TITOLO: Tatà
AUTORE: Valérie Perrin
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2024
CASA EDITRICE: Edizioni E/O
GENERE: Narrativa
Direttamente da “Tatà”:
Spesso gli uomini vengono paragonati agli animali, per definirli si dice che si comportano come bestie, ma ti giuro che mai un animale eguaglierà certi uomini nell’orrore.
RIASSUNTO DELLA TRAMA DI “TATÀ“
Dal sito dell’editore:
Agnès non crede alle sue orecchie quando viene a sapere del decesso della zia. Non è possibile, la zia Colette è morta tre anni prima, riposa al cimitero di Gueugnon, c’è il suo nome sulla lapide… In quanto parente più prossima tocca ad Agnès andare a riconoscere il cadavere, e non c’è dubbio, si tratta proprio della zia Colette. Ma allora chi c’è nella sua tomba? E perché per tre anni Colette ha fatto credere a tutti di essere morta?
È l’inizio di un’indagine a ritroso nel tempo. Grazie a vecchi amici, testimonianze inaspettate e una misteriosa valigia piena di audiocassette, Agnès ricostruisce la storia di una famiglia, la sua, in cui il destino dei componenti è legato in maniera indissolubile a un circo degli orrori, all’unica sopravvissuta di una famiglia ebrea deportata e sterminata dai nazisti, alle vicende di un celebre pianista e a quelle di un assassino senza scrupoli, alle subdole manovre di un insospettabile pedofilo e al tifo sfegatato per la locale squadra di calcio, il FC Gueugnon.
COSA MI HA SPINTO A LEGGERE “TATÀ“?
Negli ultimi sei mesi ho riscoperto il piacere di immergermi nella letteratura francese, tanti anni dopo la mia ultima incursione in questo universo narrativo. Dopo aver letto “Bonjour tristesse” di Françoise Sagan e “Fratelli d’anima” di David Diop, mi sono avventurato nelle opere di Emmanuel Carrère. Un paio di recensioni sui suoi libri usciranno presto, quindi continuate a seguirci se anche voi siete fan di questo autore straordinario.
Durante le vacanze di Natale, “Tatà” di Valérie Perrin sembrava però seguirmi ovunque: lo trovavo in ogni libreria in cui mettevo piede. Pur non essendo il genere di romanzo che mi attirerebbe immediatamente, a forza di vedere quella copertina, ho finito per incuriosirmi. Non avendo mai letto nulla della Perrin, mi sono chiesto se anch’io, come tanti lettori italiani, sarei rimasto affascinato dalla sua scrittura. Alla fine, ho deciso di darle una possibilità.
COSA MI È PIACIUTO E COSA HO APPREZZATO MENO
UN ROMANZO CORPOSO MA IRRESISTIBILE
“Tatà” di Valérie Perrin è un libro imponente con le sue 900 pagine, ma questo non mi ha impedito di divorarlo in meno di due settimane. Non sono in generale un fan delle saghe familiari (nonostante ne abbia lette diverse), né conoscevo l’autrice, eppure ho trovato il romanzo avvincente e scorrevole.
Ciò che lo rende così accattivante è la ricchezza delle vicende intrecciate: ogni personaggio ha una storia personale dettagliata, e la Perrin ce la racconta con maestria attraverso flashback e testimonianze dirette o indirette. Questo approccio crea una profonda empatia con i protagonisti, senza mai risultare pesante o dispersivo. La Perrin dosa abilmente i dettagli, rivelandoli al momento giusto e senza sovraccaricare il lettore.
UN TRATTATO SUL CONCETTO DI FAMIGLIA
Man mano che i personaggi prendono vita, davanti ai nostri occhi si forma una complessa rete di legami familiari e sentimentali. “Tatà” diventa così un’esplorazione del concetto di famiglia in tutte le sue sfaccettature. Ci sono legami di sangue e legami elettivi, persone che assumono ruoli paterni, materni o fraterni nella vita di chi amano, senza che esista una relazione biologica.
La Perrin ci mostra come la famiglia non sia solo una questione di parentela, ma un mosaico di affetti, vicinanze e scelte. È un messaggio mai ostentato, che emerge con naturalezza dalla trama e tocca corde universali.

L’INDAGINE DI AGNÈS: CREDIBILE E COINVOLGENTE
Al centro della storia c’è Agnès, una regista di 38 anni che cerca di scoprire la verità sulla zia Colette, la “tatà” del titolo. La sua indagine è uno degli aspetti migliori del libro: non è mai forzata o irrealistica, ma si sviluppa attraverso contatti e una perseveranza tangibile.
Agnès non diventa improvvisamente una detective infallibile, ma rimane una donna con una vita complessa e mille difficoltà quotidiane. Questo approccio verosimile rende la sua ricerca ancora più coinvolgente. Perrin evita i cliché del genere investigativo e ci offre una protagonista determinata ma credibile, che affronta il passato con realismo e umanità.
IL FASCINO DEL MISTERO
Il mistero che avvolge l’indagine di Agnès è stato secondo me uno degli elementi più intriganti del romanzo. Tuttavia, ho trovato che il suo impatto sia attenuato da un finale meno incisivo di quanto ci si potrebbe aspettare. Pur mancando di un climax straordinario, la conclusione rispecchia comunque una coerenza realistica che si allinea al personaggio di Agnès, ritratta appunto come una “detective” credibile e umana.
Alcuni dettagli di questo mistero richiedono un pizzico di sospensione dell’incredulità, ma se si è disposti a seguirne il flusso, questi particolari finiscono per risultare secondari. Il valore del mistero sta più nel viaggio emotivo e personale che Agnès e la sua famiglia intraprendono che nella risoluzione stessa.
QUALCHE PERPLESSITÀ NARRATIVA
Non tutto, però, mi ha convinto in “Tatà”. Le storie d’amore, ad esempio, a volte risultano eccessivamente zuccherose. Un personaggio che decide di sposarsi con una ragazza appena conosciuta, con il plauso di tutti, mi ha fatto davvero storcere il naso. Questi momenti mi sono sembrati frettolosi e poco credibili, soprattutto in un romanzo che per il resto è così attento ai dettagli emotivi.
Un altro punto debole è la sottotrama del “pedofilo insospettabile”. Sebbene tratti un tema importante, ho trovato che fosse inserita in modo troppo esplicito e scollegato dal resto della storia. La rivelazione arriva in maniera brusca e poco naturale, senza il delicato equilibrio che caratterizza il resto del romanzo. Questa parte avrebbe potuto costituire un libro a sé, invece di essere integrata in una trama già ricca di temi e vicende.
A CHI RACCOMANDO “TATÀ“?
“Tatà” è un romanzo che affronta temi forti e complessi come la violenza domestica, i femminicidi, il razzismo, gli abusi su minori e l’uso di sostanze. Chiunque decida di intraprendere questa lettura deve essere consapevole che ci saranno pagine difficili da digerire.
Tuttavia, Valérie Perrin riesce a trattare queste tematiche con grande sensibilità e intelligenza, grazie a una scrittura che avvolge e cattura, mantenendo sempre il lettore coinvolto. Consiglio questo libro a chi ama le saghe familiari ben costruite, i romanzi gialli fuori dagli schemi e le storie che esplorano in profondità l’amicizia e i legami umani.
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