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Recensioni

Recensione di “Water Moon” di Samantha Sotto Yambao

Andrea BettoncelliBy Andrea Bettoncelli25 Marzo 2026Updated:30 Aprile 2026Nessun commento7 Mins Read
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Immagini di copertina articoli Gamobu - Water Moon di Samantha Sotto Yambao
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TITOLO: Water Moon
AUTORE: Samantha Sotto Yambao
TRADUZIONE: Claudine Turla
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2026
CASA EDITRICE: Nord
PAGINE: 368
GENERE: Romanzo
DISPONIBILE SU: Amazon | Feltrinelli

Tratto direttamente da “Water Moon”:

L’università. Il matrimonio. I figli. Sono queste le grandi decisioni che le persone considerano importanti. Ovviamente si sbagliano. A determinare il corso della vita, in realtà, sono le scelte fatte senza rendersene conto. Il cambiamento che determinano è minimo, quasi impercettibile, eppure con un piccolissimo mutamento d’angolo orientano tutto ciò che viene in seguito.

RIASSUNTO DELLA TRAMA DI “WATER MOON”

In una strada nascosta di Tokyo esiste un banco dei pegni molto particolare: invece di oggetti di valore, le persone vi lasciano ricordi. A gestirlo è Hana Ishikawa, giovane proprietaria del negozio ereditato dalla famiglia, un luogo in cui chi entra può depositare momenti della propria vita (spesso quelli più dolorosi) in cambio di un po’ di sollievo.

Quando una mattina Hana scopre che uno degli oggetti più pericolosi custoditi nel negozio è scomparso e che il padre è sparito senza lasciare tracce, l’equilibrio fragile di quel mondo si spezza. Determinata a capire cosa sia successo, Hana si ritrova costretta a inseguire la verità insieme a un visitatore inatteso: un uomo misterioso che sembra sapere più di quanto dica.

Il loro viaggio li porterà attraverso una Tokyo diversa da quella quotidiana, fatta di passaggi nascosti, ricordi materializzati e regole antiche che governano il negozio. In questo spazio sospeso tra realtà e magia, Hana dovrà confrontarsi con il peso delle memorie, con le scelte della propria famiglia e con la domanda più difficile: cosa siamo disposti a perdere per andare avanti?

COSA MI HA SPINTO A LEGGERE “WATER MOON”?

Quando i nostri amici di Edizioni Nord ci hanno consigliato la lettura di “Water Moon”, ho avuto subito la sensazione che potesse essere un romanzo nelle mie corde. Era già da qualche tempo che continuavo a incrociarlo nelle librerie qui a Londra: una copertina molto riconoscibile, spesso esposta in vetrina o nei tavoli dedicati alle novità, che inevitabilmente attirava lo sguardo.

Ma oltre all’aspetto visivo, erano soprattutto le premesse della storia ad avermi incuriosito. L’idea di un banco dei pegni in cui non si lasciano oggetti, ma ricordi, è una di quelle intuizioni narrative che fanno subito nascere delle domande: cosa succede quando possiamo separarci dal nostro passato? E quanto di noi rimane, se scegliamo di dimenticare? Tra suggestioni giapponesi, elementi fantastici e una trama che promette mistero e introspezione, “Water Moon” sembrava avere tutte le carte in regola per essere una lettura particolare.

A proposito di memoria e seconde possibilità, hai mai letto “Il caffè dei gatti messaggeri” di Shimeno Nagi?

LA RECENSIONE DI “WATER MOON“

UN MONDO NARRATIVO RICCO DI IDEE

Una delle prime cose che colpiscono leggendo “Water Moon” è la densità delle idee che Samantha Sotto Yambao decide di inserire nella storia. Il romanzo introduce molti concetti: ricordi che possono essere lasciati in pegno, oggetti carichi di significato, regole misteriose che governano il negozio e un intero universo nascosto dietro la realtà quotidiana.

In alcuni momenti si ha quasi la sensazione che gli elementi in gioco siano troppi, come se il mondo narrativo rischiasse di diventare più grande della storia stessa. Eppure, andando avanti nella lettura, ogni riferimento trova lentamente il suo posto. Le diverse intuizioni dell’autrice iniziano a dialogare tra loro e il quadro complessivo diventa sempre più chiaro. È uno di quei romanzi che chiedono fiducia al lettore, ma che alla fine riescono a restituire una struttura sorprendentemente coerente.

TRA MIYAZAKI E MURAKAMI

Se dovessi descrivere l’atmosfera di “Water Moon” con un paragone immediato, direi che il romanzo si muove da qualche parte tra “La città incantata” di Hayao Miyazaki e certi mondi narrativi di Haruki Murakami. Da un lato c’è quella dimensione quasi fiabesca fatta di luoghi nascosti, regole misteriose e oggetti carichi di significato simbolico. Dall’altro c’è una componente più introspettiva, in cui la memoria e le scelte personali diventano il vero cuore della storia.

Il risultato è un romanzo che riesce a essere allo stesso tempo avventuroso e contemplativo. La Tokyo in cui si muovono i personaggi non è solo uno spazio geografico, ma anche una soglia tra realtà e dimensione interiore, dove ogni incontro o oggetto custodito nel negozio diventa una piccola riflessione su ciò che scegliamo di ricordare (o di dimenticare).

Immagini Gamobu negli articoli - Samantha Sotto Yambao

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UNA STORIA CHE NON PERDE MAI RITMO

Nonostante la componente filosofica e simbolica sia molto presente, “Water Moon” rimane prima di tutto una storia che scorre con grande fluidità. La trama è costruita in modo da mantenere costante la curiosità del lettore: nuovi dettagli emergono gradualmente, le regole del mondo narrativo si svelano poco alla volta e diversi colpi di scena rimettono continuamente in discussione ciò che pensavamo di aver capito.

Questo equilibrio tra mistero e rivelazione rende la lettura sorprendentemente avvincente. Anche nei momenti più riflessivi, la narrazione non si ferma mai davvero. Ogni capitolo aggiunge un tassello alla storia di Hana e al funzionamento del negozio dei ricordi, spingendo il lettore a voler scoprire cosa si nasconde dietro ogni oggetto lasciato in pegno.

UNA TRADUZIONE CHE SOSTIENE LA STORIA

Un ultimo merito va sicuramente alla traduzione italiana a opera di Claudine Turla. “Water Moon” è un romanzo che intreccia elementi fantastici, riflessioni filosofiche e richiami al folklore giapponese, e non è difficile immaginare quanto possa essere complesso rendere tutto questo in un’altra lingua senza perdere equilibrio e fluidità. La traduzione riesce invece a mantenere una buona naturalezza, accompagnando il lettore attraverso concetti che, sulla carta, potrebbero risultare astratti o difficili da rendere.

Il risultato è un testo che rimane scorrevole pur affrontando temi profondi. È uno di quei casi in cui il lavoro della traduzione non si nota apertamente, ma proprio per questo dimostra di funzionare: il lettore può concentrarsi sulla storia e sulle sue suggestioni senza mai sentirsi fuori posto.

A CHI CONSIGLIO “WATER MOON”?

“Water Moon” è uno di quei romanzi che riescono a parlare a lettori molto diversi tra loro. Da un lato c’è il piacere della scoperta: un mondo narrativo pieno di regole misteriose e segreti da svelare. Dall’altro c’è una dimensione più riflessiva, fatta di memoria e scelte che continuano a definire chi siamo.

Lo consiglierei soprattutto a chi ama le storie che mescolano realtà e dimensione fantastica senza mai perdere il lato umano dei personaggi. Se vi affascinano i romanzi che costruiscono piccoli universi nascosti dentro il nostro mondo quotidiano, “Water Moon” è una lettura che sa sorprendere.

E se dovessi riassumerlo in una sola immagine, direi questo: è il libro perfetto per chi ha sempre sognato una storia sospesa tra la magia delicata di Miyazaki e le atmosfere enigmatiche di Murakami. Un romanzo che si muove proprio su quel confine sottile tra meraviglia e introspezione

Se ami i libri ambientati in Giappone, puoi trovare QUI tutte le recensioni che abbiamo pubblicato sul blog. Se invece cerchi una selezione più mirata, QUI puoi trovare una lista dei romanzi di autori giapponesi più amati in Italia.


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Andrea Bettoncelli
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Co-fondatore e caporedattore del sito, Andrea è laureato in Lingue e Istituzioni Economiche e Giuridiche dell'Asia Orientale presso l'Università Ca' Foscari di Venezia, con un Master in Publishing ottenuto presso la London City University. Da 10 anni vive e lavora a Londra. La sua passione per le lingue e l'editoria è il motore dietro al suo contributo per Gamobu.

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