TITOLO: Vanishing World
AUTORE: Murata Sayaka
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2025
CASA EDITRICE: Edizioni e/o
GENERE: Romanzo distopico
Tratto direttamente da “Vanishing World”:
Sembrava di vedere un’intera città allevare cuccioli di essere umano.
RIASSUNTO DELLA TRAMA DI “VANISHING WORLD”
Un Giappone del futuro senza sesso né relazioni umane
Ambientato in un Giappone distopico del futuro, “Vanishing World” di Murata Sayaka immagina una società in cui il sesso è ormai scomparso dalla vita quotidiana. La riproduzione è diventata un processo puramente tecnico: i corpi non si toccano più, l’atto sessuale non esiste all’interno del matrimonio e i bambini nascono esclusivamente tramite inseminazione artificiale. Le poche relazioni fisiche rimaste si consumano esclusivamente al di fuori della coppia, in modo consapevole e accettato da entrambi i partner.
Una protagonista “anacronistica” in un mondo sterile
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il drastico calo della popolazione ha portato a un’accelerazione tecnologica per risolvere la crisi demografica. In questo mondo alienante seguiamo la voce di Amane, protagonista e narratrice, dalla sua infanzia fino all’età adulta. Amane è nata da una relazione considerata ormai primitiva: i suoi genitori, regolarmente sposati, hanno avuto un rapporto sessuale per concepirla. Un gesto che, nel tempo in cui Amane cresce, è visto come obsoleto, addirittura trasgressivo.
Nel nuovo ordine sociale, il sesso all’interno del matrimonio è etichettato come incesto, e ciò le provoca non pochi problemi già durante le scuole elementari. Sua madre, però, le trasmette un’altra visione: le racconta storie d’amore e di relazioni intime coniugali, alimentando in Amane un desiderio corporeo ed emotivo che la distingue dai suoi coetanei.
Il desiderio come atto di resistenza
La libido (o meglio, una pulsione sensuale e affettiva vivace) di Amane diventa una delle chiavi narrative del romanzo. A differenza dei suoi contemporanei, che rinnegano il desiderio e rimangono vergini fino a tarda età, Amane conserva un impulso umano che sembra quasi fuori luogo. L’erotismo, nel mondo che Murata immagina, è sublimato in figure di fantasia — personaggi di manga e anime — e non più rivolto ad altri esseri umani.
Chiba: una città laboratorio senza famiglie
La accompagniamo nella sua vita adulta, tra amicizie, due matrimoni e il ritorno nella sua città natale, Chiba, ora trasformata nella città sperimentale “Paradiso” (Eden). In questo nuovo modello sociale, i bambini — chiamati kodomo-chan — appartengono alla comunità, tutti gli adulti sono genericamente identificati come “mamma” e ogni individuo vive in abitazioni standardizzate simili a monolocali. Il concetto di famiglia è scomparso. Ogni anno, i cittadini vengono selezionati a sorte per una nuova gravidanza: le donne fertili con il proprio utero, gli uomini e le donne sterili con uteri artificiali.
Un finale che lascia interrogativi
Il finale è spiazzante, d’impatto, volutamente eccessivo come tutto il racconto. Non offre risposte, ma solleva interrogativi disturbanti e affascinanti.
COSA MI HA SPINTO A LEGGERE “VANISHING WORLD”?
Conoscevo già Murata Sayaka grazie a un’amica che mi aveva consigliato il suo romanzo “La ragazza del convenience store”, una storia che mi aveva colpito per originalità e delicatezza. La protagonista, una giovane donna nubile che trova realizzazione lavorando in un piccolo minimarket giapponese (konbini), mi era sembrata un personaggio inaspettato, controcorrente e profondamente umano.
Avevo apprezzato moltissimo la scrittura essenziale di Murata, capace di trattare temi sociali complessi con leggerezza apparente ma profondità autentica. Quel romanzo mi aveva stimolato una riflessione intensa sul ruolo della normalità, della società e delle aspettative di genere.
Così, quando ho scoperto che “Vanishing World” sarebbe stato pubblicato in Italia, non ho esitato a preordinarlo. L’ho fatto con grande curiosità, ma anche con aspettative molto alte: sapevo già che Murata è un’autrice capace di scuotere certezze e di mettere in discussione i modelli precostituiti.
COSA MI È PIACIUTO E COSA NON MI È PIACIUTO
“Vanishing World” di Murata Sayaka è, senza ombra di dubbio, un romanzo distopico destinato a far discutere e riflettere. Affronta temi delicati con uno sguardo critico, incastonandoli in una narrazione che pagina dopo pagina lascia il lettore spiazzato e spesso scioccato.
Il sesso diventa tabù: il crollo dell’intimità nella coppia
Nel mondo immaginato da Murata, il sesso ha perso completamente valore all’interno del matrimonio. L’unico metodo considerato “corretto” per la procreazione è l’inseminazione artificiale. L’intimità fisica tra coniugi non solo è superflua, ma è vista come qualcosa di sporco e quasi incestuoso. Il sesso, se praticato, avviene esclusivamente in relazioni extraconiugali, accettate socialmente ma svuotate di significato affettivo.
Seguendo Amane dalla sua infanzia all’età adulta, assistiamo al lento e inesorabile svuotamento delle relazioni umane. Sempre meno persone sono interessate al contatto fisico: la maggior parte arriva alla maturità senza aver mai fatto sesso. Questo impoverimento emotivo sfocia nel caso estremo di Paradiso, la città sperimentale che un tempo era Chiba.
Paradiso: quando la famiglia scompare
A Chiba, la sperimentazione sociale ha portato all’eliminazione totale del concetto di famiglia. Se nel resto del Giappone la famiglia è ancora composta da due adulti che crescono un figlio (pur senza intimità o affetto), a Paradiso gli individui vivono in solitudine, privati di ogni relazione stabile o affettiva.
Le uniche interazioni si hanno con i kodomo-chan, bambini nati da inseminazione artificiale, cresciuti collettivamente. Le scene che Amane osserva — come i neonati disposti in fila, uno accanto all’altro, simili a prodotti su uno scaffale — sono agghiaccianti. L’immagine del “campo di cavoli pallidi” resta impressa come una delle metafore più forti del romanzo.

L’adattamento al sistema: quando anche i ribelli si piegano
Amane e suo marito Saku si trasferiscono a Paradiso con l’intento di avere un figlio. Ma col tempo, entrambi finiscono per adattarsi alla cultura dominante. Inizialmente, Amane è profondamente critica: osserva con disagio l’uniformità dei tutori, la loro espressione sempre neutra, i capelli dei bambini tagliati tutti uguali, l’impossibilità di distinguere maschi e femmine, la totale mancanza di individualità.
Questo omologarsi per il bene comune richiama fortemente il “1984” di George Orwell, dove il protagonista Winston Smith osserva la società con occhio critico ma finisce per cedere. Anche Amane, pur lucida e consapevole, scivola lentamente nell’accettazione, lasciando che la normalizzazione delle regole diventi parte di sé.
L’adattabilità come trappola dell’essere umano
Una delle riflessioni più forti del romanzo riguarda la capacità umana di adattarsi. Verso la fine del libro, Amane stessa lo ammette: è capace di modellarsi a qualsiasi contesto venga considerato giusto. Come l’acqua che prende la forma del recipiente in cui è versata, anche lei si plasma per sopravvivere. Ma a quale costo?
Questa passività, questo conformarsi silenzioso, diventa il vero pericolo. Il romanzo ci interroga: quanti di noi accettano l’opinione comune solo perché è quella dominante? Quante volte confondiamo la ripetizione con la verità?
Critica, consapevolezza e una fragile speranza
Amane è un personaggio profondamente critico, ma la sua autocoscienza è spesso rivolta contro se stessa. È il pensiero della madre, radicato in lei sin dall’infanzia, a darle una visione diversa dal mondo che la circonda. Eppure, nonostante questa lucidità, anche Amane sceglie di uniformarsi, di adattarsi per vivere una vita “accettabile”.
Il finale, scioccante e disturbante, lascia comunque uno spiraglio. Una fessura che ci suggerisce che, in fondo, qualcosa di umano resiste ancora. Forse contorto, forse modificato, ma vivo. “Vanishing World” non offre soluzioni, ma ci invita a interrogarci su ciò che davvero significa essere umani.
A CHI RACCOMANDO “VANISHING WORLD”?
Se state cercando un romanzo capace di spiazzarvi e di tenervi incollati alla pagina, “Vanishing World” fa decisamente al caso vostro. È una lettura che non si limita a raccontare una storia: vi sfida, vi mette alla prova, vi costringe a riflettere.
Murata Sayaka prende alcuni fenomeni già presenti nella nostra società – il calo della natalità, la trasformazione del concetto di famiglia, il declino del desiderio sessuale – e li porta all’estremo, restituendoci uno scenario tanto disturbante quanto affascinante. Un mondo in cui l’intimità è stata cancellata, i ruoli di genere azzerati e la maternità affidata a una comunità omologata.
Un libro che consiglio a chi ama la narrativa distopica, a chi ha apprezzato romanzi come “1984” di George Orwell, ma anche a chi è alla ricerca di una lettura provocatoria, lucida e profondamente attuale. Se vi interessa analizzare il presente attraverso le lenti del futuro, e se non temete di confrontarvi con una realtà scomoda, allora “Vanishing World” potrebbe sorprendervi e rimanervi dentro a lungo.
Se i romanzi distopici sono di tuo interesse, ti consigliamo il nostro articolo Libri da leggere: 10 romanzi distopici che raccontano il nostro presente. Dieci romanzi imperdibili, tra cui “Vanishing World”.
Invece, se vuoi approfondire la letteratura giapponese contemporanea, ti consigliamo il nostro articolo “Libri di scrittori giapponesi da leggere: i romanzi contemporanei più amati in Italia“.
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Ivan, grazie per essere sempre molto sensibile alle tematiche di grande attualità. Questo libro, pur non essendo un genere che leggerei, per come lo hai descritto mi ha colpito e credo che lo leggerò
Cara Matilde,
grazie di cuore per le tue belle parole. Mi fa davvero piacere sapere che la recensione ti ha colpita così tanto. Fammi sapere se deciderai di leggerlo, ci tengo!