TITOLO: Pachinko – La moglie coreana
AUTORE: Min Jin Lee
TRADUTTORE: Federica Merani
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2018
CASA EDITRICE: Piemme
PAGINE: 587
GENERE: Romanzo
DISPONIBILE SU: Amazon | Feltrinelli
Tratto direttamente da “Pachinko – La moglie coreana“:
Avrei dovuto fare di più per loro. Avrei dovuto cercare di aiutarle a sposarsi, solo che non avevamo soldi. Il destino di una donna è soffrire. Dobbiamo soffrire e basta.
RIASSUNTO DELLA TRAMA DI “PACHINKO”
1910: la Corea viene annessa come colonia al Giappone. Incontriamo così una famiglia che gestisce una piccola locanda. Il figlio, Hoonie, nato con il labbro leporino e una gamba malformata, ha poche possibilità di trovare moglie e i genitori sono preoccupati per il suo futuro. Ma arriva Yangjin, e tra i due nasce un legame fatto di rispetto reciproco e amore silenzioso. Dalla loro unione nascerà Sunja, l’unica figlia, destinata però a crescere troppo presto dopo la morte del padre.
Tradita dall’uomo che amava e rimasta incinta, Sunja decide di lasciare la Corea per il Giappone sposando Isak, un giovane pastore protestante diretto a Osaka. È una scelta fatta per salvare la madre e la locanda dalla vergogna sociale. Ma sarà proprio in Giappone che Sunja comprenderà ancora una volta quanto la vita possa essere dura e ingiusta.
Tra perdite, sacrifici e povertà, in un paese che considera i coreani cittadini di seconda categoria, seguiremo la vita di Sunja e della sua famiglia attraverso generazioni diverse. “Pachinko – La moglie coreana” racconta così una delle pagine più drammatiche del Novecento asiatico: quella della colonizzazione giapponese della Corea e della discriminazione vissuta dai coreani emigrati in Giappone.
COSA MI HA SPINTO A LEGGERE “PACHINKO”?
I lettori di Gamobu sanno che ho una forte passione per la letteratura asiatica e, anche se Min Jin Lee è considerata a tutti gli effetti una scrittrice americana, attraverso “Pachinko” racconta una realtà profondamente legata alla Corea e alla diaspora coreana in Giappone.
Avevo inserito questo romanzo nella nostra guida dedicata alle saghe familiari, perché il libro segue diverse generazioni della stessa famiglia, con particolare attenzione alla figura di Sunja. Ma “Pachinko” è anche molto di più: è un romanzo storico, sociale e migratorio che racconta cosa significhi lasciare la propria terra nella speranza di costruire una vita migliore.
Per il fascino che provo verso il Giappone e la sua storia, volevo leggere qualcosa che mostrasse un punto di vista differente. Studiando storia giapponese all’università spesso non c’è tempo per entrare davvero in profondità in certi aspetti, mentre questo libro mi ha aiutato a scoprire un lato molto più oscuro di un paese che ho sempre amato e forse troppo idealizzato.
Se la storia della Corea e del colonialismo giapponese ti interessa, ti consiglio anche la nostra recensione di “Le otto vite di una centenaria senza nome” di Mirinae Lee, un altro romanzo che affronta la colonizzazione giapponese e approfondisce la Guerra delle due Coree.
LA RECENSIONE DI “PACHINKO“
I COREANI IN GIAPPONE
In “Pachinko – La moglie coreana”, Min Jin Lee racconta la condizione dei coreani in Giappone attraverso la quotidianità delle loro vite. Ed è proprio questo che rende il romanzo così potente.
Sin dall’occupazione della Corea, i coreani vengono trattati dai giapponesi con disprezzo e superiorità. La discriminazione attraversa ogni aspetto della vita: trovare lavoro, affittare una casa, studiare, integrarsi nella società. Anche quando migliorano economicamente la propria situazione, il pregiudizio rimane immutato. Il successo sociale non cancella l’origine coreana.
La colonizzazione non viene raccontata attraverso grandi eventi storici o battaglie epiche, ma attraverso piccoli dettagli quotidiani. Ed è qui che il romanzo colpisce più duramente. Dalla segregazione nei quartieri poveri, all’obbligo di adottare un nome giapponese abbandonando quello coreano, fino alla discriminazione scolastica e sociale: tutto contribuisce a costruire un senso costante di esclusione.
Uno degli episodi più dolorosi riguarda il ragazzino insultato nel proprio album scolastico, incapace di sopportare il peso dell’umiliazione. Sono proprio questi frammenti di vita comune a rendere “Pachinko” un romanzo devastante nella sua umanità.
SUNJA E LE FIGURE FEMMINILI
Sunja è la vera colonna portante del romanzo. Due generazioni prima di lei e due dopo di lei ruotano attorno alla sua figura. È lei il cuore emotivo della storia.
Partita dalla piccola locanda gestita dalla madre in Corea, Sunja lascia il proprio paese per evitare che la gravidanza fuori dal matrimonio ricopra la famiglia di vergogna. Ma, una volta arrivata in Giappone, la sua vita si trasforma in una continua lotta per la sopravvivenza.
Sunja rappresenta il sacrificio, la resilienza e il senso della famiglia. È una donna silenziosa ma fortissima, capace di attraversare il dolore senza mai spezzarsi davvero. Lavora senza sosta, tiene insieme la famiglia e affronta le difficoltà senza lamentarsi.
Anche Yangjin, sua madre, è una figura femminile straordinaria. Le donne di “Pachinko” resistono a una società dura e profondamente patriarcale, trovando forza proprio nella capacità di continuare ad andare avanti.
Ed è forse questo che rende Sunja così memorabile: non è un personaggio eroico nel senso tradizionale del termine, ma una donna estremamente reale. Min Jin Lee riesce a darle una concretezza emotiva tale da farla sembrare una persona esistita davvero.
“Pachinko” di Min Jin Lee rientra a pieno titolo nel genere delle saghe familiari. Se ami i romanzi che raccontano una famiglia attraverso generazioni, tra legami, sacrifici, conflitti e cambiamenti, ti consiglio anche la nostra guida alle migliori saghe familiari da leggere.

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NOA E IL RIFIUTO DELLE PROPRIE ORIGINI
Se Sunja lotta per trovare un posto nel mondo restando fedele alla propria identità, Noa rappresenta invece il rifiuto delle proprie origini.
Cresciuto come figlio di Isak ma nato dalla relazione tra Sunja e Koh Hansu, Noa cerca fin da piccolo di essere il “coreano perfetto”: studia, si comporta bene, rimane in silenzio per non dare fastidio. Cerca disperatamente di essere accettato.
Ma crescendo comprende che non importa quanto si impegni: per la società giapponese rimarrà sempre coreano.
Noa interiorizza così il disprezzo della società che lo circonda. Decide di assimilarsi completamente, adottando un’identità giapponese e allontanandosi dalla propria famiglia. È un personaggio tragico proprio perché non riesce a vivere né come coreano né come giapponese.
La sua storia è probabilmente una delle più dolorose del romanzo. Non solo per il distacco da Sunja, ma perché rappresenta il peso psicologico della discriminazione quando questa viene assorbita fino a trasformarsi in odio verso sé stessi.
KOH HANSU: TRA PROTEZIONE E MANIPOLAZIONE
Koh Hansu è uno dei personaggi più ambigui e affascinanti del romanzo.
Ricco, potente e manipolatore, sembra sempre riuscire a ottenere ciò che vuole. È lui che, dietro le quinte, continua a influenzare la vita di Sunja e della sua famiglia. In parte le protegge davvero, ma allo stesso tempo esercita un controllo costante sulle persone che lo circondano.
Hansu non viene mai realmente giudicato dal romanzo. È semplicemente così: un uomo capace di amare ma anche di manipolare, di aiutare ma anche di dominare.
Ed è proprio il contrasto con Isak a renderlo ancora più interessante. Hansu rappresenta il potere, la ricchezza e il pragmatismo; Isak invece la morale, la gentilezza e il sacrificio. I due uomini incarnano due modi completamente opposti di essere padri e uomini.
LA VERGOGNA: MOTORE DI AZIONE E DI SCELTE
La vergogna è il tema che più impregna tutto il romanzo.
La gravidanza di Sunja fuori dal matrimonio, il rifiuto delle proprie origini da parte di Noa, il lavoro nel pachinko visto come qualcosa di degradante, l’abbandono del nome coreano per uno giapponese: tutto ruota attorno alla paura del giudizio sociale.
Molti personaggi prendono le proprie decisioni proprio per sfuggire alla vergogna o per cercare di sopravvivere ad essa.
Ed è qui che il pachinko diventa la metafora perfetta dell’intero romanzo. Un gioco simile ai nostri flipper, ma verticale, fatto di casualità, illusioni di controllo e speranze di riscatto. Le vite dei personaggi funzionano esattamente allo stesso modo: cercano disperatamente di controllare il proprio destino, ma vengono continuamente travolti da eventi più grandi di loro.
Non poteva esserci simbolo più adatto per raccontare una storia così intensa e profondamente umana.
A CHI CONSIGLIO “PACHINKO”?
Consiglio “Pachinko – La moglie coreana” a chiunque ami le grandi saghe familiari capaci di attraversare generazioni diverse intrecciando storia, identità e rapporti umani.
Se la cultura coreana ti affascina, ti consigli di leggere il nostro approfondimento sui libri coreani da leggere, altrimenti puoi esplorare le recensioni nell’archivio dedicato ad Han Kang, Premio Nobel per la letteratura nel 2024.
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Due note aggiuntive su “Pachinko – La moglie coreana“:
- Utilizzo entrambi i titoli in cui questo romanzo si può trovare in commercio. Nel 2018 Piemme ha pubblicato questo romanzo con il titolo “La moglie coreana“, mentre la versione che ho io in formato tascabile è del 2021 e ha come titolo “Pachinko” ma il sottotitolo è “La moglie coreana“. Per questo nel testo vedrete tutte le tre forme.
- Nel 2022 Apple TV ha creato una serie TV proprio dal romanzo “Pachinko” che ha riscosso critiche molto positive per la sua trasposizione cinematografica. Riporto di seguito il trailer:
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E tu hai letto “Pachinko“? Cosa ne pensi di questo romanzo? Fammelo sapere nei commenti.
