TITOLO: Vorrei farla finita, ma anche mangiare toppokki
AUTORE: Baek Sehee
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2019 in Corea del Sud, 2023 in Italia
CASA EDITRICE: Mondadori
GENERE: Narrativa
Tratto direttamente da “Vorrei farla finita, ma anche mangiare toppokki”:
Vorrei vivere come mi pare, una vita senza rimpianti.
RIASSUNTO DELLA TRAMA DI “VORREI FARLA FINITA, MA ANCHE MANGIARE TOPPOKKI”
Una seduta alla volta
“Vorrei farla finita, ma anche mangiare toppokki” di Baek Sehee è il resoconto autentico di un percorso di psicoanalisi. La scrittrice registra le proprie sedute dallo psichiatra, con l’obiettivo di riascoltarle, analizzarle e comprendere meglio se stessa. Il libro prende forma proprio da queste conversazioni: una narrazione intima, onesta e priva di filtri, in cui l’autrice racconta cosa significhi convivere con emozioni difficili, pensieri fissi e una visione del mondo che spesso si rivela opprimente.
Una voce interiore spietata
Pagina dopo pagina, emerge il ritratto di una donna che fatica a trattarsi con gentilezza. Baek Sehee si denigra, si sminuisce davanti a chiunque e fatica a sentirsi all’altezza di qualunque relazione o situazione. Il suo psichiatra le diagnostica una forte dipendenza affettiva, rigidità cognitiva e distimia — una forma di depressione lieve ma persistente, che accompagna silenziosamente la vita di chi ne soffre.
La consapevolezza non basta (ma è un inizio)
Nel corso delle dodici settimane di sedute, veniamo a contatto con un pensiero autolesionista, che trae una sorta di conforto dalla negatività. Nonostante questo, Baek Sehee è perfettamente consapevole dei meccanismi dannosi in cui è intrappolata. Ammette quanto sia difficile cambiare, proprio perché certe dinamiche sono diventate abitudini radicate. Ma non rinuncia a provarci: il suo obiettivo, per quanto lontano sembri, è imparare ad amarsi, anche solo un po’, per quella persona imperfetta che è.
Oltre la terapia: il quotidiano
Il libro si chiude con una serie di riflessioni personali sulla vita dell’autrice: il rapporto con la famiglia, le relazioni amorose, le reazioni nelle situazioni quotidiane. È in questi frammenti che la voce di Baek Sehee si fa ancora più umana, vulnerabile e riconoscibile, regalando al lettore uno spaccato lucido e toccante di cosa significhi vivere con un malessere invisibile, ma costante.
COSA MI HA SPINTO A LEGGERE “VORREI FARLA FINITA, MA ANCHE MANGIARE TOPPOKKI”?
Come avevo già accennato nelle recensioni di “Una piccola lavanderia a Yeonnam” e “Il minimarket della signora Yeom“, nelle ultime settimane mi sono avvicinato molto alla letteratura coreana contemporanea. Tra i titoli che avevo acquistato c’era anche Vorrei farla finita, ma anche mangiare toppokki, e devo dire che leggere più libri provenienti da una stessa cultura aiuta davvero a coglierne sfumature, stile e sensibilità in modo più profondo.
In più, questo libro è diventato un vero caso editoriale in Corea del Sud. Il motivo? È stato consigliato da RM, leader dei BTS (acronimo di Bangtan Sonyeondan, traducibile in inglese come Bulletproof Boy Scouts, ovvero i Boy scout Antiproiettile). I BTS sono la boy band di K-POP più famosa al mondo, e RM – che conta oltre 47 milioni di follower solo su Instagram – ha suggerito ai suoi fan di leggere proprio questo libro. Con un endorsement di questo tipo, è facile intuire perché il successo del volume sia esploso.
LA RECENSIONE
L’essere sempre all’altezza delle aspettative degli altri, siano essi membri della famiglia, amici, colleghi o perfino completi sconosciuti, è un sentimento che molti provano. Queste proiezioni che l’autrice si autoinfligge sono secondo me molto più comuni di quello che si pensa. Lo constato molto nella mia generazione (millennials, di cui fa parte anche Baek Sehee essendo nata nel 1990): non deludere i genitori, comportarsi a modo entro gli schemi sociali prestabiliti, studiare, lavorare, farsi una famiglia. Trovo che sia veramente un sentimento generazionale condivisibile.
Tutte queste aspettative a volte possono davvero portare ansia, depressione e sconforto perché chi ci circonda proietta su di noi un’immagine che a volte non è facile far combaciare con chi siamo o vogliamo davvero essere. Un esempio nel libro è quando il capo della scrittrice le chiede di partecipare ad una riunione importante per aggiungere uno sguardo diverso, più giovanile e fresco, con idee diverse. Baek si sente paralizzata e sotto pressione per aspettative che non sa se riuscirà a soddisfare.
“VORREI FARLA FINITA, MA ANCHE MANGIARE TOPPOKKI” : UN ROMANZO FOCALIZZATO SULLA POCA AUTOSTIMA, I MALESSERI MODERNI E LA SENSAZIONE DI ESSERE SEMPRE FUORI POSTO.
Quello che ho apprezzato di più del libro è la trasparenza con cui l’autrice descrive tutte le sue emozioni, senza filtri. Ci sono pensieri molto bui, e a volte non condivisibili. Però questo modo di scrivere senza fronzoli, in modo diretto ed onesto ci aiuta molto a trovare un appiglio nella comprensione del personaggio principale. E di riflesso comprendiamo meglio noi stessi.
Ho trovato infatti questo molto vicino alle mie esperienze: il senso di inadeguatezza, le pressioni sociali e lavorative, ma anche la voglia di amarsi semplicemente per quello che si è. Un libro che aiuta davvero ad essere più onesti con se stessi, e che porta alla riflessione di quello che proviamo.
UN LIBRO CHE CI PORTA SUL PERCORSO DELL’AMOR PROPRIO
Dal punto stilistico devo dire che il traduttore ha fatto un ottimo lavoro. Andrea De Benedittis insegna infatti Lingua e letteratura coreana all’Università di Napoli l’Orientale. La scelta delle parole e delle espressioni ci aiuta ad identificarci con un individuo di una cultura così differente dalla nostra. Perché nonostante la cultura, l’ambiente sociale e lavorativo possa essere diverso dal nostro, il linguaggio ci avvicina al personaggio principale. Un lavoro eccellente di trascrizione e traduzione che mantiene i messaggi dell’autrice portandoli più vicini a noi. Uno degli esempi che ho apprezzato di più è “farsi pippe mentali” che trovo sia un’espressione molto colorata ma non appartenente ad una cultura asiatica!

Cosa non mi è piaciuto: i racconti alla fine del libro che danno contesto alla vita dell’autrice dovrebbero essere usati come introduzione. Penso che questa serie di racconti di relazioni famigliari, di emozioni, e in generale di vita privata dell’autrice, aiutino tantissimo a contestualizzare e a comprendere le sedute con lo psichiatra.
Gli episodi a fine libro inquadrano quello che Baek Sehee racconta al suo dottore: per esempio, dice che manca totalmente di autostima, tanto a livello intellettuale che estetico. In uno dei racconti finali spiega come questo derivi anche dalla relazione con la madre e dal carattere della madre stessa. I dettagli racchiusi in questi racconti postumi hanno messo luce su molte conversazioni lette durante il libro.
In generale il libro va letto. In molti punti del libro è chiaro che l’autrice intraprende questo percorso di psicoterapia per aiutarsi in un solo traguardo: amarsi. Nonostante l’atteggiamento di autodistruzione che ha su diversi piani, da quello emotivo a quello estetico passando per quello mentale, la scrittrice vuole solo imparare ad amarsi. E forse, questa è la cosa più toccante di tutto il libro.
A CHI RACCOMANDO “VORREI FARLA FINITA, MA ANCHE MANGIARE TOPPOKKI”?
Sinceramente lo proporrei a tutti. È un libro che può aiutare a capire il senso di disagio generazionale e che può offrire supporto a genitori, figli ed amici. Trovo sempre molto bello pensare che tutti noi stiamo affrontando battaglie personali di cui gli altri non sono a conoscenza. E forse a volte dovremmo cercare di essere più comprensivi, partendo proprio da noi stessi. Un libro che può restare sul comodino per essere consultato sapendo che non siamo i solo a provare certe emozioni.
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