TITOLO: Voci del verbo andare
AUTORE: Jenny Erpenbeck
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2015 in Germania, 2016 in Italia
CASA EDITRICE: Sellerio
GENERE: Narrativa
Traduzione libera direttamente da “Voci del verbo andare”:
Quando la casa del tuo vicino è in fiamme, anche la tua è in pericolo.
RIASSUNTO DELLA TRAMA DI “VOCI DEL VERBO ANDARE”
Dal sito dell’editore:
Richard è un filologo classico in pensione, quasi per caso entra in contatto con un gruppo di africani alloggiati in un campo profughi di Berlino. È un uomo solo, vedovo e senza figli, e ha molto tempo a disposizione; in quel luogo si scoprirà capace di ascoltare le vite degli altri, le peripezie e le vicissitudini di chi viene dal Ghana, dal Ciad, dalla Nigeria, storie di lutto, fame, guerra, coraggio e difficoltà. Nel dialogo con gli esuli Richard scorge un’umanità a tratti capace di essere innocente e integra.
La sua cultura classica funge da elemento rivelatore, lo aiuta a immergersi in un mondo e in una diversa visione del mondo, a confrontare valori a volte contrapposti. L’antichità e la modernità, l’universalismo e l’interesse individuale, il difficile bilanciamento tra gli ideali e la sopravvivenza.
Gli uomini a cui pone le sue domande sono riusciti ad arrivare a Berlino nell’autunno del 2013, dopo essere sbarcati a Lampedusa. Sono quattrocento stranieri in terra straniera, e tutto per loro è diverso, difficile, alieno. Prima si accampano in una piazza del quartiere Kreuzberg per chiedere aiuto e lavoro, ma la polizia li sgombera e li ricovera nella zona orientale della capitale. Vitto e alloggio, una prima conquista, e poi un corso per apprendere la nuova lingua.
Ma per loro, come per quasi tutti quelli che sono scappati dai paesi di origine per approdare in Europa in cerca di un rifugio e di una casa, la normalità è una conquista difficile.
COSA MI HA SPINTO A LEGGERE “VOCI DEL VERBO ANDARE“?
Questo mese il nostro Club del libro ci ha portati in Germania. Sarebbe stato facile scegliere un grande classico della letteratura tedesca (“La montagna incantata” di Thomas Mann ancora mi guarda dallo scaffale…), ma alla fine ho scelto di optare per qualcosa di più moderno. Cercavo una prospettiva diversa, qualcosa di più attuale, e così i classici come Mann dovranno attendere.
I nostri lettori più frequenti avranno probabilmente visto che tra i libri che abbiamo recensito nelle ultime settimane c’è “Kairos” di Jenny Erpenbeck, vincitore del International Booker Prize 2024. Di questa autrice non conoscevo praticamente niente, ma me sono innamorato dopo poche pagine. Con la sua capacità di trattare temi complessi con una scrittura incisiva e poetica, Jenny Erpenbeck è diventata una delle voci contemporanee più apprezzate. La sua scrittura colta ed elegante, ma allo stesso accessibile, rispecchia in pieno i miei canoni estetici quando si parla di libri.
Dopo averci pensato qualche giorno, ho fatto una scelta rischiosa: “Voci del verbo andare” appunto. Ero molto incuriosito dall’idea di esplorare ulteriormente un’autrice il cui primo libro mi aveva profondamente stregato. Questo però portava con sé alcuni rischi: e se il secondo mi fosse piaciuto meno? Magari l’esperienza avrebbe rovinato il mio amore per il primo libro? Quando si legge un secondo libro di un autore, ci si espone sempre a questi rischi. In alcuni casi (mi è capitato con Paolo Cognetti) entrambi i libri funzionano. In altri (come con Veronica Raimo), il secondo libro ci può lasciare più tipiedi.
Tuttavia Jenny Erpenbeck mi aveva fatto vedere certi elementi che mi facevano ben sperare. Stiamo parlando di un’autrice dotata di enorme abilità nella scrittura. Questa scelta avrebbe mantenuto la promessa di una lettura all’altezza delle aspettative, o rischiava di intaccare la magia di “Kairos“? L’unico modo per scoprirlo era tuffarsi tra le sue pagine.
COSA MI È PIACIUTO E COSA MI È PIACIUTO MENO
“Voci del verbo andare” (vincitore del Premio Strega Europeo 2017) è un libro profondamente coinvolgente, che mescola narrativa e non-fiction in modo sapiente. Se in “Kairos” Jenny Erpenbeck si concentra sulla situazione politica e sociale della Germania di fine anni Ottanta, qui l’attenzione si sposta al presente, con uno sguardo più ampio. Il romanzo ci porta nella Germania del Ventunesimo secolo, osservandone il ruolo all’interno di un contesto globale.
Leggere Jenny Erpenbeck è un’ottima occasione per conoscere meglio questo Paese così centrale in Europa, ma in una maniera delicata e avvincente. Le informazioni storiche, politiche e sociali emergono attraverso le conversazioni tra i protagonisti o sullo sfondo degli eventi narrati. Questo approccio consente all’autrice di rendere il contesto chiaro al lettore senza mai risultare pedante o eccessivamente didattica. È un modo “soft” ma incisivo per immergersi nelle grandi questioni del nostro tempo, come l’immigrazione e l’identità culturale.
L’UMANITÀ SINCERA DI CHI VUOLE CAPIRE IL DIVERSO
Uno dei bersagli principali dell’autrice in questo libro sono le istituzioni e la burocrazia che ostacolano il percorso dei migranti. Attraverso le vicende dei protagonisti, il romanzo offre uno spaccato delle leggi che regolano il movimento dei migranti, con particolare attenzione alla situazione tedesca e italiana. La rabbia di Jenny Erpenbeck è palpabile, e anche il lettore non può rimanere indifferente davanti ai paradossi burocratici che appaiono spesso volutamente intricati. Le leggi sull’immigrazione non emergono come strumenti di integrazione, ma piuttosto di esclusione.
Attraverso gli occhi di Richard proviamo rabbia e impotenza, ma al tempo stesso percepiamo un sottile invito ad agire, a non rimanere immobili. Prima di tutto, “Voci del verbo andare” ci sprona a mostrare empatia verso chi soffre. Richard, in particolare, si impegna non per “aiutare” in senso paternalistico, ma per capire. Trascorre tempo con i migranti, pone domande, prende appunti e si sforza di ascoltare le loro storie, lontano dai cliché del salvatore occidentale che insegna “come vivere da noi”.
Quello di Richard non è un gesto eroico, né un atto di buon samaritano alla ricerca di una salvezza personale. Al contrario, il suo contributo è genuino, spontaneo, e sempre in linea con ciò che è nelle sue capacità. Si tratta di un impegno concreto, sobrio e realistico, che rende il romanzo incredibilmente autentico e al tempo stesso ispirante. “Voci del verbo andare” riesce così a mettere in luce un’umanità sincera, dimostrando come la comprensione e l’empatia possano essere il primo passo verso un mondo più giusto.

NOI E LORO
La divisione è un tema ricorrente nelle opere di Jenny Erpenbeck, e anche in “Voci del verbo andare” si manifesta con forza. Se in “Kairos” l’autrice si concentra sul Muro di Berlino e sulla relazione contrastata tra Hans e Katharina, qui il conflitto è tra “noi” e “loro”. Da una parte c’è l’Occidente, rappresentato soprattutto dalla classe colta di cui Richard fa parte: un mondo fatto di agio, arte e viaggi. Dall’altra ci sono i migranti, uomini e donne che giungono da ogni angolo dell’Africa e del Medio Oriente, poveri, senza documenti, spesso senza speranza.
La contrapposizione tra questi due mondi è dolorosa, e il romanzo non si tira indietro nel mostrarci l’indifferenza con cui il primo gruppo guarda il secondo. Le storie dei migranti, disperate e spesso strazianti, ricordano al lettore che questi viaggi non sono mai dettati dal piacere, ma dalla necessità. Si fugge dalla guerra, dalla tortura, dalla schiavitù. Ogni fuga è una lotta per la sopravvivenza. E il pensiero che, con la nostra indifferenza, noi occidentali possiamo assumere il ruolo di complici di questi traumi è un pugno nello stomaco.
“Voci del verbo andare” diventa così un potente richiamo all’empatia e alla compassione. Ci invita a riflettere su quanto i piccoli gesti possano fare la differenza per chi ha perso tutto, e su come la nostra umanità non debba mai cedere all’indifferenza. Anche solo una parola di conforto può essere un faro nel buio.
A CHI RACCOMANDO “VOCI DEL VERBO ANDARE”?
“Voci del verbo andare” è un libro estremamente attuale, che consiglio a chiunque sia interessato a temi come l’inclusività e l’identità. È un’opera che invita all’empatia, spingendo il lettore a immedesimarsi nel prossimo, specialmente in chi si trova in difficoltà. Inoltre, offre un modello concreto di come si possa aiutare in modo autentico, anche partendo da piccoli gesti.
Se avete già letto “Kairos“, troverete in “Voci del verbo andare” la stessa raffinatezza letteraria e profondità intellettuale, ma con un approccio più radicato nella realtà contemporanea. Nel caso in cui fosse vostro primo incontro con Jenny Erpenbeck, allora lasciatevi conquistare: questo libro è una porta d’accesso perfetta per scoprire una delle voci più incisive della letteratura europea contemporanea.
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