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Recensioni

Recensione di “Il giardino delle buone intenzioni” di Sara Nisha Adams

Andrea BettoncelliBy Andrea Bettoncelli7 Ottobre 2024Updated:21 Agosto 2025Nessun commento8 Mins Read
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Recensione di Il giardino delle buone intenzioni di Sara Nisha Adams - Casa Editrice Garzanti - Gamobu
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TITOLO: Il giardino delle buone intenzioni
AUTORE: Sara Nisha Adams
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2024
CASA EDITRICE: Garzanti
GENERE: Narrativa

Direttamente da “Il giardino delle buone intenzioni”:

La differenza principale tra oggi e quei tempi, comunque, è il fatto che non conosco quasi un’anima di chi vive dietro a quelle porte dipinte alla perfezione. Dovrei mettermi a chiacchierare di più, invitare le persone in giardino, credo. È quello che avevo promesso.

Ma oggi le cose sono diverse, nessuno è più amichevole come un tempo. Si fa sempre più fatica a uscire dalla porta e salutare un estraneo. Anche se questo posto sarà sempre casa mia, niente è più così familiare. Tutte le vecchie facce stanno lasciando la città, o stanno lasciando questo mondo.

Ma se non altro c’è il giardino. Ogni anno cambia, ma resta magico come sempre.

RIASSUNTO DELLA TRAMA DI “IL GIARDINO DELLE BUONE INTENZIONI”

Londra. Tra le case ai civici 77 e 79 di Eastbourne Road c’è un giardino. Non è facile immaginarlo perché è solo un cumulo di erbacce abbandonato. Nessuno si occupa di quel piccolo terreno, non ha un proprietario. Vi si affacciano le porte delle due case che lo delimitano. Qui abitano, detestandosi, da una parte Bernice, una madre single che organizza le sue giornate in modo maniacale e cerca di tenere a bada il figlio Sebastian, sempre impegnato a combinare guai. Dall’altra Winston, che sta affrontando la fine della relazione con il suo fidanzato e vorrebbe soltanto soffrire in pace.
Da qualche tempo, senza un apparente motivo, entrambi hanno cominciato a ricevere per posta strane fotografie: sono le immagini del giardino che hanno sotto casa così come si presentava molti anni prima. Colpiti dalla bellezza di quelle immagini, Winston e Bernice decidono di sottoscrivere idealmente una tregua tra loro, di deporre le armi, di infilarsi i guanti e darsi al giardinaggio.
A mano a mano che lo dissodano, il giardino comincia a uscire dal suo lungo letargo e loro due si ritrovano a dissotterrare vecchi segreti e antichi dolori. Lentamente, capiscono che insieme, forse, potranno darsi la forza per affrontare il proprio passato. Allora sì che anche loro torneranno davvero a fiorire.

COSA MI HA SPINTO A LEGGERE “IL GIARDINO DELLE BUONE INTENZIONI“?

Leggendo la trama, sono stato subito incuriosito dall’ambientazione. Abitando anche io in una zona residenziale di Londra, in una piccola casa vittoriana, ho sentito che il libro parlava in qualche modo alla mia esperienza personale. La storia si svolge a Stoke Newington, un quartiere a nord-ovest di Londra che oggi è noto per la sua multiculturalità, ma che in passato ha vissuto periodi turbolenti, segnati anche da episodi di violenza e terrorismo. Alcuni amici che abitano lì mi hanno raccontato quanto apprezzino il senso di comunità di questa zona di Londra, quindi mi incuriosiva molto leggere un romanzo ambientato in un area piena di contraddizioni.

In Gran Bretagna, questo libro ha avuto un discreto successo, soprattutto perché Sara Nisha Adams è riuscita a catturare un sentimento condiviso da molte persone che vivono nelle aree residenziali delle grandi città, in particolare a Londra. Nelle metropoli sempre più popolate, quel legame con i vicini si è affievolito: non ci si parla quasi più, ci si evita. Le persone spesso cambiano casa ogni pochi mesi, rendendo difficile stabilire relazioni durature. Penso che il romanzo abbia toccato corde profonde nel pubblico inglese, esprimendo quel desiderio di riconnettersi con chi ci sta accanto e di (ri)creare un senso di comunità. Basti pensare che Londra al momento è “casa” per 8.8 milioni di persone, e il 40% di esse è nata fuori dalla Gran Bretagna. Anche questo spiega perché a volte creare connessioni in un contesto di sovrappopolazione sia difficile.

COSA MI È PIACIUTO E COSA MI È PIACIUTO MENO

“Il giardino delle buone intenzioni” è un libro che che mi ha sorpreso in modo positivo. Inizialmente pensavo che avrei fatto fatica ad arrivare alla fine, ma mi sono accorto che pagina dopo pagina la mia velocità di lettura aumentava sempre di più. Credo che gran parte del merito vada ai protagonisti, scritti in modo estremamente realistico: ognuno di loro possiede una personalità ben definita che emerge attraverso le loro azioni più che dalle parole. È affascinante vedere come le loro relazioni si sviluppino in modo naturale, crescendosi intorno alla condivisione di problemi, sia piccoli che grandi.

GENERAZIONI A CONFRONTO

La storia compie una serie di salti temporali, passando dalle vicende degli anni Settanta a quelle più recenti del 2018-2019. Questo trucco narrativo può essere rischioso e portare confusione, tuttavia penso che in questo libro funzioni molto bene. Concentrandoci su queste saghe familiari infatti, l’esperienza dei protagonisti ci mostra come anche in una comunità in continua evoluzione e cambiamento, alcune cose non cambiano mai. Le storie di Bernice e Wiston ricalcano quelle di Maya, Alma e la loro cerchia. Ho trovato questa circolarità molto confortante.

C’è un messaggio molto sottile, che riguarda il passaggio di tradizioni e insegnamenti da una generazione all’altra. Ho apprezzato come questo non sia forzato, non c’è quella ricerca forzata di insegnare qualcosa a qualcun altro. Leggendo altre saghe familiari come “Le otto montagne” di Paolo Cognetti o “L’età fragile” di Ada d’Adamo, ho molto apprezzato questa sottigliezza. La generazione precedente a Watson e Bernice manda loro piccoli segnali, lascia piccole briciole sul sentiero sperando che loro le seguano.

Ma non c’è pressione, non c’è conflitto. La nuova generazione è lasciata libera di crescere al proprio ritmo, trovando da sola la propria direzione. Man mano che i personaggi si interrogano su cosa manchi nelle lore vite, si delinea una nuova scala di valore che, in qualche modo, porta la comunità ad evolvere verso un futuro diverso.

L’INVERNO DEL MALCONTENTO

Ho trovato “Il giardino delle buone intenzioni” affascinante anche dal punto di vista storico, soprattutto per come intreccia eventi passati e presenti. La narrazione abbraccia infatti periodi chiave della storia britannica recente: il presente tra il 2018 e il 2019, e un passato che si estende dagli anni Settanta ai primi anni Novanta, caratterizzato da forti tensioni sociali e politiche.

Alla fine degli anni Settanta, il Regno Unito stava attraversando un periodo di sconvolgimenti interni, con grandi flussi migratori soprattutto dall’Africa orientale, in particolare dal Kenya e dall’Uganda. Molte famiglie indiane, pur possedendo il passaporto britannico, affrontarono discriminazioni e ostilità, trovando difficoltà nell’integrarsi in una società ancora molto chiusa. L’espulsione forzata degli asiatici dall’Uganda sotto il regime di Idi Amin nel 1972 fece crescere ulteriormente il numero di migranti in cerca di rifugio in Gran Bretagna, contribuendo a un clima di tensione razziale e sociale.

Questi eventi si intrecciano con le lotte sindacali di fine anni Settanta, culminate nel cosiddetto”Inverno del malcontento” del 1978-1979, quando scioperi e proteste per salari e condizioni migliori paralizzarono il Paese. Per molti lavoratori migranti, partecipare al movimento sindacale non significava solo lottare per i propri diritti, ma anche cercare di affermare la propria identità in una società che li percepiva come outsider.

Il libro esplora proprio questo periodo critico, mostrando come per le comunità indiane la battaglia per l’integrazione sociale e quella per la giustizia economica fossero strettamente legate. I protagonisti di Sara Nisha Adams si muovono tra queste dinamiche, cercando di ritagliarsi uno spazio in una società che li accoglieva con riluttanza e sospetto.

Gamobu - Recensione di Il giardino delle buone intenzioni di Sara Nisha Adams

PASSARE DALLA LUCE AL BUIO

Una cosa che mi ha lasciato perplesso è la traduzione del titolo. In lingua originale, il libro si intitola “The Twilight Garden”, e questa scelta ha un forte significato simbolico. “Twilight” infatti rappresenta il crepuscolo, quel momento di transizione tra luce e oscurità.

I personaggi del romanzo di Sara Nisha Adams affrontano molte sfide: delusioni amorose, divorzi, lutti, e discriminazioni razziali. Eppure, in mezzo a queste difficoltà, trovano la forza di reagire e, soprattutto, di sperare. Il crepuscolo del titolo suggerisce questa fase intermedia tra buio e luce, tra dolore e rinascita. Il giardino, simbolo di rifugio e di pace interiore, diventa uno spazio dove ritirarsi, riconnettersi con la natura e guarire.

La traduzione italiana, “Il giardino delle buone intenzioni”, perdere questa profondità simbolica. Manca di quella sfumatura di passaggio tra ombra e luce, che invece è il cuore del libro. Questa scelta mi ha lasciato un po’ freddo, poiché riduce l’impatto emotivo e il potenziale metaforico del titolo originale.

A CHI RACCOMANDO “IL GIARDINO DELLE BUONE INTENZIONI”?

Ci sono libri che ci offrono una visione di speranza per una società più connessa, in cui le persone trovano nuove vie per avvicinarsi l’una all’altra. Personalmente, apprezzo storie che trattano temi importanti senza scadere nel sentimentalismo. In questo senso, “Il giardino delle buone intenzioni” riesce a trovare il giusto equilibrio: affronta questioni profonde, ma lo fa con una leggerezza che lascia spazio alla riflessione e, soprattutto, a un messaggio di speranza.


Se volete acquistare il libro, potete utilizzare i seguenti link, oppure il box qui sotto: AMAZON, FELTRINELLI, IBS oppure su IL LIBRACCIO.


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Andrea Bettoncelli
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Co-fondatore e caporedattore del sito, Andrea è laureato in Lingue e Istituzioni Economiche e Giuridiche dell'Asia Orientale presso l'Università Ca' Foscari di Venezia, con un Master in Publishing ottenuto presso la London City University. Da 10 anni vive e lavora a Londra. La sua passione per le lingue e l'editoria è il motore dietro al suo contributo per Gamobu.

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