TITOLO: Strani disegni
AUTORE: Uketsu
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2022 in Giappone, 2025 in Italia
CASA EDITRICE: Einaudi
TRADUTTORE: Stefano Lo Cigno
GENERE: Thriller
Direttamente da “Strani disegni”:
Molto bene, adesso vi mostrerò un disegno.
RIASSUNTO DELLA TRAMA DI “STRANI DISEGNI”
In “Strani disegni”, Uketsu ci conduce in un thriller psicologico che mescola mistero e inquietudine con una precisione chirurgica. Tutto inizia con una serie di illustrazioni apparentemente innocue ma inspiegabilmente disturbanti. C’è sempre qualcosa che non torna: un dettaglio fuori posto, uno sguardo sbagliato, un’ombra sinistra sullo sfondo. Quando un giovane redattore comincia a indagare sull’autore di questi disegni, si apre davanti a lui (e al lettore) un dedalo di enigmi, ricordi rimossi e indizi da decifrare.
Ogni immagine diventa una tessera di un puzzle più grande, e ogni capitolo aggiunge un nuovo livello di ambiguità e tensione. Senza mai cedere alla facile spiegazione, Uketsu costruisce un romanzo ipnotico in cui nulla è come sembra, e dove il confine tra realtà e illusione si fa sempre più sottile.
COSA MI HA SPINTO A LEGGERE “STRANI DISEGNI”?
Il bello di vivere all’estero è che mi capita spesso di scoprire libri che in Italia devono ancora uscire — o, al contrario, leggere con mesi di ritardo titoli che da noi sono già stati un caso editoriale. È una sensazione curiosa, ma anche piacevole: posso consigliare nuove uscite a chi mi sta accanto, sfruttando il fatto di averle lette “in anteprima”.
È stato proprio così con “Strani disegni” di Uketsu. Ricordo di essermici imbattuto durante una delle prime passeggiate dell’anno: in quasi tutte le librerie londinesi, “Strange Pictures” era ovunque, promosso come uno dei thriller giapponesi più inquietanti e originali degli ultimi anni. Amando sia il genere che il Paese d’origine, non ho resistito: ho ceduto subito al suo fascino.
Sono felice che “Strani disegni” sia finalmente arrivato anche in Italia — e per di più con una copertina che trovo assolutamente geniale. Tra illustrazione e scelta tipografica, l’ultima opera di Uketsu ha tutte le carte in regola per diventare un piccolo caso editoriale anche da noi.
RECENSIONE DI “STRANI DISEGNI”
Uketsu e il mistero dietro la maschera
Per chi non avesse ancora visto una foto di Uketsu… vi consiglio di fare un salto su Google. La vostra reazione sarà probabilmente come la mia: un misto di risata e shock. Per chi invece ha già familiarità con la cultura pop giapponese contemporanea, il suo volto mascherato (e inquietante) non sarà una novità.
L’identità di Uketsu resta avvolta nel mistero: si sa solo che è un uomo sulla trentina, originario della prefettura di Kanagawa. In alcune rare interviste ha raccontato di aver vissuto nel Regno Unito durante l’infanzia, prima del divorzio dei suoi genitori. La sua comparsa sulla scena giapponese avviene con una serie di video su YouTube, dove si presenta indossando una calzamaglia nera e una maschera di cartapesta. Lì si fa notare per uno stile assurdo, surreale, a tratti geniale. E ben presto i suoi fan iniziano a chiederlo a gran voce: “Perché non scrivi un libro?”
Potrebbe sembrare una follia: cambiare medium, passare da sketch visivi e nonsense digitale a un romanzo strutturato e coerente, è tutt’altro che semplice. Uketsu avrebbe potuto scrivere qualcosa di illeggibile, autoreferenziale, o semplicemente vuoto. E invece… non saremmo qui a parlarne se non avesse sorpreso tutti, no?
Thriller psicologico con una marcia in più
Parto da una premessa chiara: “Strani disegni” è uno dei migliori thriller psicologici che io abbia letto negli ultimi anni. Non solo per la storia in sé, ma per come riesce a combinare tensione narrativa, disegni inquietanti, e una struttura a incastri davvero coinvolgente.
I disegni sono veri protagonisti del racconto: inquietanti all’inizio, quasi criptici, si caricano man mano di significati profondi. Il primo capitolo, in particolare, è costruito come un piccolo puzzle visivo e testuale — e quando si trova la chiave giusta per leggerlo, la soddisfazione è totale.
La scelta di non rivelare troppo nella sinossi non è casuale: in questo libro, il piacere della lettura sta proprio nell’abbandonarsi al mistero e lasciarsi guidare dai colpi di scena, dai cambi di prospettiva, dalle rivelazioni dosate con precisione chirurgica.
Indagine frammentata, coinvolgimento totale
Un’altra caratteristica che rende “Strani disegni” così efficace è il modo in cui Uketsu ha deciso di strutturare la narrazione: ogni capitolo è affidato a un personaggio diverso. Questo significa che ogni pezzo del puzzle viene raccontato da una voce nuova, con un bagaglio emotivo e conoscitivo differente. Non ci sono eroi infallibili qui, ma persone vere, spesso fragili, alle prese con qualcosa che le supera.
Questo approccio permette non solo di mantenere alta la tensione, ma anche di far emergere, poco alla volta, una rete di connessioni oscure e imprevedibili. E quando il lettore inizia a pensare di aver capito… ecco che l’autore sposta le carte in tavola, con eleganza e cattiveria. Un “tiro e molla” narrativo che funziona perfettamente.

Un confronto con altri thriller giapponesi
Negli ultimi anni ho letto altri thriller giapponesi memorabili, come “I delitti della casa decagonale” di Ayatsuji Yukito e “Butter” di Asako Yuzuki. Tutti e tre partono da un mistero, ma scelgono strade completamente diverse.
Ayatsuji punta sul giallo classico, cerebrale, dove il colpo di scena arriva a chiusura di un’impalcatura logica perfetta. “Strani disegni”, invece, punta sulla tensione psicologica e sensoriale: l’angoscia cresce per accumulo, e i disegni giocano un ruolo centrale. Se “I delitti della casa decagonale” stimola la mente, “Strani disegni” ti lavora addosso, e sotto pelle.
“Butter”, d’altro canto, è un thriller sociale più sfumato, dove il crimine è il pretesto per riflettere su temi di genere, controllo, e fame (letterale e simbolica). Anche qui, come in Uketsu, l’inquietudine si costruisce lentamente, e rimane ben oltre la fine della lettura.
Un consiglio di lettura (da provare in due)
Ho letto “Strani disegni” in contemporanea con la mia partner, un capitolo ciascuno a turno (prima leggevo io, poi le passavo il libro affinché leggesse lei).
È stato un esperimento bellissimo, anche perché ci ha permesso di commentare in tempo reale, confrontarci su ipotesi e reazioni, vedere l’effetto sorpresa negli occhi dell’altro.
Vista la struttura in quattro capitoli e il ritmo serrato, è un libro perfetto da dividere con qualcuno che ama i misteri. Vi assicuro che rende l’esperienza ancora più divertente.
A CHI RACCOMANDO “STRANI DISEGNI”?
A chi cerca un thriller psicologico diverso dal solito, capace di giocare con la forma e il contenuto. A chi ama perdersi nei meccanismi mentali dei personaggi e non si accontenta di una trama lineare.
Se vi piacciono i romanzi che vi tengono svegli la notte, che sanno spiazzare e inquietare senza trucchi gratuiti, “Strani disegni” fa per voi.
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