TITOLO: Rifiuto
AUTORE: Tony Tulathimutte
TRADUTTRICE: Vincenzo Latronico
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2025
CASA EDITRICE: edizioni e/o
GENERE: Romanzo
Tratto direttamente da “Rifiuto”:
La perdita fa male solo quando esisteva una possibilità.
RIASSUNTO DELLA TRAMA DI “RIFIUTO”
Cinque personaggi, cinque storie che ci trascinano nei meandri della vita online.
Cinque esistenze portate all’estremo da un mondo digitale che influenza emozioni, desideri e identità.
C’è un uomo che, definendosi femminista, finisce per rinnegare i propri valori. Una donna che, dopo una notte con un amico, intraprende un percorso di autodistruzione. Un ragazzo che scrive uno script di un video ad un pornattore pur di vedere realizzate le proprie fantasie. Un uomo che immagina un futuro impossibile con una donna, finendo invece nel mirino dell’odio online. E infine, un individuo che passerà il suo tempo a creare un esercito di trolls online.
“Rifiuto” è un romanzo che ci accompagna nella parte più malsana delle vite connesse, dove l’identità è una maschera difficile da togliere.
Tulathimutte racconta un’umanità ai margini, in cerca di riscatto attraverso lo schermo, dove il linguaggio online diventa sintomo di una solitudine collettiva e di una guerra silenziosa combattuta dietro le tastiere. Un romanzo che attraverso le storie dei suoi personaggi dipinge la vita digitale del Ventunesimo secolo.
COSA MI HA SPINTO A LEGGERE “RIFIUTO”?
Tutto è iniziato da “Il canale geniale”, la chat privata su Instagram curata da edizioni e/o. A giugno, il team editoriale aveva condiviso in anteprima la copertina e la prima pagina del romanzo: mi sono bastate poche righe per capire che “Rifiuto” doveva essere la mia prossima lettura.
Cercando poi informazioni online, ho scoperto che il romanzo era stato acclamato come libro dell’anno da testate come The New York Times, The New Yorker, Vogue, Esquire, TIME e The Wall Street Journal.
Con tutti questi riconoscimenti, non potevo tirarmi indietro.
E anche se non ci fossero stati, sentivo che avrei comunque voluto leggerlo.
LA RECENSIONE DI “RIFIUTO“
Estremo, disturbante, necessario
Duro. Diretto. Senza filtri.
Se pensate di essere “open-minded”, leggete questo romanzo. Vi metterà alla prova. Durante la lettura mi sono chiesto se fossi diventato improvvisamente più moralista, oppure se “Rifiuto” descrivesse davvero estremi difficili da accettare.
Tulathimutte non fa sconti: entra nel cuore del malessere dei suoi personaggi sin dalle prime righe. Ce li mostra nudi, con le loro fragilità, i limiti, e il peso del disprezzo sociale. Li osserva con empatia, e proprio questa comprensione ci fa avvicinare a loro più di quanto avvenga nella loro stessa vita reale.
Li guardiamo con pietà, disagio e — talvolta — con un’inquieta compassione.
L’orrore che nasce dall’empatia
Poi, improvvisamente, il tono cambia. I lati più oscuri dei personaggi emergono, e ci troviamo a pensare: “Aspetta, cosa sta succedendo?”
Gli amici li abbandonano, i legami si spezzano, e noi lettori restiamo sospesi nel dubbio: da che parte stare? Tulathimutte ci spinge a oscillare tra repulsione e comprensione, fino a lasciarci un misto di angoscia e fastidio. I suoi protagonisti accusano il mondo di non amarli, di non accettarli, ma finiscono per essere prigionieri delle proprie ossessioni.
Un disprezzo crescente, una solitudine condivisa
Ogni racconto è un passo in più verso il buio digitale: un crescendo di rabbia, compassione e repulsione che culmina nel vero e proprio rifiuto evocato dal titolo.
Tulathimutte ci costringe a guardare dentro il cuore tossico della connessione: forum, social, chat private dove il contatto umano si dissolve e resta solo l’eco delle solitudini. Un universo invisibile, ma reale. E noi, anche senza farne parte, lo percepiamo.

Il tema principale: le vite invisibili del XXI secolo
In fondo, “Rifiuto” racconta proprio questo: una costellazione di solitudini amplificate online.
Chi cerca rifugio nei forum per sfuggire a un’identità che non sente più propria, chi scrolla vite altrui per non affrontare la propria, chi cerca nell’erotismo virtuale un conforto inaccessibile nel reale.
È un romanzo freddo, lucido e disincantato: uno specchio di una società polarizzata, che genera individui alienati in cerca di un posto — anche fittizio — dove esistere.
I personaggi di Rifiuto non danno né ricevono calore umano; la distanza dagli altri li spinge sempre più vicino allo schermo.
Come Alison, la protagonista del secondo racconto, che apre con:
“L’amore è reciproco: il che significa che Alison non lo ha mai conosciuto.”
e poco dopo aggiunge:
“L’amore non è un traguardo, però non averlo mai raggiunto sembra comunque un po’ un fallimento.”
Più aumenta la loro fame di contatto, più cresce la loro dipendenza digitale.
E in questo abisso Tulathimutte costruisce il ritratto più lucido e inquietante della nostra generazione connessa.
Un lavoro di traduzione impeccabile
Il merito va anche alla traduzione di Vincenzo Latronico, che riesce a restituire con precisione il linguaggio fluido e mutevole delle comunità online.
Molti termini inglesi restano nella versione originale — una scelta necessaria per non perdere sfumature che in italiano sarebbero svanite.
Da lettore che ha vissuto a lungo in Inghilterra, ho riconosciuto quel linguaggio ibrido tra chat e realtà quotidiana. Ma alcuni termini, troppo di nicchia, troppo specifici, gli ho dovuti comunque cercare!
Un dettaglio che rende il romanzo ancora più autentico.
Ultima postilla: la copertina è semplicemente geniale. Gioca sul doppio significato della parola rifiuto in italiano, e una volta terminato il romanzo, quel binomio — tra ciò che si scarta e ciò che si respinge — acquista un valore ancora più profondo.
A CHI CONSIGLIO “RIFIUTO”?
“Rifiuto” è una raccolta di solitudini connesse, dove l’isolamento diventa conforto e le ferite trovano eco in altre ferite.
Tulathimutte racconta l’alienazione di una generazione che si muove tra esclusioni subite e scelte volontarie di isolamento, cercando negli altri online la propria immagine riflessa.
Un romanzo necessario, disturbante e illuminante. Per chi ama le narrazioni audaci e non teme di guardare negli occhi la parte più oscura del nostro presente digitale.
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