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Recensioni

Recensione di “Strane case” di Uketsu

Andrea BettoncelliBy Andrea Bettoncelli13 Giugno 2026Nessun commento9 Mins Read
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Immagini di copertina articoli Gamobu - Stane case di Uketsu
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TITOLO: Strane case
AUTORE: Uketsu
TRADUTTORE: Stefano Lo Cigno
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2021 in Giappone, 2026 in Italia
CASA EDITRICE: Einaudi
PAGINE: 176
GENERE: Thriller
DISPONIBILE SU: Amazon | Feltrinelli

RIASSUNTO DELLA TRAMA DI “STRANE CASE”

“Strane case” di Uketsu prende avvio da una premessa tanto semplice quanto inquietante. Un autore specializzato in contenuti legati all’occulto viene contattato da un conoscente che sta valutando l’acquisto di una casa a Tokyo. A prima vista l’abitazione sembra del tutto normale, ma osservando attentamente la planimetria emergono dettagli difficili da spiegare: stanze dalla disposizione insolita, spazi privi di una funzione apparente e anomalie architettoniche che sembrano nascondere qualcosa.

Per cercare di capire il significato di questi elementi, il protagonista si rivolge a un esperto di architettura. Quella che inizialmente appare come una semplice curiosità si trasforma però rapidamente in un’indagine sempre più complessa, che porta alla scoperta di altri edifici misteriosi e di eventi collegati tra loro in modi inaspettati.

Attraverso documenti, mappe, testimonianze e deduzioni, “Strane case“ costruisce un puzzle narrativo in cui ogni risposta genera nuove domande, trascinando il lettore in una storia che mescola mistero, horror psicologico e true crime.

COSA MI HA SPINTO A LEGGERE “STRANE CASE“?

Più o meno un anno fa arrivava nelle librerie italiane “Strani disegni“, il primo romanzo di Uketsu pubblicato nel nostro Paese. L’autore, diventato celebre in Giappone grazie ai suoi video horror e mystery, è una figura tanto enigmatica quanto le sue storie: non ha mai rivelato la propria identità e continua a mostrarsi in pubblico con una maschera bianca e una tuta nera integrale. Una gioia per gli occhi.

Quello che molti lettori italiani non sanno è che “Strani disegni” (Hen na E, 変な絵) non rappresenta in realtà l’esordio di Uketsu. Il suo primo romanzo è infatti “Strane case” (Hen na Ie, 変な家), pubblicato in Giappone nel 2021 e diventato rapidamente un fenomeno editoriale.

La scelta di pubblicare per primo “Strani disegni” è probabilmente legata a ragioni editoriali. Nel frattempo, infatti, J-POP aveva già annunciato l’adattamento manga di “Strane case” con il titolo “La strana casa”, e portare contemporaneamente sul mercato due versioni della stessa storia avrebbe rischiato di creare confusione. Einaudi ha quindi deciso di introdurre Uketsu al pubblico italiano con un’opera diversa, che nel frattempo era diventata un bestseller internazionale.

Per questo motivo ero particolarmente curioso di leggere “Strane case”. Dopo aver apprezzato l’originalità di “Strani disegni“, volevo scoprire come fosse nato il fenomeno Uketsu. Mi aspettavo una scrittura più acerba e una trama ancora più folle rispetto al romanzo successivo. Ma sarà andata davvero così?

LA RECENSIONE DI “STRANE CASE“

Una planimetria non dovrebbe fare paura

La grande intuizione di “Strane case” è anche la più semplice. Uketsu prende un oggetto assolutamente quotidiano, ovvero la piantina di una casa, e lo trasforma nel punto di partenza di un mistero inquietante.

Fin dalle prime pagine il lettore viene invitato a osservare dettagli apparentemente insignificanti: una stanza dalla forma insolita, uno spazio che sembra non avere alcuna funzione, una porta collocata in un punto strano. Elementi che, presi singolarmente, potrebbero essere spiegati in mille modi diversi, ma che nel loro insieme iniziano a generare una sensazione di disagio.

È un meccanismo che ricorda molto quello già visto in “Strani disegni“. Anche qui Uketsu parte da qualcosa di familiare per insinuare il dubbio che dietro la normalità si nasconda qualcosa di profondamente sbagliato. E proprio questa capacità di rendere inquietante ciò che normalmente ignoriamo rappresenta uno dei suoi maggiori punti di forza come narratore.

Quelli di Uketsu non sono gli unici edifici giapponesi a nascondere segreti… Hai mai sentito parlare di “Residenza per signore sole” di Masako Togawa?

Un thriller costruito come un puzzle

Più che un romanzo investigativo tradizionale, “Strane case” assomiglia a un enorme puzzle.

Ogni nuovo documento, ogni testimonianza e ogni conversazione aggiunge un tassello a una storia che si fa progressivamente più complessa. La sensazione è quella di partecipare direttamente all’indagine, cercando di collegare informazioni sparse prima che lo facciano i protagonisti.

Questo approccio rende la lettura incredibilmente scorrevole. Il libro è breve (l’ho letto in 3 ore), ma possiede il classico effetto “ancora un capitolo e poi smetto” che rende difficile interrompere la lettura.

Uketsu dimostra inoltre una notevole abilità nel dosare le rivelazioni. Ogni risposta genera nuove domande, e ogni teoria apparentemente definitiva viene rapidamente messa in discussione da nuovi elementi. È una struttura che tiene alta la tensione fino alle ultime pagine e che spiega in buona parte il successo internazionale del romanzo.

Se ti piacciono i romanzi che puoi leggere in pochi giorni, puoi trovare alcuni consigli nel nostro articolo su 10 libri da leggere sotto le 200 pagine.

Immagini Gamobu negli articoli - Stane case di Uketsu

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Un po’ detective, un po’ content creator

Uno degli aspetti più curiosi del libro è il suo protagonista.

A differenza degli investigatori classici della narrativa crime giapponese, non ci troviamo davanti a un poliziotto, a un detective privato o a un giornalista d’inchiesta. Il protagonista è un autore interessato all’occulto e ai misteri: lo stesso Uketsu.

Gran parte dell’indagine avviene attraverso telefonate, documenti, fotografie e discussioni con esperti. Ci sono pochissime scene d’azione e quasi nessun lavoro investigativo sul campo nel senso tradizionale del termine.

Da questo punto di vista, “Strane case” è un romanzo profondamente contemporaneo. La ricerca della verità avviene attraverso informazioni raccolte, condivise e reinterpretate, in un processo che ricorda più una comunità online di appassionati che un’indagine poliziesca classica.

Se questo tipo di detective non fa per te e cerchi qualcosa di più tradizionale, ti potrebbe piacere Torigai Jutaro, vecchio investigatore dall’aria indolente e dagli abiti logori protagonista di “Tokyo Express” di Matsumoto Seicho.

Il patto che il lettore deve accettare

Se c’è una critica che si può muovere a “Strane case”, riguarda la credibilità delle sue deduzioni.

Molte delle teorie elaborate dai protagonisti nascono infatti da indizi molto limitati e vengono accettate con sorprendente rapidità dagli altri personaggi. In più occasioni mi sono ritrovato a pensare che ci sarebbero state spiegazioni molto più semplici e probabili rispetto a quelle proposte.

Eppure il romanzo sembra perfettamente consapevole di questa fragilità.

Uketsu non sta cercando di costruire un’indagine realistica nel senso più rigoroso del termine. Sta costruendo un gioco narrativo. Un gigantesco esercizio di immaginazione in cui ogni dettaglio può trasformarsi nella chiave per comprendere un mistero più grande.

Per questo motivo “Strane case” richiede una certa dose di fiducia da parte del lettore. Chi accetterà il gioco probabilmente si divertirà moltissimo. Chi invece cercherà una logica ferrea e un realismo assoluto potrebbe trovare alcune svolte difficili da accettare.

Spiegazione del finale di “Strane case” (SPOILER!)

Il vero colpo di scena di “Strane case” non è la soluzione del mistero, ma il dubbio che la soluzione stessa possa essere sbagliata.

Quando il romanzo sembra finalmente aver chiarito gli eventi che hanno coinvolto il clan Katabuchi, Uketsu introduce un ultimo elemento destabilizzante: la lettera di Keita.

A una prima lettura, quel documento sembra offrire una spiegazione definitiva e persino una conclusione relativamente umana e compassionevole. Tuttavia, rileggendo attentamente gli indizi disseminati nel corso del romanzo, emerge una seconda interpretazione molto più inquietante.

E se la lettera non fosse autentica? E se chi l’ha scritta non fosse realmente Keita?

In questo caso, tutto ciò che crediamo di aver capito nelle pagine finali verrebbe rimesso in discussione. Keita non sarebbe un sopravvissuto in fuga, ma l’ennesima vittima di una catena di violenza che attraversa generazioni. E se questa teoria fosse corretta, i principali sospetti diventerebbero Yoshie e Ayano, che avrebbero avuto tutto l’interesse a costruire una versione alternativa degli eventi.

Il loro obiettivo? Compiere un ultimo omicidio per spezzare definitivamente la maledizione che ha perseguitato la famiglia per decenni.

Uketsu non fornisce una risposta definitiva, e probabilmente è proprio questa la scelta più intelligente. Dopo aver costruito un romanzo interamente basato sull’interpretazione degli indizi, lascia al lettore l’ultimo pezzo del puzzle.

Sta a noi decidere quale versione della storia accettare. Personalmente, trovo la seconda interpretazione più convincente: è più tragica, più coerente con i temi del romanzo e soprattutto più in linea con il gusto di Uketsu per le verità nascoste dietro le apparenze.

A CHI CONSIGLIO “STRANE CASE”?

Consiglierei “Strane case” di Uketsu a chi ama i mystery costruiti come puzzle e a quei lettori che, più che seguire un’indagine tradizionale, si divertono a collegare indizi, formulare teorie e mettere continuamente in discussione ciò che credono di sapere.

Se avete apprezzato “Strani disegni“, qui troverete molti degli elementi che hanno reso celebre Uketsu: un’idea di partenza brillante, un mistero che si complica pagina dopo pagina e la capacità di trasformare oggetti quotidiani in qualcosa di profondamente inquietante.

Lo consiglierei anche agli appassionati di crime giapponese che cercano qualcosa di diverso dal classico giallo deduttivo. Pur condividendo con il genere il gusto per gli enigmi, “Strane case” si avvicina spesso all’horror psicologico e al thriller, con una struttura che ricorda più una teoria investigativa sviluppata su internet che un’indagine poliziesca tradizionale.

Al contrario, chi cerca un romanzo rigorosamente realistico potrebbe faticare ad accettare alcune delle deduzioni su cui si basa la storia. Uketsu chiede infatti al lettore una buona dose di fiducia e una certa disponibilità a lasciarsi trascinare dal gioco narrativo.

Ma se accetterete le regole del gioco, è difficile non arrivare all’ultima pagina con la voglia di riguardare tutte le planimetrie da capo.

Uketsu è solo uno dei tanti autori che stanno rinnovando la narrativa giapponese contemporanea. Scopri gli altri nella nostra guida.


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Scopri anche le altre recensioni di libri pubblicati da Einaudi.

E tu hai letto “Strane case“? Fammelo sapere nei commenti.

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Andrea Bettoncelli
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Co-fondatore e caporedattore del sito, Andrea è laureato in Lingue e Istituzioni Economiche e Giuridiche dell'Asia Orientale presso l'Università Ca' Foscari di Venezia, con un Master in Publishing ottenuto presso la London City University. Da 10 anni vive e lavora a Londra. La sua passione per le lingue e l'editoria è il motore dietro al suo contributo per Gamobu.

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