TITOLO: Metafisica dei tubi
AUTORE: Amélie Nothomb
TRADUTTRICE: Patrizia Galeone
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2002
CASA EDITRICE: Voland
GENERE: Romanzo
Tratto direttamente da “L’impossibile ritorno”:
Perché non c’è niente di meglio della stupidità per credersi intelligenti.
RIASSUNTO DELLA TRAMA DI “METAFISICA DEI TUBI”
In “Metafisica dei tubi” Amélie Nothomb racconta i suoi primi tre anni di vita in Giappone, il paese in cui è nata. Circondata dall’affetto dei genitori e di un fratello e una sorella più grandi, Amélie è, almeno all’inizio, un “tubo”. Un essere immobile, passivo, che si identifica addirittura con Dio.
Sì, perché fino ai due anni la vita sembra scivolarle addosso senza lasciare traccia. Amélie non piange, non si lamenta, non reagisce: resta tranquilla nel suo lettino, come un ortaggio. Eppure questo tubo è già in grado di formulare pensieri complessi, in due lingue, il giapponese e il francese, ma non sente alcuna necessità di esternarli.
Poi qualcosa cambia. Scatta una fase di urla e pianti inconsolabili, tanto da far rimpiangere ai genitori quella creatura silenziosa e immobile. A segnare una vera svolta è l’arrivo della nonna dal Belgio, che porta con sé una barretta di cioccolato bianco. È da lì che, simbolicamente, nasce Amélie. Attraverso il piacere, il gusto, la voluttà.
Da quel momento entriamo nel mondo di una bambina di quasi tre anni che esplora il giardino, osserva le dinamiche familiari e vive un rapporto intensissimo con la governante: così intenso da spingere la famiglia ad assumere una seconda persona per l’aiuto domestico.
Rispetto ad altri romanzi di Nothomb, “Metafisica dei tubi” ha un tono più fiabesco e meno ancorato alla realtà. È un viaggio nella fantasia viva di una donna che scrive con gli occhi di una bambina che scopre il mondo per la prima volta.
COSA MI HA SPINTO A LEGGERE “METAFISICA DEI TUBI”?
Chi legge Gamobu con una certa costanza sa già che Amélie Nothomb è una delle mie scrittrici preferite. Ci sono molti aspetti della sua vita in cui riesco a rispecchiarmi. È nata e vissuta in Giappone, un paese che amo profondamente e in cui ho vissuto per un brevissimo periodo dopo aver studiato giapponese a Ca’ Foscari. Vive a Parigi, città in cui ho abitato per tre anni. La sua infanzia e adolescenza sono state segnate da continui spostamenti da un paese all’altro. E io ho scritto questa recensione dal mio piccolo appartamento a Barcellona, dove vivo da poco meno di due anni. Insomma, la sua storia personale ha molti punti di contatto con la mia.
C’è però anche un altro motivo. Dopo aver letto “Stupore e tremori” e “L’impossibile ritorno”, mi è venuta voglia di leggere tutti i libri di Amélie Nothomb, in particolare quelli autobiografici ambientati, o comunque legati, al Giappone. “Metafisica dei tubi” mi è sembrato il romanzo perfetto per proseguire questo percorso.
Colgo l’occasione per ringraziare ancora una volta Milena e la casa editrice Voland per aver sostenuto questa mia idea, inviandomi una copia gratuita del romanzo.
LA RECENSIONE DI “METAFISICA DEI TUBI“
Un inizio spiazzante, volutamente
“Metafisica dei tubi” è diverso da tutti gli altri libri di Amélie Nothomb che ho letto finora. All’inizio ci si può sentire spaesati: si parla di un tubo, che in realtà è un essere umano, con un’entrata e un’uscita. Questo tubo è Dio. E questo Dio è la piccola Amélie.
Sembra confuso, lo so. Ma il romanzo inizia esattamente così. Se stai pensando di leggerlo, sappi che potresti sentirti disorientata/o nelle prime pagine.
Il tubo e Dio: due metafore centrali
La mia interpretazione delle due grandi metafore del romanzo, il tubo e Dio, è questa. Il tubo è forse la più immediata: l’essere umano ridotto a un corpo che assorbe ed espelle. Amélie lo usa per descrivere se stessa nei primi due anni di vita, quando è completamente inerme. Non emette suoni, non piange, non reagisce. Un ortaggio che preoccupa profondamente i genitori.
La metafora di Dio, invece, è più profonda. E non ha molto a che fare con la religione. Piuttosto con la creazione. Amélie suggerisce che la realtà esista solo attraverso lo sguardo e la scelta. Ciò su cui posiamo gli occhi viene creato. Dare un nome alle cose significa farle esistere.
È una riflessione molto suggestiva: siamo noi a costruire la nostra realtà, scegliendo cosa guardare e come chiamarlo.
Il piacere come nascita
Il momento della rivelazione arriva con il cioccolato bianco portato dalla nonna paterna dal Belgio. È lì che Amélie nasce davvero. Attraverso il piacere acquisisce memoria, parola, consapevolezza.
Dopo la quiete dei primi due anni, prima di questo incontro sensoriale, c’è stata una fase di urla e pianti che aveva spinto i genitori a rimpiangere l’Amélie immobile di prima. È il cibo, però, a diventare il vero veicolo di scoperta della realtà. Il punto di partenza della memoria. Perché è solo attraverso il piacere che vale la pena ricordare. Ed è da qui che Amélie inizia a raccontarci i suoi primi tre anni di vita in Giappone.

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La scoperta della morte
C’è un ultimo tema che attraversa più volte il romanzo: la morte. Appare in modo diretto, nel rischio di annegamento di Amélie e nella morte della nonna. Ma anche in modo più sottile, attraverso la crescita della sua consapevolezza.
Più il suo pensiero si sviluppa, più Amélie comprende che nascere significa anche iniziare a prepararsi a morire. Non solo una morte fisica, ma anche emotiva. Sapere che dovrà lasciare il Giappone, la sua terra sacra, il luogo in cui è considerata una piccola divinità, le fa intuire che la vita sarà fatta di rinunce e perdite.
Una traduzione impeccabile
Una nota doverosa va alla traduzione. Riprodurre un testo del genere non dev’essere stato affatto semplice. Patrizia Galeone ha fatto un lavoro eccellente nel restituire atmosfere, pensieri e visione. La complessità del romanzo è evidente, e immagino quanto lo sia stata anche la sua traduzione.
A CHI CONSIGLIO “METAFISICA DEI TUBI”?
Sono sincero: adoro Nothomb e la sua scrittura, e questo romanzo mi è piaciuto molto. Ma è diverso dagli altri. All’inizio non ero nemmeno certo di dove mi avrebbe portato.
Per questo non lo consiglierei come primo approccio a questa autrice. Credo che “Metafisica dei tubi” vada letto dopo aver già incontrato la Nothomb in altri romanzi. È un testo profondamente metafisico, più simbolico e meno narrativo.
Se però conosci già la sua scrittura e vuoi scoprire qualcosa in più su Amélie e sulle sue origini, allora questo romanzo è una lettura consigliatissima.
Nota finale
Dal 1° gennaio 2026 uscirà nelle sale italiane il film animato “La piccola Amélie”, tratto da “Metafisica dei tubi” di Amélie Nothomb e distribuito da Lucky Red. Presentato per la prima volta nel 2025 al Festival di Cannes, è stato accolto molto positivamente dalla critica per la sua delicatezza e per la capacità di affrontare temi complessi come la perdita. Vi lascio qui sotto il trailer:
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Se ti appassionano i romanzi di Amélie Nothomb, su Gamobu trovi anche le recensioni di altre sue opere pubblicate in Italia da Voland.
E tu? Hai mai letto Amélie Nothomb? Quale dei suoi romanzi ti ha colpito di più o quale consiglieresti a chi non l’ha ancora scoperta?
Fammelo sapere nei commenti!
