TITOLO: Veronika decide di morire
AUTORE: Paulo Coelho
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 1998
CASA EDITRICE: Bompiani (edizione letta per questa recensione, ora la si trova anche sotto La Nave di Teseo della quale abbiamo utilizzato la copertina)
GENERE: Narrativa
Direttamente da “Veronika decide di morire”:
“Stavo piangendo proprio per questo”, disse Veronika. “Quando ho preso le pastiglie, volevo uccidere qualcuno che detestavo. Non sapevo che, dentro di me, esistevano altre Veronike che avrei potuto amare.”
RIASSUNTO DELLA TRAMA DI “VERONIKA DECIDE DI MORIRE”
Veronika, ragazza 24enne di Lubiana, decide di farla finita. Alla sua giovane età sente di aver già raggiunto il limite di sopportazione di una vita che sente piuttosto piatta. Non che le manchino gli affetti: in fondo ha genitori che la amano e buoni amici. Trova anche facilmente ragazzi con i quali fare l’amore, essendo una ragazza molto bella.
Ma Veronika sente che qualcosa non va e per questo decide che ingerire scatole di medicinali sia la soluzione ideale per portare a termine questa vita. Tuttavia le cose non vanno come spera. Perde i sensi e una volta tornata cosciente si ritrova in un ospedale psichiatrico. Sorpresa e spaventata, scopre che è riuscita a sopravvivere al tentato suicidio, ma ci sono conseguenze da affrontare. Il dottore a capo della clinica le comunica che il suo cuore è stato altamente compromesso: le resta soltanto una settimana di vita.
Presa dal panico, Veronika vuole farla finita velocemente, e cerca il supporto di altri pazienti che sono ricoverati ma non sono veramente malati. Infatti, molti di loro vengono da famiglie benestanti e pagano le alte cifre dell’ospedale psichiatrico per evitare di tornare alla vita di tutti i giorni. E mentre Veronika cerca il sostegno di questi pazienti, si rende conto che in lei nasce un nuovo sentimento: la voglia di vivere.
Veronika decide allora di approfittare di questi ultimi momenti di vita. Inizia a riscoprirsi e comprende che forse è stata precipitosa nella sua scelta. Trova in se stessa un mondo completamente nuovo e diverso da quello che aveva vissuto fino a quel momento. E mentre scopre una serie di emozioni dimenticate, il suo sogno di bambina torna prepotentemente a galla, e Veronika si riavvicina così al pianoforte. E tra tutti i pazienti che incontra c’è anche l’uomo di cui si innamora.
Ma in tutto ciò si scopre che il dottor Igor, il responsabile dell’ospedale psichiatrico, ha mentito a Veronika, e che il suo scopo era solo quello di trovare una soluzione al Vetriolo. Secondo il dottore infatti, le persone crescendo iniziano a sviluppare il Vetriolo, o amarezza, un sentimento che porta gli esseri umani all’infelicità. E lui voleva trovarne la cura: la consapevolezza della morte porta l’individuo a voler vivere ogni giorno al massimo.
COSA MI HA SPINTO A LEGGERE “VERONIKA DECIDE DI MORIRE”?
La prima volta che ho provato a leggere questo libro l’ho lasciato dopo qualche pagina. E così per altre 10 volte.
Finché, parlando anche con amici, mi sono convinto a proseguire. Il suicidio è sempre stato un argomento delicato, così come più in generale la morte. Quando ho finito il libro per la prima volta era un durante un periodo piuttosto difficile a livello personale, e devo dire che mi aveva aiutato molto.
Ho ripreso in mano questo libro diverse volte dopo averlo letto. L’ho fatto quando qualcosa nella mia vita non andava o c’erano momenti in cui non mi sentivo felice. E ogni volta che lo leggo trovo una parte di me che ho un po’ perso, o semplicemente riscopro una verità dimenticata.
È un libro che amo molto, e che ogni volta mi aiuta a riprendermi guardando alla situazione che sto vivendo con occhi diversi.
COSA MI È PIACIUTO E COSA NON MI È PIACIUTO
Tra tutti i libri di Paulo Coelho che ho letto, questo è quello che ha sempre risuonato di più. Forse anche perché c’è molto dello scrittore stesso. Coelho infatti è stato rinchiuso in un ospedale psichiatrico per ben tre volte tra il 1965 e il 1967. Credo che avendo lui stesso vissuto quello che racconta nel libro ci sia un legame con la storia che arriva dritto al lettore. Sicuramente quello che Coelho ha passato non è stato facile, ma ha trovato la determinazione di continuare il suo percorso letterario anche grazie a quell’esperienza.
Il personaggio di Veronika è ciascuno di noi, e ci si può identificare facilmente con lei. Non tanto per il tentato suicidio, quello è qualcosa di estremamente personale e delicato. Ma per come si sente, per come vive le sue emozioni. Soprattutto, perché crescendo ha lasciato andare i suoi sogni per non ferire gli altri (principalmente i suoi genitori). Veronika voleva diventare una pianista, ma la madre le ha consigliato di studiare legge. E così da brava figlia ha lasciato le lezioni di piano per quelle di legge. Si laurea e finisce a lavorare in una libreria. Veronika chiaramente non è felice perché non ha seguito la sua vocazione e principalmente ha rinnegato se stessa per la felicità altrui.
IL SACRIFICIO DELLA PROPRIO FELICITÀ PER QUELLA ALTRUI È LA PRINCIPALE CAUSA DI MALESSERE DEI PERSONAGGI DEL LIBRO.
Ma è grazie all’esperienza nell’ospedale psichiatrico che Veronika vive appieno. Non limitata dalle aspettative altrui, o da come gli altri la vedono, Veronika si sente libera di essere se stessa. Senza i filtri della società, della famiglia, di amici e conoscenti, la protagonista sente di potersi spingere oltre. Scopre una parte sessuale che non conosceva, si riavvicina al suo sogno e riprende a suonare il pianoforte, chiede quando non sa le cose senza provare imbarazzo. Forse tutte le limitazioni che Veronika sente esterne sono in realtà interne. Ed è proprio attraverso le esperienze e le persone che incontra in ospedale che le permettono di realizzare che è lei stessa a imporsi alcuni limiti. E non siamo un po’ tutti come Veronika? Come potremo vivere diversamente se ci lasciassimo un po’ più liberi dalle catene che ci siamo creati?

Attraverso Veronika, scopriamo che la lotta da affrontare non è quella di sconfiggere la vita con la morte, ma di vivere appieno prima di arrivare alla morte stessa. Essere noi stessi e seguire i nostri sogni, per quanto ci sia possibile.
Forse però è proprio questa la più grande limitazione del racconto. Ci sono fattori esterni che non possiamo sempre controllare e che non dipendono da noi. Seguire i propri sogni non ci è sempre possibile. Ci sono bollette, figli, un’economia non sempre positiva, e via dicendo. Tutti i personaggi che Veronika incontra alla fine sono tutti benestanti. Questo punto già di per sé distanzia il lettore medio che vive una vita quotidiana non sempre agiata, soprattutto dal punto di vista economico.
Ma se riusciamo a guardare oltre, anche se tutti i personaggi sono benestanti si ritrovano comunque in un ospedale psichiatrico. Le loro vite perfette – all’apparenza – sono proprio quelle che li ha portati agli attacchi di panico, alla depressione, alla distruzione di quelle vite stesse. Il messaggio del libro è molto profondo, un inno alla vita, alle esperienze che ci possono far felici, soprattutto le più semplici.
È un libro che esplora l’animo umano, la vita e le sue difficoltà e il nostro rapporto con la morte. Alcuni degli argomenti trattati possono essere difficili da digerire, ma sono anche quelli che ci aiutano a riflettere di più.
A CHI RACCOMANDO “VERONIKA DECIDE DI MORIRE”?
Se ti trovi in un momento un po’ difficile, questo libro potrebbe fare per te. Non sto dicendo che troverai la soluzione ai tuoi problemi o che tutto il male che senti svanirà. Ma spero posso aiutarti a trovare la forza per andare avanti. Può risultare in alcuni punti difficile da leggere, ma apre la nostra mente a riflessioni profonde sulla vita e sul senso che possiamo darle.
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