TITOLO: Orbital
AUTORE: Samantha Harvey
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2023 in Inghilterra, 2025 in Italia
CASA EDITRICE: NN Editore
GENERE: Fantascienza
Traduzione personale direttamente da “Orbital”:
Forse la civiltà umana è come una singola vita: cresciamo dalla regalità dell’infanzia fino a una suprema normalità, scopriamo la nostra mancanza di unicità e, in un impeto di innocenza, ne siamo quasi felici. Se non siamo speciali, allora forse non siamo nemmeno soli.
RIASSUNTO DELLA TRAMA DI “ORBITAL”
In questo romanzo breve, sei astronauti provenienti da America, Russia, Italia, Gran Bretagna e Giappone orbitano intorno alla Terra nella loro ultima missione a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, destinata presto a essere smantellata.
Lontani dalle loro vite sulla Terra, osservano il pianeta scorrere sotto di loro, immersi in una quotidianità sospesa. Li seguiamo nei momenti di intimità: mentre ricevono notizie da casa, sfogliano vecchie foto, preparano pasti disidratati e si abbandonano al sonno, fluttuando nell’assenza di gravità.
Ma soprattutto, li accompagniamo nel loro sguardo silenzioso sul pianeta blu, colmo di vita, mentre loro restano spettatori distanti, al confine tra il cosmo e l’esistenza umana. Da questo osservatorio speciale, i protagonisti di “Orbital” riflettono sul significato della loro vita, sul peso del passato e le aspettative riposte nel futuro.
COSA MI HA SPINTO A LEGGERE “ORBITAL“?
Come accade con tutti i vincitori del Booker Prize, “Orbital” era impossibile da ignorare nelle librerie inglesi lo scorso anno. Ma ancora prima della nomination e degli onori della cronaca, questo romanzo aveva già attirato molta attenzione.
Del resto, non capita spesso di seguire sei astronauti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale senza trovarsi davanti a una classica storia di fantascienza. Qui non ci sono malfunzionamenti ai reattori, piogge di meteoriti o membri dell’equipaggio che impazziscono. Harvey sceglie invece di concentrarsi sulle sensazioni degli astronauti: il modo in cui percepiscono la Terra, la loro lontananza dalle vite quotidiane e il contrasto tra la vastità dello spazio e la piccolezza dell’esistenza umana.
Una parte di me temeva di ritrovarsi tra le mani un altro “Intermezzo” di Sally Rooney, ma sentivo che il romanzo di Harvey avrebbe avuto un respiro più ampio, un’atmosfera più evocativa e universale. Con un pizzico di esitazione, ma soprattutto con molta curiosità, ero pronto a imbarcarmi nella lettura.
COSA MI È PIACIUTO E COSA HO APPREZZATO MENO
L’IMMENSITÀ DELLO SPAZIO E LA FRAGILITÀ UMANA IN “ORBITAL”
“Orbital” è un romanzo che gioca sul contrasto tra l’infinità dello spazio e la fragilità dell’esistenza umana. Essere lassù, in orbita attorno alla Terra, deve portare a oscillare tra il senso di onnipotenza e la percezione di essere minuscoli, irrilevanti.
Gli astronauti sono “il meglio del meglio”, persone selezionate, preparate, addestrate al limite delle capacità umane. Eppure, nello spazio, anche loro diventano piccoli piccoli. Quando guardano il nostro pianeta dalla Stazione Spaziale Internazionale, vedono continenti, oceani, le luci delle città di notte, ma non possono scorgere le singole persone. Sanno però che siamo qui, che esistiamo. E, a parti invertite, anche noi sappiamo che loro sono là fuori, da qualche parte, invisibili ma presenti.
Questo enorme divario di distanza e percezione è uno dei temi più affascinanti del romanzo: come cambia la nostra comprensione di noi stessi quando siamo messi di fronte all’immensità del cosmo? Quanto conta la nostra vita nel grande schema delle cose?
IL PESO DELLA PROPRIA ESISTENZA
C’è un passo nel libro che ho trovato particolarmente toccante, e che racchiude perfettamente questo senso di oscillazione tra grandezza e fragilità. Uno degli astronauti riflette su come il suo lavoro venga visto come il culmine della capacità umana: essere nello spazio è una delle cose più straordinarie che un essere umano possa fare. Eppure, con un misto di malinconia, l’astronauta si rende conto che tutto ciò che sta facendo non è un fine, ma un mezzo. Il suo contributo sarà importante, sì, ma per le generazioni future, non per lui. Questo pensiero ha qualcosa di grandioso e allo stesso tempo sconfortante.
Mi ha fatto pensare a come il valore di un’esistenza dipenda dal punto di vista di chi la osserva. Per alcuni, essere astronauta è il sogno più grande che si possa realizzare. Per chi lo vive, invece, può diventare un peso enorme, una distanza incolmabile dalla vita che scorre sulla Terra.

IL LEGAME CON LA TERRA E LA VITA SOSPESA
Il rapporto con la Terra è uno degli aspetti più interessanti del romanzo. Gli astronauti sono fisicamente lontani, ma la loro mente è ancora legata al pianeta blu che si muove sotto di loro. Le comunicazioni con le famiglie, le foto, i ricordi sono l’unico ponte con la realtà che hanno lasciato alle spalle.
Il romanzo esplora quindi cosa significhi essere sospesi tra due mondi, tra la nostalgia per una vita che continua senza di loro e la consapevolezza di trovarsi in un luogo unico, irraggiungibile per la maggior parte delle persone.Vivendo all’estero da molti anni, questo è un sentimento che conosco ahimè molto bene.
Questa tensione tra il desiderio di appartenere e l’inevitabile distacco mi ha fatto pensare a “Le otto montagne” di Paolo Cognetti, dove la natura diventa un elemento che separa e connette allo stesso tempo. C’è qualcosa di profondamente umano in questa ricerca di un punto di equilibrio tra ciò che è familiare e l’ignoto che ci circonda.
A CHI RACCOMANDO “ORBITAL“?
“Orbital” è un romanzo per chi ama le esplorazioni profonde dell’animo umano, raccontate attraverso la lente di un’ambientazione insolita e affascinante. Non è una storia d’azione, non ci sono eventi drammatici o svolte improvvise. Se in altri libri questa scelta può risultare frustrante (vedi “Intermezzo” di Sally Rooney appunto), qui è un valore aggiunto.
Le riflessioni dei protagonisti, la loro umanità, i dubbi e le emozioni che li attraversano rendono il romanzo estremamente coinvolgente. Non è un libro che parla dello spazio in senso tecnico, e non c’è bisogno di essere un amante della fantascienza per apprezzarlo (anzi). Samantha Harvey ci parla dell’essere umano nello spazio, di come cambia il nostro modo di pensare e sentire quando ci troviamo sospesi nel nulla. Un’esperienza di lettura che non lascia indifferenti.
Se questa recensione vi ha intrigato, e volete immergervi in profonde riflessioni esistenziali osservando la Terra dall’alto, trovate il libro di Samantha Harvey al link qui sotto:
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