonnina non ama nessuno, tanto meno le proprie figlie. C’è un solo essere a cui è devotamente affezionata e per cui spende fior di quattrini al mercato nero: Pneu, un gatto obeso che troneggia nella sua camera. Adrienne riesce a superare quell’estate grazie alla sua fervida immaginazione, a un’intelligenza vivace e soprattutto grazie alla formula magica che la accompagnerà per buona parte della sua vita: “Meglio così”.
Mentre Adrienne cresce, scopriamo la relazione problematica dei genitori, le fisime mentali della sorella maggiore Jacqueline che, privata dell’affetto della madre, diventa sempre più insicura, e Charlotte, la sorella minore, che diventerà anche la distrazione quotidiana di Adrienne. Fino all’incontro con il futuro marito, Adrienne userà la formula “Meglio così” per affrontare tutto ciò che non può controllare, crescendo fino a diventare una donna pronta ad affrontare la vita e le sue difficoltà.
COSA MI HA SPINTO A LEGGERE “MEGLIO COSÌ”?
Ormai i lettori assidui di Gamobu sanno che Amélie Nothomb è una delle mie scrittrici preferite e che, un po’ alla volta, sto leggendo e recensendo tutti i suoi libri.
Questo romanzo ha anche un valore particolare per me perché, prima di leggerlo, sono riuscito a partecipare alla sua presentazione alla Biblioteca Salaborsa il 4 marzo. È stata un’esperienza meravigliosa: poter ascoltare Amélie stessa parlare del libro aggiunge un valore speciale alla sua scrittura e a questo nuovo romanzo.
Ringrazio la casa editrice Voland, e in particolare Milena e Daniela, per l’invito alla presentazione.
LA RECENSIONE DI “MEGLIO COSÌ“
In questa recensione riporterò anche alcuni elementi che Amélie Nothomb ha raccontato durante la presentazione del libro a cui ho avuto la fortuna di assistere. Potrebbero esserci piccoli spoiler, ma nulla che possa compromettere la vostra lettura. Al contrario, penso che sia interessante poter condividere alcune curiosità e riflessioni direttamente dalla voce dell’autrice.
Il significato della formula “Meglio così”
Partiamo proprio dal titolo del romanzo. “Meglio così” è la formula magica che Adrienne utilizza per affrontare l’estate a casa della Nonnina di Gand, la nonna materna che viene descritta quasi come un mostro. Questo motto aiuta la bambina a superare le difficoltà, ma non è un’accettazione passiva delle situazioni che vive.
Al contrario, è una forma di reazione: un modo per affrontare con coscienza ciò che le accade, per superare il momento di difficoltà e andare avanti. Durante la lettura, però, capiremo presto che la Nonnina non è l’unico problema: tutta la famiglia di Adrienne appare in qualche modo segnata da profonde fragilità.
Un libro nato dal lutto
Durante la presentazione, Amélie Nothomb ha spiegato che questo libro nasce dalla morte della madre, avvenuta due anni fa. La scrittrice, molto legata a lei, ha raccontato che scrivere questo romanzo è stato un processo necessario. Per circa un anno, infatti, non si è davvero resa conto della sua scomparsa.
Ha raccontato un episodio molto significativo: nei primi mesi dopo la morte della madre, quando le persone le chiedevano come stesse, lei rispondeva automaticamente “Sta bene”, dimenticando completamente che la madre era morta.
Scrivere questo libro è stato quindi anche un modo per rendersi conto della sua assenza.
Perché raccontare la madre come una favola
Nothomb si è posta una domanda molto precisa: come raccontare la vita di sua madre? Secondo lei, la madre era quasi un personaggio delle favole. Per questo ha scelto di raccontare la sua storia proprio con il tono e la struttura di una favola.
Una biografia tradizionale non avrebbe funzionato: non sarebbe stato il mezzo giusto per raccontarla, e soprattutto non era ciò che la scrittrice voleva fare.
Il confronto con “Primo sangue”
Questo romanzo crea anche un interessante contrasto con “Primo sangue“. Quel libro, dedicato al padre, è scritto in prima persona. Nothomb ha spiegato molto chiaramente il motivo:
“Io sono mio padre.”
Per questo ha potuto prestargli la propria voce e raccontare la sua storia dall’interno. Con la madre, invece, questo non sarebbe stato possibile. Come ha detto lei stessa:
“Io l’amavo, ma era una donna speciale.”
Per questo “Meglio così” è scritto in terza persona: una distanza necessaria per raccontarla e per darle la giusta voce.

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Il prezzo della formula magica “Meglio così”
Come in ogni favola che si rispetti, il personaggio principale, Adrienne, è la nostra eroina. Durante il racconto, però, sembra perdere progressivamente il suo splendore, quasi dovesse pagare un prezzo per la sua formula magica: “Meglio così”.
La madre, infatti, è sempre stata una persona positiva, solare e piena di energia finché il marito è rimasto in vita. Quando però lui muore, inizia un lento processo di degradazione che la trasforma in qualcosa di oscuro, una figura che Amélie stessa fatica a riconoscere.
Una famiglia femminile profondamente disfunzionale
Il romanzo è popolato da personaggi femminili fortemente misogini. A partire dalla Nonnina, che preferisce gli animali agli esseri umani, fino alla madre di Adrienne, che non sopporta né la primogenita né l’ultima nata e che avrebbe preferito avere dei figli maschi.
Sarà proprio Adrienne a rappresentare un punto di equilibrio all’interno di questa famiglia. Si prenderà cura della sorella minore, completamente ignorata dalla genitrice, e accetterà le stranezze della madre e il suo odio viscerale per i gatti, senza mai giudicarla e cercando invece di comprenderla.
In una scena particolarmente forte del romanzo, quando il padre esercita violenza sulla madre, sarà proprio Adrienne a intervenire: prende una grande pentola dalla cucina e minaccia il padre di fermarsi prima che sia lei stessa ad aprirgli la testa con quell’arma improvvisata.
Realtà e umorismo
Un’ultima curiosità raccontata da Nothomb durante la presentazione: gli episodi narrati nel romanzo sono realmente accaduti. Sono storie che la madre le ha raccontato nel corso degli anni e che l’autrice ha poi verificato incontrando i nonni.
Anche nel dolore, però, emerge un tratto molto particolare di questa scrittrice: un umorismo contagioso, capace di sopravvivere anche alle esperienze più difficili.
Un romanzo intimo per capire Amélie Nothomb
Finora ho letto soprattutto i romanzi in cui Amélie Nothomb racconta episodi della propria vita. Trovo che sia una persona estremamente interessante, anche grazie alle esperienze personali che ha vissuto. Questo nuovo libro è una lettura imprescindibile per chi ama questa scrittrice.
Personalmente ho trovato “Meglio così” un romanzo molto particolare all’interno della produzione di Amélie Nothomb: più intimo, più fragile, ma anche profondamente umano.
A CHI CONSIGLIO “MEGLIO COSÌ”?
Se ami Amélie Nothomb, “Meglio così” è una lettura che non puoi perdere. Rappresenta infatti un nuovo tassello della vita personale della scrittrice: la madre è stata citata in altri romanzi, ma non era mai stata davvero protagonista. Il libro dialoga inoltre molto bene con “Primo sangue“, il romanzo dedicato al padre, permettendoci di comprendere ancora meglio la storia familiare dell’autrice.
Se invece non hai mai letto nulla di Nothomb, forse non inizierei proprio da questo libro. Lo stile utilizzato è infatti un po’ diverso rispetto ad altri suoi romanzi. Se vuoi scoprire la sua scrittura ti consiglierei di partire da “Stupore e tremori“, il libro con cui l’ho scoperta anch’io, oppure da “L’impossibile ritorno“, un racconto autobiografico molto divertente su uno dei suoi ritorni in Giappone.
Se ti appassionano i romanzi di Amélie Nothomb, su Gamobu trovi anche le recensioni di altre sue opere pubblicate in Italia da Voland.
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E tu l’hai letto “Meglio così”? O altri libri di questa meravigliosa scrittrice che è Amélie Nothomb? Fammelo sapere nei commenti.
